Marcos Morau alla Triennale con “La Mort i la Primavera”

Continua la grande qualità del Festival teatrale FOG, egregiamente diretto da Umberto Angelini, che si svolge alla Triennale di Milano. Abbiamo appena visto La Mort i la Primavera, con la regia dello spagnolo Marcos Morau. Personalità eclettica, ha saputo connettere la propria visione artistica con la fotografia e il teatro, costruendo paesaggi immaginari nei quali si fondono movimento e arte visiva. Morau è artista associato della Triennale per il triennio 2025/2027.

Marcos Morau alla Triennale con “La Mort i la Primavera”

La forza visionaria del Festival FOG alla Triennale

In questo ultimo affascinante lavoro, messo in scena con la sua compagnia La Veronal e tratto dal romanzo della famosa scrittrice catalana Mercè Rodoreda (1908–1983), ideato nel 1961 e pubblicato postumo nel 1986, Marcos Morau ci immerge nella sua calibratissima poetica trasversale, che affronta il nostro tempo intriso di violenza e autoritarismo come non mai.

E questo lo fa utilizzando la danza, l’arte più viva e più effimera, che accade e scompare. Morau lavora sulla morte per farci comprendere meglio l’esperienza di essere vivi. Siamo immersi in una società che utilizza termini come “libertà”, spesso associati a una logica neoliberista e consumistica. Per Morau, invece, la libertà ha più a che fare con l’accesso a informazioni non distorte, con la capacità di entrare in empatia con l’altro e agire di conseguenza. Questo mondo, ci ribadisce il regista, non ci appartiene: lo abitiamo in modo provvisorio e condiviso.

Marcos Morau, figura centrale della scena coreografica internazionale, traduce l’universo radicale di Rodoreda in una potente costruzione scenica. Più che un adattamento narrativo, lo spettacolo si configura come una trasposizione visionaria e sensoriale, in cui il linguaggio coreografico interroga i dispositivi del potere, le dinamiche dell’obbedienza e la possibilità – o impossibilità – di sottrarsi a un destino imposto.

L’oppressione, ci ricorda Morau, non arriva soltanto dall’alto: circola anche orizzontalmente. “Mi interessava mostrare come i corpi imparino a obbedire prima ancora di sapere a cosa stanno obbedendo. La coreografia lavora proprio su questo processo di apprendimento: sul modo in cui il corpo interiorizza la norma e la riproduce senza metterla in discussione”.

La visione radicale di Marcos Morau tra potere e obbedienza

In questo spettacolo, apoteosi della danza contemporanea, vediamo continuamente cadaveri trasportati in sacchi neri da un’Ape che irrompe più volte sul palcoscenico. Altri corpi vengono calati dall’alto. Tutti metafora del sistema oppressivo del nostro tempo. Vedi Gaza, vedi l’Iran, vedi l’Ucraina. E noi conviviamo sempre di più con una preoccupante apatia. Abbiamo normalizzato la sofferenza e ci basta vederla sui social e nei telegiornali. Nello spettacolo, la coreografia di Morau non costruisce un racconto lineare, ma un ambiente percettivo. Tutti noi spettatori entriamo in atmosfere fatte di immagini, suoni e corpi in movimento.

Grande ed efficace lavoro, quest’ultima regia di Morau, che ci fa percepire il senso di soffocamento morale che subiamo quotidianamente. Una forma di violenza che non ha bisogno di manifestarsi in modo esplicito perché è già inscritta nei gesti quotidiani.

FOG e Triennale: un ecosistema culturale in continua espansione

La Triennale, mitico edificio disegnato negli anni ’30 da Giovanni Muzio, è un contenitore prezioso di cultura per la città di Milano. In questi giorni si è inaugurata anche la pregevolissima retrospettiva su Andrea Branzi, con lo stratosferico allestimento curato dalla grande archistar giapponese Toyo Ito, che ha saputo immergerci nella poetica di questo nostro grande eclettico artista/architetto/designer fiorentino, fondatore insieme a Paolo Deganello, Massimo Morozzi e Gilberto Corretti del collettivo Archizoom.

Non perdetevi questa mostra, che rimarrà aperta fino al 4 ottobre. Nel frattempo la nona edizione del Festival FOG (Triennale Milano Performing Arts) continua con altrettanta qualità, ospitando performing arts internazionali fra teatro, danza, performance e musica, in due momenti dell’anno: ora fino al 26 aprile e con una seconda parte in autunno 2026.

Programma denso di grandi nomi della drammaturgia contemporanea: da Romeo Castellucci a Mario Banuschi, dai Motus a Julius Eastman, da Nemo Flouret a Matteo Sedda, di cui – lo stesso giorno in cui andava in scena Morau – abbiamo visto un duo decisamente potente, una composizione a incastro di due corpi che si impastano magistralmente. E tanti altri notevoli registi.

Sergio Buttiglieri giornalista e interior designer
Sergio Buttiglieri

Giornalista e interior designer. Racconta design e teatro con competenza tecnica e sguardo critico. Biografia completa

***

Puoi seguire qui altre recenti recensioni di Sergio Buttiglieri:

 

Articolo precedenteCitterio Prodotto dell’Anno 2026 con i nuovi bastoncini
Articolo successivoArdecore La Cantina: nuovo menu e piccoli assaggi a Roma