I luoghi del Cuore 2010 – Capitanata
I luoghi del Cuore 2010 – Quinta edizione
Il patrimonio culturale dauno Segnalazioni fino al 30 settembre 2010 Foggia
L’iniziativa promossa dal FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano), giunta alla quinta edizione, chiede ai partecipanti “di far conoscere attraverso la propria segnalazione, fino al 30 settembre 2010, quei luoghi inconfondibilmente italiani – noti o sconosciuti, potenzialmente a rischio o da restaurare, visitati o da valorizzare – che rappresentano il nostro Paese e lo raccontano; quei luoghi legati alla tradizione e alle radici che custodiscono la nostra identità, che esprimono l’immagine che l’Italia ha o che vorremmo avesse nel mondo. Un borgo, un oliveto, una pieve dimenticata, una spiaggia da preservare, un’antica dimora da valorizzare. Ma anche piccoli monumenti spesso meno noti, che rivestono però un’importanza fondamentale nella storia e nella vita di una comunità, che mostrano l’Italia più preziosa con il suo spettacolo unico di cultura, arte e natura“.
Il 31 maggio 2010 si è tenuta nella sede del FAI–Delegazione Foggia, in Piazza del Purgatorio, la conferenza stampa di presentazione de “I luoghi del Cuore” 2010, la campagna di censimento e sensibilizzazione per la salvaguardia di siti culturali e ambientali italiani.
Nelle precedenti edizioni, i monumenti del territorio di Capitanata non ebbero particolare rilevanza, probabilmente perché non ci si è accorti della campagna o perché non si è ritenuto importante votare. O anche per semplice inerzia, una inerzia che la Delegazione foggiana del FAI, quest’anno, vuole scongiurare.
D’intesa con altre associazioni ed istituzioni culturali, il FAI-Foggia ha identificato due siti degni di particolare attenzione da parte di chi ama il patrimonio dauno: l’Abbazia di Santa Maria di Pulsano e gli scavi archeologici di Herdonia.
Sarebbe opportuno convogliare i voti su questi due “gioielli” per evitare che la dispersione su molteplici obiettivi porti ancora una volta ad una scarsa visibilità nella classifica de “I luoghi del cuore“. Naturalmente, essendo possibili più segnalazioni, si possono indicare anche altri siti del territorio che siano in pericolo di degrado o che abbiano bisogno di più adeguata valorizzazione.
Ma guardiamo più da vicino i due siti scelti dal FAI–Delegazione Foggia ricordando l’indirizzo de “I luoghi del cuore” dove potrai segnalare le tue scelte: http://www.iluoghidelcuore.it/
Abbazia di Santa Maria di Pulsano
In uno scenario di rocce grigie su strapiombi profondi oltre 200 metri, a circa nove chilometri a sud-ovest dal centro abitato di Monte Sant’Angelo, si trova l’Abbazia di Santa Maria di Pulsano, che su questo massiccio roccioso sembra stia a guardia del golfo di Manfredonia. Secondo la tradizione, verso la fine del VI secolo, la comunità degli Equizi edificò nel medesimo luogo un monastero, passato poi ai Cluniacensi e distrutto dai Saraceni. Nel 1129 San Giovanni Salcione da Matera, dopo molte esperienze spirituali ed un lungo peregrinare, finalmente trovò la sua sede nell’antico e abbandonato monastero di S. Gregorio a Pulsano ribattezzandolo “Santa Maria di Pulsano“, lo ricostruì fondando la Congregazione benedettina degli Eremiti Pulsanesi.
Nel XII secolo l’abbazia conobbe il momento di massimo fulgore divenendo uno dei monasteri più potenti dell’Italia meridionale, grazie anche alle cospicue donazioni dei benefattori, tra questi anche sovrani quali Ruggero II d’Altavilla e Federico II, fu inoltre famoso centro miniaturistico.
La parte più significativa del complesso monastico è costituita dalla chiesa in stile romanico, ricavata in parte da una grotta naturale che funge da abside. La chiesa ha una sola navata con volta a botte scandita da grandi archi trasversali su semipilastri vicini alle pareti, ha un bellissimo portale, a forma ovale, finemente decorato con rilievi zoomorfi ed antichi blasoni che presenta molte similitudini con il portale laterale dell’abbazia di San Leonardo di Siponto. Gli elementi più pregevoli dall’abbazia sono molto probabilmente attribuibili ai lavori d’ampliamento che effettuò l’abate Gioele (1144 – 1177).
Alcuni frammenti scultorei pregevoli e resti dell’arredo del monastero di Pulsano, sono conservati nel museo della Basilica di San Michele a Monte sant’Angelo, sono considerati opera degli stessi artefici attivi a Siponto, maestri foggiani che hanno operato sia in Capitanata che in Abruzzo (S. Clemente a Casauria, S. Pelino a Corfinio) nella II metà del XII secolo. La chiesa abbaziale fu dedicata alla Beate Vergine Maria Madre di Dio e l’altare consacrato dopo i lavori, promossi dall’abate Gioele, il 30 Gennaio del 1177, da Papa Alessandro III. Il Papa, per l’occasione, traslò da Roma le sante reliquie di alcuni martiri romani come Lorenzo, Ippolito, Nicandro e Valeriano, il reliquiario (un cofanetto in bronzo) ed il sigillo papale in cuoio sono custoditi nella chiesa abbaziale.
