La Vegetariana di Han Kang al Teatro Grassi di Milano

In scena con successo fino a domenica 19 aprile al Teatro Grassi di Milano La vegetariana di Han Kang, insignita del Premio Nobel per la letteratura. Un testo che interroga la banalità della normalità. La Vegetariana di Han Kang (Premio Nobel per la letteratura 2024) non è un inno al vegetarianesimo. E questo lo hanno ben compreso la regista Daria Deflorian e la scrittrice Francesca Marciano, che lo portarono in scena con successo a Bologna al Teatro Arena del Sole, in tournée in Italia, poi a Parigi e ora finalmente a Milano al Teatro Grassi.

Molto fedele al testo, il loro lavoro ha raccontato le complesse e violente dinamiche famigliari che permeano il romanzo della scrittrice sudcoreana, ideato nel 2007.

La Vegetariana di Han Kang: radicalità, sogno e normalità

Come evidenzia il New York Times, l’autrice ci racconta che astenersi dal mangiare esseri viventi non conduce all’illuminazione. La sua è una meditazione profonda sui rapporti umani, spesso intrisi di sesso malato, alimentazioni forzate e purificazioni. La protagonista, Yeong-hye, perfettamente interpretata da Monica Piseddu, rivela al marito – impiegato mediocre, reso in maniera impeccabile da Gabriele Portoghese – che un sogno l’ha spinta a non mangiare più carne. Svuota il frigorifero, lasciando il marito stupefatto: lui stesso aveva tracciato un ritratto insulso della moglie, definendola insignificante.

L’iniziale descrizione della banalità della moglie è il ritratto della mediocrità del marito, che fin da piccolo aveva scelto le vie di mezzo. Dopo cinque anni di matrimonio, racconta con le parole della scrittrice: «non essendo mai stati follemente innamorati, non cademmo nemmeno in quella fase di noia e stanchezza che può trasformare la vita coniugale in un supplizio». L’autrice sottolinea lo sbigottimento del marito: «la sua espressione serena come quella di un monaco buddista, lo atterrisce… un’enorme quantità di inenarrabile violenza era stata assimilata o si era depositata dentro di lei come un sedimento».

La Vegetariana di Han Kang

Una famiglia che implode

L’irritato sconcerto del marito, l’esaltazione artistica del cognato che la ritrae ignuda (Paolo Musio), e la consapevolezza addolorata della sorella (Daria Deflorian) delineano un’umanità dannosa, furiosa, violenta, in cui Yeong‑hye è immersa suo malgrado e da cui tenta con fatica di fuggire. La regista ricorda che Han Kang aveva pubblicato le tre parti del romanzo come racconti singoli, poi unificati. La Deflorian rispetta scenicamente questa tripartizione. Ogni personaggio subisce un cambiamento dall’incontro con Yeong‑hye e con il suo mondo “altro”. Dopo l’incrinatura del marito, arriva il dirompente incontro col cognato artista, che trascina la sorella quasi sulla stessa strada.

La differenza rispetto al romanzo è che Yeong‑hye non è solo raccontata: è in scena e governa tutti. Porta un messaggio di “non‑ancora”: non ancora morta, non ancora salva, non più com’era, non ancora come potrà essere.

Una scena essenziale e un finale potente

La scena nuda di Daniele Spanò, con un materasso verticale sulla parete di fondo, accoglie dialoghi frammentati, amplessi scomposti, solitudini. Lunghissimi applausi per il lavoro registico di Daria Deflorian, capace di immergerci nella poetica destabilizzante di Han Kang, autrice giustamente premiata con il Nobel. E alla fine lo spettacolo ci ricorda che il tempo è un’onda inarrestabile e inesorabile.

Sergio Buttiglieri giornalista e interior designer
Sergio Buttiglieri

Giornalista e interior designer. Racconta design e teatro con competenza tecnica e sguardo critico. Biografia completa

***

Puoi seguire qui altre recenti recensioni di Sergio Buttiglieri:

Articolo precedenteBlue Economy Ancona: Tipicità 2026