La Patente Compagnia Krypton

Fulvio Cauteruccio, Presidente del Teatro Studio Kripton, ha appena affrontato La patente – ‘u picciu, uno dei lavori più celebri di Luigi Pirandello. Anni fa aveva già messo in scena dello stesso autore, a lui particolarmente caro, Uno, Nessuno e Centomila.
Lo abbiamo visto pochi giorni fa in prima nazionale a Firenze, al Teatro Goldoni. Questo testo di Pirandello era un racconto in cui veniva evidenziata la capacità degli uomini di etichettare negativamente un individuo, rendendolo il paradigma vivente della sfortuna, della iella.
La Patente Compagnia Krypton ph Alessandro Botticelli 3621Cauteruccio, nei panni del protagonista Rosario Chiarchiaro – reso iconico da Totò nel film del 1954 diretto da Luigi Zampa – va in scena di fronte a una sorta di specchio sonoro che ricorda il camerino con cui gli attori si preparavano e si truccavano. È vestito di nero, in mezzo a due figure danzanti in bianco con cravatta e guanti rossi.
Il regista ci fa ascoltare spezzoni di questo famoso film ispirato allo spietato racconto di Pirandello. La messa in scena è stata efficacemente ideata da Flavia Pezzo e Massimiliano Bevilacqua, in accordo con Cauteruccio, che utilizza come voce recitante Nini Bruschetta.

Teatro Studio Kripton e il significato di ‘u picciu La patente

Nella seconda parte, ritroviamo il regista a fianco degli spettatori, col microfono in mano, sceso in platea a chiedere se crediamo alla iettatura e se conosciamo il significato di ‘u picciù, termine dai vari significati apotropaici, abbinato al titolo dell’opera. Gli spettatori, divertiti ma non del tutto coinvolti, danno le risposte più disparate.
Nell’ultima parte de La patente, si ritorna maggiormente al testo originale. In quello specchio luminoso appaiono i volti inconcludenti di quattro figure frutto dell’intelligenza artificiale. La Pezzo sembra più un cancelliere che l’usciere Marranca, mentre Bevilacqua veste i panni del giudice e Cauteruccio quelli di Chiarchiaro.
Il regista ci fa partecipi dei suoi inutili quanto eccentrici desiderata, sottolineando che, per tirare avanti, oltre alle varie sceneggiate che deve mettere in atto davanti ai vari esercizi commerciali, deve provvedere al sostentamento della sua famiglia. Il suo unico figlio vive in un’altra città e non ce la fa più a mantenerlo, visto che ha anche una moglie e quattro figli da sfamare.

La Patente Compagnia Krypton ph Alessandro Botticelli 03

Pirandello, post-capitalismo e il teatro come specchio La patente

Noi spettatori ci immergiamo nell’attualissima tematica pirandelliana. Alla fine ci accorgiamo di essere noi i protagonisti di questo atteggiamento cinico verso chi, arbitrariamente, abbiamo deciso sia negativo e intriso di iella.
E Cauteruccio, senza quasi farcene rendere conto – se non a posteriori – ci fa “gufare” contro i mali generati dal post-capitalismo e dal buonismo ipocrita, intollerante alle differenze e amante del pensiero unico.
Cauteruccio ci ha raccontato:
Il mio iettatore si ribellerà a tutto questo. Farà sentire la sua voce e infine chiederà al pubblico di diventare anch’esso iettatore sì, ma dei mali generati dal post-capitalismo”.

Il teatro come vocazione: l’inizio di un percorso

Ero un bambino negli anni ’70 e la televisione pubblica da poco aveva inaugurato il secondo canale, Rai Due. Le famiglie una volta alla settimana si riunivano per vedere le opere teatrali prodotte appositamente per la messa in onda televisiva. L’Italia era un Paese diverso allora, forse migliore. Ai cittadini veniva data la possibilità di accedere alla cultura anche attraverso il piccolo schermo che mandava immagini in bianco e nero”.
Fu così che una sera rimasi folgorato dai Sei personaggi in cerca d’autore della Compagnia dei Giovani del regista De Lullo, con magistrali interpreti come Romolo Valli e Rossella Falk. E proprio quella sera decisi che il teatro sarebbe stato la mia strada”.

Sergio Buttiglieri
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