Don Giovanni ph Marcello Orselli 01

Un Don Giovanni magnetico al Teatro Carlo Felice di Genova

Un delizioso Don Giovanni, scritto da Mozart a soli 31 anni, è andato in scena al Teatro Carlo Felice di Genova. Il luogo è già di per sé piacevole, realizzato su progetto del mitico Aldo Rossi. La regia è firmata dal magistrale Damiano Michieletto. La ripresa è condotta da Elisabetta Acella, che riporta in scena un lavoro debuttato alla Fenice di Venezia nel 2010.
Questo dramma giocoso si distingue per il perfetto ruotare delle scene, ideate da Paolo Fantin. La scenografia diventa metafora visiva della poliedrica personalità di Don Giovanni, gran cacciatore di femmine. È accudito dal suo servo Leporello, che fin dall’inizio lo inquadra spietatamente.

Cast stellare e direzione musicale impeccabile

Il cast è di grande qualità. Simone Alberghini interpreta il protagonista con intensità. Donna Anna è affidata al soprano Desirèe Rancatore, magnifica nella sua resa vocale e scenica. Leporello è interpretato dal bravissimo Giulio Mastrototaro, baritono specializzato in opere buffe. Don Ottavio è restituito con precisione da Ian Koziara. Il Commendatore è Mattia Denti, Donna Elvira è Jennifer Holloway, Masetto è Alex Martini e Zerlina è Chiara Maria Fiorani. La direzione musicale è impeccabile, affidata a Costantin Trinks. L’orchestra è in gran forma, così come il coro diretto da Claudio Marino Moretti, entrambi della Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova.

Michieletto e la rilettura di un capolavoro mozartiano

Abbiamo gustato questa rilettura della celebre opera mozartiana, messa in scena per la prima volta a Praga nel 1787. Il libretto è di Lorenzo Da Ponte, e tutti ricordano le celebri arie, come quella di Donna Anna nel secondo atto: “Non mi dir, bell’idol mio”.
È sempre un piacere vedere come Michieletto, con il suo collaudato staff, riesca a rileggere le opere classiche. Lo fa in stretto contatto con attori e cantanti, senza rifugiarsi nella grandeur o in soluzioni estetiche che appagano l’occhio ma appannano la ricerca drammaturgica.

Don Giovanni – ph Marcello Orselli

Teatro vivo e rilettura contemporanea

In un’intervista rilasciata a Michele Girardi in occasione della prima veneziana, Michieletto afferma:
Gli allestimenti lirici che non amo sono quelli che obbediscono a una tradizione statica, come dei bei quadri che ospitano i cantanti”.
Il regista non ama trasformare le opere in musei. Lo dimostra anche la sua Aida, vista di recente al Maggio Musicale di Firenze, ambientata in una Gaza evocativa.
Per Michieletto, il teatro è un lavoro vivo, destinato a comunicare con il pubblico di oggi. Desidera reinterpretare ogni opera facendo cadere ogni barriera. Una scelta che i melomani tradizionalisti spesso non apprezzano. Gli unici limiti che riconosce sono le parole del libretto e la musica scritta in partitura. Tutto il resto è un lavoro di ermeneutica, e spetta al regista trovare una chiave di lettura intelligente.

Don Giovanni: desiderio, autodistruzione e assenza di pentimento

In questo Don Giovanni, Michieletto decide di non attualizzare la vicenda. Preferisce riflettere sul momento storico in cui l’opera è stata scritta e approfondire le relazioni tra i personaggi. Leporello, all’inizio dell’opera, canta:
Notte e giorno faticar / per chi nulla sa gradir”.
Questa frase, apparentemente semplice, rivela una verità profonda. Don Giovanni è una persona che nulla sa gradire. Non troverà mai qualcosa che appaghi i suoi desideri. Non si stupisce, non si commuove. Emozioni che lo frenerebbero. Non si pente mai. Si proietta in avanti fino all’autodistruzione, come una macchina lanciata a folle velocità. Non frena in curva, e quindi si schianta. In lui prevale l’autodistruzione.
Parafrasando Kierkegaard, Don Giovanni muore per eccesso di vita. È talmente oltre ogni limite che è condannato all’autodistruzione. Tutto questo, il regista e il suo team ce lo hanno fatto percepire con chiarezza e intensità.

Applausi e successo per l’inaugurazione della Stagione 2025/2026

Lunghi e calorosi applausi hanno accolto la Prima. La platea genovese, gremita in ogni ordine di posti, ha celebrato questa preziosa produzione. Un’inaugurazione felice per la nuova Stagione 2025/2026 del Teatro Carlo Felice.

In scena a Genova  Fino al 12 ottobre

Sergio Buttiglieri
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