Il Museo Jago di Napoli è un luogo unico dove arte contemporanea e spiritualità convivono: ospitato nella chiesa consacrata di Sant’Aspreno ai Crociferi, accoglie le sculture in marmo e gesso di Jacopo Cardillo, detto Jago, e fa parte del progetto di rigenerazione urbana LUCE nel Rione Sanità.
Entrare nel Museo Jago significa varcare la soglia di una chiesa seicentesca trasformata in spazio espositivo, ma ancora viva nella sua funzione religiosa: il parroco celebra la messa tra le opere, con un altare mobile che si sposta per lasciare spazio alla liturgia e all’arte.
Il visitatore si trova immerso in un percorso che unisce sculture in marmo e gesso, opere permanenti e lavori in progress. La prima opera che accoglie è la Pietà, scolpita da Jago come suo debutto nel linguaggio classico reinterpretato in chiave contemporanea. Da lì si snoda un itinerario che include lavori celebri come Habemus Hominem, Figlio Velato, Excalibur e First Baby, tutti esempi della sua capacità di fondere tecnica rinascimentale e sensibilità moderna.
Il visitatore si trova immerso in un percorso che unisce sculture in marmo e gesso, opere permanenti e lavori in progress. La prima opera che accoglie è la Pietà, scolpita da Jago come suo debutto nel linguaggio classico reinterpretato in chiave contemporanea. Da lì si snoda un itinerario che include i suoi lavori celebri, tutti esempi della sua capacità di fondere tecnica rinascimentale e sensibilità moderna.
Le opere principali del Museo Jago
- La Pietà – Prima opera di Jago, scolpita in marmo, segna il suo ingresso nel linguaggio classico reinterpretato in chiave contemporanea.
- Habemus Hominem – Un busto in marmo che raffigura Papa Benedetto XVI, scolpito dopo le dimissioni del pontefice, simbolo di fragilità e umanità.
- Figlio Velato – Opera che richiama il Cristo Velato di Sanmartino, ma con un bambino avvolto da un velo di marmo: un potente simbolo di innocenza e vulnerabilità.
- Excalibur – Un blocco di marmo con una spada conficcata, metafora di potere e destino.
- First Baby – Scultura di un neonato in marmo, che riflette sul ciclo della vita e sull’origine.
- Opera monumentale in lavorazione – Jago sta realizzando una scultura di 5 metri, destinata a essere collocata nel museo, ampliando la dimensione monumentale dello spazio.
Jago come modello di se stesso
Durante la visita si percepisce come Jago utilizzi spesso il proprio corpo come modello: scolpisce figure che riflettono la sua immagine, trasformandola in simbolo universale di fragilità, forza e introspezione. È un dialogo continuo tra artista e materia, tra individuo e collettività.
Le nuove opere monumentali
Il museo è in continua evoluzione. Oltre alle opere già esposte, Jago sta realizzando una scultura di 5 metri destinata a trovare posto proprio qui, ampliando ulteriormente la dimensione monumentale del percorso. Recentemente è arrivata anche la spettacolare Natura Morta, un’opera dal valore di 12 milioni di euro, che raffigura un cesto di armi come grido contro la guerra. L’opera è stata esposta in diverse sedi, tra cui Milano, e da dicembre è arrivata a Napoli, dove è in mostra permanente al Museo Jago.
Il progetto LUCE
Il Museo Jago rientra nel progetto LUCE al Rione Sanità, iniziativa di rigenerazione culturale che ha riaperto al pubblico la chiesa di Sant’Aspreno ai Crociferi e altri spazi storici del quartiere. LUCE, sostenuto da fondi dedicati e dalla cooperativa La Paranza, punta a valorizzare il patrimonio artistico e sociale della Sanità, trasformando luoghi abbandonati in poli di cultura e inclusione.
Visitare il Museo Jago: un’esperienza tra arte e comunità
La visita al Museo Jago non è solo un percorso estetico: è un’esperienza che intreccia arte, memoria e vita quotidiana. Le sculture convivono con la liturgia, i residenti del quartiere partecipano alla rinascita del luogo, e il pubblico internazionale scopre Napoli attraverso un linguaggio universale scolpito nel marmo.
Il Museo Jago di Napoli è un laboratorio vivo, dove la tradizione scultorea incontra la contemporaneità. La Pietà segna l’inizio, le opere in marmo e gesso raccontano l’evoluzione dell’artista, e la nuova scultura monumentale di 5 metri promette di rendere ancora più straordinario questo spazio che unisce arte e comunità.

Alessandro Trani
Direttore editoriale del network Le Roy. Coordina contenuti e progetti multimediali delle testate del gruppo. Leggi di più
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