Il Riccardo III di Shakespeare al Teatro Argentina

Il Riccardo III di Shakespeare al Teatro Argentina

Il Riccardo III di Shakespeare che pochi giorni fa abbiamo visto al Teatro Argentina di Roma ci ha nuovamente immerso in questo dramma che si concentra sulla figura del protagonista, solitamente rappresentata come gigantesca e deforme, incarnazione tipica del malvagio politico secondo la concezione che gli inglesi avevano delle dottrine del nostro Machiavelli, contaminate dagli orrori derivati da una lettura male intesa del teatro di Seneca. Questo splendido nuovo Riccardo III nasce dalla riduzione e dall’adattamento di Angelo Demattè, con la regia di Andrea Chiodi. Il quarantasettenne regista di Varese ha accolto la proposta dell’attrice veneta Maria Paiato, classe 1961, che da molti anni seguiamo a teatro, di interpretare il ruolo maschile di Riccardo III.

Riccardo III è una tragedia di parole, benché l’azione – come sempre in Shakespeare – sia sottesa alle parole stesse, evocata direttamente dalle battute. Shakespeare sapeva scatenare l’immaginazione dei suoi spettatori. Questa regia utilizza scene ideate da Guido Buganza, caratterizzate da un grande tavolo ovale che talvolta ruota, attorniato da sedie classiche. I costumi sono di Ilaria Ariemme. Lo spettacolo risulta pienamente godibile anche da chi ignora Shakespeare e il suo modo di fare teatro. Anche perché il Riccardo III parla ai contemporanei indagando il piacere del male, il suo abisso più banale.

Riccardo III di Shakespeare: la forza del protagonista a teatro

Nel canone shakespeariano, il Riccardo III è il testo più breve. É anche l’unico nel quale il protagonista pronuncia più versi di tutti gli altri personaggi messi insieme. Ne consegue che chi interpreta quel ruolo debba assumersi il peso totale dello spettacolo. In questo Maria Paiato riesce perfettamente. L’incarnazione più significativa del personaggio era stata presentata sulla scena dall’“Ebreo di Malta” (1589) di Christopher Marlowe, e l’influenza di questo autore è evidente nello stile, nei lunghi soliloqui in versi sonori e ritmati, nel gusto macabro portato a proporzioni eroiche che contribuiscono alla grandezza di questo “eroe” shakespeariano.

Le macchinazioni di Riccardo, interpretato con straordinaria intensità da Maria Paiato, per impadronirsi del potere sono raffigurate in scene di grande effetto: il corteggiamento della vedova (Ludovica D’Auria) del principe di Galles da lui ucciso, le visioni notturne del duca di Clarenza (Emiliano Masala) prima della sua morte, la descrizione dell’assassinio dei figli fanciulli di Edoardo IV, gli incubi di Riccardo prima della battaglia che gli sarà fatale.

Una lettura contemporanea del male

Nel raccontare questo Riccardo III, terzogenito degli York, Maria Paiato mostra come il protagonista sappia eliminare chiunque si frapponga tra sé e il trono. Familiari, nemici, vecchi, giovani, bambini, donne. Un concentrato di orrori consumati con sottile godimento, quasi fossero una risposta alla propria deformità. Perfido usurpatore, genio del male, riesce a divertire senza tradire lo spirito shakespeariano. Eppure questo dramma fu più volte preso di mira dal teatro elisabettiano.

«Ora l’inverno del nostro scontento è diventato gloriosa estate sotto questo sole di York». Dalla folla dei personaggi, alcuni emergono con particolare forza: non tanto le tre regine – Francesca Ciocchetti (Regina Elisabetta), Giovanna di Rauso (Duchessa di York), Carlotta Viscovo (Regina Margherita) – pur efficaci nelle loro invettive, quanto l’ambiguo duca di Buckingham (Giovanni Franzoni), strumento del tiranno e poi tradito da lui stesso.

Questo Riccardo III (1592) è l’ultima delle quattro opere della tetralogia minore del giovane Shakespeare. Essa conclude il drammatico racconto della storia inglese iniziato con Enrico IV, parte I. Maria Paiato restituisce magnificamente, senza averlo, il fisico deforme e la forza negativa del protagonista. La sua fedeltà al destino del personaggio suscita, nonostante la crudeltà, un fascino innegabile che, al termine delle oltre tre ore di spettacolo, fa applaudire a lungo il pubblico del Teatro Argentina, colpito dall’inaspettato ruolo maschile interpretato da un’attrice che da anni ammiriamo nei suoi intensi monologhi.

Questa coproduzione del Centro Teatrale Bresciano, del Teatro Nazionale di Genova, del Teatro Biondo di Palermo e del Teatro di Roma–Teatro Nazionale è ora in tournée in varie città italiane.

Sergio Buttiglieri
Giornalista e interior designer. Racconta design e teatro con competenza tecnica e sguardo critico. Biografia completa

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