Il complesso monastico presenta grosse mura di cinta. Questo monastero nel medioevo ha svolto un ruolo di primaria importanza nella riorganizzazione del territorio e nella fondazione di nuovi centri del Gargano, il quale ebbe un periodo di ripresa economica.
Nelle celle ciascun monaco conduceva vita individuale provvedendo con il lavoro alla propria sussistenza. La celebrazione della liturgia era l’unica attività a cui i monaci accedevano comunitariamente. Infine la forma di vita eremitica vera e propria era vissuta dai monaci soltanto nei periodi più “forti” dell’anno liturgico: le varie quaresime in preparazione alle più importanti feste liturgiche dell’anno.
Gli scavi di Herdonia
Herdonia
Il 26 novembre 1962 iniziavano gli scavi di Ordona, condotti da una missione archeologica belga. Un giovane professore di archeologia dell’Università Cattolica di Leuven, Joseph Mertens, avviava una ricerca che sarebbe poi stata da lui condotta regolarmente, anno dopo anno. Nel corso di oltre trent’anni di scavi condotti dalla missione belga, dell’intera superficie della città romana pari a circa 22 ettari, è stata indagata sistematicamente un’area di circa 4 ettari nella zona del foro e del centro cittadino; alcuni saggi complementari, per un’estensione di oltre 5000 mq, sono stati effettuati in aree periferiche. Diverse indagini nei dintorni della città romana hanno infine consentito di analizzare l’occupazione del territorio, di ricostruire la rete viaria, di studiare il ponte sul Carapelle, l’acquedotto e la necropoli romana lungo la via Traiana. Per iniziativa dello stesso prof. Mertens, ormai anziano professore emerito, una decina d’anni fa alla missione belga si è sostituita una missione italo-belga, diretta da G. Volpe, con l’apporto del Dipartimento di Studi classici e cristiani dell’Università di Bari e più recentemente della Facoltà di Lettere e Filosofia e del Dipartimento di Scienze Umane dell’Università di Foggia. In tal modo si voleva garantire la prosecuzione degli scavi, che in quel momento rischiavano l’interruzione, accentuando anche il carattere didattico dell’iniziativa: a Herdonia è stato così organizzato uno dei più grandi campi-scuola internazionali di archeologia, cui hanno finora preso parte alcune centinaia di giovani studenti di molte università italiane e straniere, grazie anche al contributo del Comune di Ordona, che ha anche messo a disposizione della missione archeologica una sede con alloggi, mensa e depositi. Herdonia è infatti un caso esemplare di centro abbandonato (ideale quindi per la didattica archeologica sul campo), nel quale si è stratificata nel corso di alcuni millenni la storia delle civiltà succedutesi in Daunia.
Grazie alle ricerche fin qui condotte, la storia di Herdonia è ormai ben nota, almeno agli archeologi e agli specialisti, non solo per l’importanza dei suoi resti monumentali, ma anche in quanto sinonimo di scavo programmato, sistematico e continuativo.
Le prime tracce di vita nel territorio della città risalgono all’epoca neolitica (VI-V millennio a.C.), mentre all’età del Bronzo (XVIII-X a.C.) si datano alcuni resti di capanne. L’occupazione del territorio si infittì tra la prima età del Ferro (IX-VIII a.C.) e l’età arcaica (VII-V a.C.) con l’affermarsi della civiltà daunia: sono stati rinvenuti vari abitati sparsi nel territorio con nuclei di case e tombe. Il centro indigeno di Herdonia era anche uno dei principali luoghi di produzione della ceramica geometrica daunia. Il progressivo processo di romanizzazione influì notevolmente sull’organizzazione urbana della città provocando profonde trasformazioni: l’abitato si concentrò in un’area di circa venti ettari di superficie, collocata in posizione favorevole sulle colline antistanti la pianura, quasi al centro del primitivo abitato indigeno daunio. Nel III secolo a.C. si costruì un primo circuito murario, costituito da un muro di terra e da un fossato. Nel corso della seconda guerra punica (218-201 a.C.) Herdonia subì notevoli danni, soprattutto quando nel 210 a.C. Annibale la assediò e la incendiò, deportando i suoi abitanti a Metaponto e Thurii. Nel I a.C. (dopo l’89 a.C.) Herdonia divenne municipio, assegnato alla tribù Papiria, e si dotò di vari monumenti pubblici. La trasformazione più rilevante consistette nella costruzione, attorno alla metà del I secolo d.C., dell’anfiteatro. Il regno di Traiano segnò un momento decisivo nell’evoluzione e nello sviluppo di Herdonia con la realizzazione della via Traiana (109 d.C.), la principale arteria di collegamento regionale ed interregionale e l’asse fondamentale della rete viaria urbana. Per tutto il II ed il III secolo d.C. la città, grazie alla sua posizione, conobbe la fase di massima espansione divenendo un importante nodo stradale ed un mercato di primo piano per lo stoccaggio e la commercializzazione dei prodotti agricoli del Tavoliere (in particolare del grano). In questo periodo la città assunse la sua fisionomia più evoluta, con una grande piazza forense, circondata da botteghe, templi e monumenti pubblici, con ricche abitazioni private, terme, quartieri artigianali ecc.
Fonte:UffStampFAI











