Nuovo sviluppo nella vicenda giudiziaria che vede coinvolto Alberto Genovese. In relazione a un’accusa di stupro risalente al 2020, il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Milano ha disposto l’archiviazione del procedimento nei confronti dell’ex imprenditore e ha contestualmente chiesto alla Procura di indagare l’ex compagna per il reato di calunnia. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, la denuncia avanzata dalla donna verso Alberto Genovese sarebbe stata viziata da numerose contraddizioni rispetto alle prime dichiarazioni rese, al punto da far ipotizzare un intento doloso.
La vicenda trae origine da una denuncia presentata all’inizio del 2021, quando l’ex manager era già detenuto per altri episodi di violenza. Inizialmente, la donna aveva dichiarato di non essere stata vittima di alcuna aggressione. Solo successivamente, anche attraverso un’intervista televisiva trasmessa in prima serata, ha accusato il precedente compagno di averla drogata e violentata. Per la giudice Chiara Valori, si sarebbe trattato di una ricostruzione tardiva, incoerente con le prime versioni fornite e inserita in una “strategia ben pianificata” finalizzata a ottenere un risarcimento economico sfruttando la risonanza mediatica del caso.
Dalle motivazioni della sentenza emerge che il rapporto tra i due sarebbe avvenuto in modo consenziente, anche con pratiche definite estreme, e che non risulterebbe alcuna costrizione all’assunzione di sostanze stupefacenti. Il giudice sottolinea come sia stata la stessa donna a decidere di assumere droga, con l’obiettivo dichiarato di perdere il controllo. In mancanza di elementi che comprovassero la violenza, l’accusa è stata archiviata.
La decisione del tribunale ha previsto inoltre la trasmissione degli atti alla Procura di Milano per accertare se sussistano i presupposti per procedere contro la donna per calunnia. Il caso si inserisce così in un contesto giudiziario articolato, che continua a svilupparsi su più livelli.











