Un Bellini che attraversa la Lombardia e l’Emilia
Dopo i calorosi applausi di Brescia e i commenti entusiasti raccolti a Reggio Emilia, la nuova produzione lombardo-reggiana de “I Capuleti e i Montecchi” di Vincenzo Bellini approda al Teatro Ponchielli di Cremona, regalando al pubblico una tappa particolarmente riuscita di questo percorso operistico condiviso tra OperaLombardia e Fondazione I Teatri di Reggio Emilia. L’opera, rappresentata per la prima volta nel 1830 al Teatro La Fenice di Venezia, è affidata alla regia di Andrea De Rosa, che firma una lettura capace di dialogare con la sensibilità del pubblico contemporaneo senza tradire l’impianto musicale e drammaturgico belliniano.
Cremona: arte, musica e gusto
La cornice non potrebbe essere più suggestiva. Cremona, città di Stradivari, Monteverdi e Ponchielli, accoglie lo spettatore con il suo centro storico vivo e armonioso, la cattedrale romanica, la Pinacoteca con il celebre San Francesco in meditazione di Caravaggio, e una tradizione gastronomica che va ben oltre il celebre torrone. Mostarda, salame cremonese di solo suino nobile, marubini serviti nei tradizionali tre brodi raccontano un territorio che, come l’opera lirica, sa unire memoria e piacere, rigore e convivialità. Un contesto ideale per una giornata invernale luminosa e per un’esperienza culturale completa, perfettamente in linea con lo spirito di Italia da Gustare.

Bellini e la maturazione del teatro musicale
Vincenzo Bellini, insieme a Gaetano Donizetti, rappresenta uno snodo fondamentale nella storia del teatro musicale ottocentesco. In quegli anni, l’opera è ancora profondamente teatro, ma la musica inizia una vertiginosa ascesa che porterà, nella seconda metà del secolo, a una progressiva supremazia dell’elemento musicale. Il grande formato del melodramma romantico, con orchestre sempre più ampie e scritture vocali complesse, prepara il terreno a Rossini, e più tardi a Puccini e Mascagni, fino alle profonde trasformazioni del Novecento, segnato da guerre mondiali, rivoluzioni sociali e dall’avvento del cinema e della televisione.
Shakespeare oggi: il ruolo della regia
Il soggetto di Romeo e Giulietta, da Shakespeare, non sorprende più dal punto di vista narrativo. Ciò che fa la differenza oggi è come viene raccontato. L’opera lirica resta infatti uno spettacolo audiovisivo dal vivo, un “recitar cantando” che richiede un equilibrio costante tra suono e immagine. La regia contemporanea, consapevole delle potenzialità offerte da luci, videoproiezioni e tecnologie sceniche, assume un ruolo centrale. Andrea De Rosa dimostra di padroneggiare questo linguaggio, costruendo una messinscena sobria ma intensa, capace di intercettare temi attuali senza forzature gratuite.

Amore, identità e immaginario contemporaneo
Senza indulgere in provocazioni fini a sé stesse, la regia introduce una sottile riflessione sui codici sentimentali e identitari del nostro tempo. La scelta, perfettamente coerente con la partitura belliniana che affida Romeo e Giulietta a due voci femminili, apre una lettura che dialoga con la contemporaneità e con la trasformazione delle relazioni affettive. Non si tratta di sovrapporre ideologie, ma di trovare una chiave emotiva viva, capace di restituire all’opera una forza catartica autentica, qualità che distingue la vera arte da una semplice riproposizione museale.

Interpreti di grande livello
Sul piano vocale e scenico, la produzione trova solide basi in interpreti di alto profilo. Benedetta Torre, nel ruolo di Giulietta, unisce qualità vocali e forte presenza attoriale, regalando una protagonista intensa e credibile. Annalisa Stroppa, Romeo, conferma la sua maturità artistica con un mezzosoprano dal timbro profondo e drammaticamente incisivo. Tra i ruoli di contorno spicca Beopeng Wang nei panni di Capellio, figura autorevole e simbolicamente potente, perfetta incarnazione dell’ordine che si oppone all’amore dei protagonisti.
Scenografia, direzione e visione d’insieme
Elemento centrale della scena è un cubo sospeso, dalla forte valenza simbolica e sacrale, che diventa spazio del desiderio e della morte, talamo e sepolcro insieme. Una soluzione semplice e potente, che sintetizza il senso profondo della regia.Sul podio, Sebastiano Rolli guida l’orchestra con equilibrio e intelligenza, mantenendo la musica su un crinale delicato tra tradizione e sensibilità contemporanea, in piena sintonia con l’impianto scenico.
Un’opera che parla al presente
Questa produzione de “I Capuleti e i Montecchi” di Bellini dimostra come l’opera lirica, quando affrontata con competenza e visione, possa ancora parlare al presente. Non come provocazione, ma come esperienza estetica ed emotiva, capace di unire musica, teatro e immaginario. Un piccolo, riuscito capolavoro che conferma come la grande arte, se ben interpretata, sia sempre contemporanea.












