La potenza dei testi di Shakespeare Amleto
I testi di Shakespeare sono in genere molto potenti, hanno una tale forza, sono pieni di metafore, densi di filosofia. Anche se a volte chi li mette in scena, con questi monologhi lunghissimi che impegnano profondamente gli attori, capita che agli spettatori tali dialoghi rimangano indifferenti. Il pubblico, a volte, non viene acchiappato dal testo. Tutto sta in come si reinterpretano questi testi.
Ognuno di noi, nella sua vita, ha visto innumerevoli rappresentazioni dell’Amleto di Shakespeare. Alcune ti facevano pensare che il testo fosse noioso. Altre ti sorprendevano per la loro inaspettata reinterpretazione, come questa di Leonardo Lidi che ho appena visto a Torino, al Teatro Carignano.
Un Amleto sorprendente e ironico
Uno strepitoso Amleto interpretato da Mario Pirrello, carico di ironia, che dialoga col pubblico e lo coinvolge ripetutamente. Amleto è tutti noi, perché il suo dubitare rappresenta l’essenza stessa della nostra umanità.
Il regista si è reso conto, come a suo tempo realizzò anche Peter Brook, che l’Amleto di Shakespeare deriva da un’altra pièce sullo stesso argomento, che è servita da base per la sua scrittura. Di conseguenza, parlando in termini hollywoodiani, questa grandissima opera è una sorta di “remake”, in cui il genio di Shakespeare era totalmente presente, ma non ancora nella sua totalità drammaturgica.
Ha seguito un movimento da melodramma d’epoca, come qualcuno che facesse oggi un remake di un grande film d’avventura, Star Wars per esempio. Ma all’interno di questo, al di là del resto della creazione, il nuovo lavoro era completamente ispirato a quel grande personaggio centrale che è Amleto, e ai rapporti particolarmente intensi tra lui e i membri più vicini della sua famiglia.
Il presente nel teatro di Amleto di Shakespeare
Insomma, ci troviamo al contempo davanti a un grosso melodramma e a una grande tragedia. E Lidi sa bene che nel teatro tutto nasce per il presente e deve sparire. Perché ogni nuova regia deve fare i conti con l’oggi.
“Gli artisti sono i sismografi del nostro tempo”, ci ha ricordato l’affiatatissimo cast durante la rappresentazione. “Trattali bene gli attori, perché sono l’essenza di un’epoca”.
È stato piacevolissimo sentire il protagonista, tutto imbacuccato con differenti travestimenti durante lo spettacolo, che non cerca belle frasi in italiano per dare un equivalente alle frasi difficili che deve tradurre. La sua recitazione è stata “naturale” e il pubblico l’ha apprezzata totalmente.
Recitazione e scenografia nell’Amleto di Shakespeare
Sembra semplice, ma non lo è. Non bisogna cantare come nella tradizione, né parlare come in un bar, ma occorre trovare un terzo stile che consiste nell’essere giusti. Il più grande aiuto, quando l’attore ha lavorato bene sul testo, è farlo recitare in primo piano per la “camera”: così l’attore perde ogni tentazione di una grandiosità da palcoscenico, ma parla con una tale intimità che la musicalità del testo assume un aspetto naturale.
Un’altra pregevole scelta del regista Leonardo Lidi è quella di aver compreso che nel teatro di Shakespeare è ancora vivo oggi il fatto che fosse un teatro senza scenografia. Lui sa bene che il narratore può fare tutto in un rapporto diretto con chi lo ascolta.
All’epoca di Shakespeare non c’era niente che potesse bloccare la fantasia dello spettatore: non c’erano castelli, corridoi, foreste, mari eccetera. E questo Lidi lo ha mantenuto, senza imitare la struttura del teatro elisabettiano.
L’umanità e il destino nell’Amleto di Shakespeare
Con questa stupenda regia, recitata egregiamente anche da Nicola Pannelli, Rosario Lisma, Ilaria Falini, Giuliana Vigogna, Christian La Rosa e Alfonso De Vreese, ci rendiamo conto che Amleto è circondato da persone come noi, cioè anormali. Perché Shakespeare non dà mai giudizi sui suoi personaggi, ma ci mostra la commedia divina dell’umanità, in cui ognuno di noi si trova bloccato, in un modo o nell’altro.
Amleto è unico, perché ha attraversato da solo tutti i rapporti personali e le prove della storia, cercando di capire il suo destino. E quando alla fine vede che questo destino lo obbliga a uccidere, lo fa col coraggio del vero adulto che è diventato.
Lo spettro di suo padre gli dice: “Devi uccidere, ma senza corrompere il tuo spirito”. E Amleto si rende conto che il regno di cui è responsabile verrebbe sempre più corrotto da un re che, come lui dice, è diventato come un cancro. Quindi, invece di uccidere in preda a una collera cieca, reagisce come un uomo posto davanti a una necessità assolutamente lucida.
Il piacere del gioco teatrale nell’Amleto di Shakespeare
Tutto nel teatro è un gioco di suggestione. Quello che ho apprezzato in questa regia è che anche in una tragedia come questa deve esserci un gioco di piacere per tutti. Credo che per questi bravissimi attori, recitare con un piccolo gruppo in cui alcuni cambiano natura, sia una gioia. E che porti un aiuto anche questa assenza di giudizi di valore sul mondo, mentre si vede che ciascuno è un po’ come un altro e i compagni non sono tagliati e bloccati nella loro identità.
Il regista è riuscito a incoraggiare la scoperta di tutte le correnti incrociate che attraversano il testo. L’intelligenza artificiale, ancora oggi, davanti a Shakespeare avrebbe difficoltà a programmare tutti i punti di vista contenuti nelle sue opere.
Lunghissimi applausi a questo nuovo Amleto di Shakespeare, che rimarrà in scena in prima nazionale a Torino, al Teatro Carignano, fino al 26 ottobre. Ha inaugurato la Stagione teatrale 2025/2026 in occasione dei 70 anni della propria attività.
Sergio Buttiglieri
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