Mostra antologica Simona Uberto – Fatum Futura a Lodi

Fatum Futura: una mostra antologica per rileggere trent’anni di ricerca dell’artista Simona Uberto

La Fondazione Banca Popolare di Lodi presenta Fatum Futura, mostra antologica di Simona Uberto, allestita negli spazi di Bipielle Arte. L’esposizione ripercorre trent’anni di ricerca tra fotografia, installazione, collage, scultura e interventi ambientali, riunendo circa cinquanta opere che testimoniano l’evoluzione di un percorso artistico sempre in equilibrio tra realtà e visione. Dagli scatti urbani degli esordi alle immagini sospese della serie Fata Morgana, la mostra offre una lettura ampia e coerente della poetica dell’artista.

Curata da Maria Laura Gelmini, Fatum Futura nasce da un’intuizione della stessa Uberto (Savona, 1965), docente di Pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera. Il titolo racchiude il nucleo concettuale del progetto: Fatum, dal latino fari, rimanda alla parola-oracolo, a ciò che è già stato pronunciato e dunque destinato; Futura indica invece ciò che deve ancora accadere, il tempo a venire. È uno spazio di sospensione, un territorio di possibilità in cui si incontrano ciò che ci precede e ciò che ancora non conosciamo.

Dalla città al miraggio: le trasformazioni dello sguardo

Questa dialettica tra origine e futuro attraversa tutta la produzione dell’artista. Fin dagli anni Novanta, Uberto indaga la vita urbana attraverso cicli come Interferenze, Aggregazioni, Appartenenze, Incontri, in cui la città diventa un teatro di microstorie: passanti colti in movimento, geometrie che catturano istanti sospesi, ritmi minimi che si trasformano in narrazione visiva. Non semplici fotografie, ma “cornici temporali” che rivelano la complessità del quotidiano.

Negli ultimi anni la sua ricerca si è spinta oltre la dimensione urbana, aprendo a un nuovo territorio: il paesaggio come miraggio, luogo mentale, proiezione. Da questo slittamento nasce la serie Fata Morgana, in cui l’immagine oscilla tra visibile e visionario. Uberto seziona, ingrandisce, ribalta e ricompone lo scatto, invertendo prospettive e logiche abituali: cieli che diventano terra, acque che si trasformano in cielo, skyline capovolti. La percezione vacilla, e proprio in questo spaesamento si rivela il senso profondo del suo lavoro.

Come ha scritto Simona Bartolena, le opere dell’artista “non sono paesaggi ma miraggi”, capaci di destabilizzare lo sguardo come il fenomeno ottico da cui prendono il nome. È quell’“attimo di panico” evocato da Magritte: il momento in cui lo spettatore comprende che ciò che vede non coincide con ciò che credeva di vedere.

Il metodo: tra rigore, intuizione e reinvenzione dell’immagine

Il processo creativo di Uberto è insieme meditativo e rigoroso. L’artista entra nell’immagine come in un sentiero: la esplora, ne analizza la struttura, ne perde i riferimenti fino a ricomporla in una forma nuova, sospesa tra memoria e invenzione. In Fatum Futura questo metodo si amplifica: l’immagine diventa segno, il paesaggio diventa linguaggio, il miraggio si fa forma.

Come osserva la curatrice, la leggerezza che caratterizza le sue opere è il risultato di un lavoro minuzioso, in cui convivono aspetti tecnologici e artigianali. Uberto costruisce le sue immagini con un equilibrio costante tra matematica e poesia, tra controllo e abbandono.

Il percorso espositivo: attraversamenti, varchi, rivelazioni

Allestita nella sede di Bipielle Arte, all’interno del Centro Direzionale progettato da Renzo Piano, la mostra si sviluppa come un attraversamento: dalle prime serie dedicate ai flussi urbani alle installazioni che interrogano la percezione dello spazio, fino ai paesaggi destrutturati e alle visioni di Fata Morgana, dove la natura si fa enigma e rivelazione. Ogni opera apre un varco, mette in discussione la stabilità dell’immagine e invita a ripensare il rapporto tra ciò che vediamo e ciò che crediamo di vedere.

La mostra è accompagnata dal catalogo Fatum Futura, pubblicato da Vanillaedizioni, con testi critici di Maria Laura Gelmini, Simona Bartolena e Giorgio Bonomi, oltre a un ampio apparato iconografico.

Informazioni

Bipielle Arte
Via Polenghi Lombardo – Spazio Tiziano Zalli, Lodi
Orari: gio–ven 16:00–19:00 sab–dom 10:00–13:00 e 16:00–19:00
Ingresso libero

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L’artista

Simona Uberto (Savona, 1965) vive e lavora a Milano. Diplomata in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera nel 1990, dal 2012 è Professore Ordinario e Titolare di Cattedra nella stessa istituzione. La sua ricerca attraversa fotografia, installazione, scultura e interventi ambientali, indagando il rapporto tra individuo e spazio attraverso figure, ombre e frammenti della quotidianità trasformati in immagini sospese tra realtà e visione.

Fin dagli esordi, Uberto adotta materiali e procedure non convenzionali rispetto alla pittura tradizionale. La parete diventa un campo visivo, le silhouette fissate al muro assumono una presenza insieme concreta e immaginaria. Le sue opere esplorano lo scarto, l’inquadratura, il passaggio, trasformando la vita urbana in dispositivi poetici che oscillano tra memoria, identità e percezione. Negli ultimi anni la sua ricerca si è ampliata verso il paesaggio come miraggio, con la serie Fata Morgana, in cui l’immagine viene sezionata, ribaltata e ricomposta fino a sovvertire lo sguardo.

Ha esposto in numerose personali e collettive in Italia e all’estero, collaborando con istituzioni e gallerie. Tra queste Galleria Melesi, gli eroici furori, Heart Vimercate, CAMEC La Spezia, Palazzo Arese Borromeo e Design Miami/Basel. Nel 2025 partecipa al C Art Festival di Wuhan. Il suo lavoro è stato presentato da critici quali Giorgio Bonomi, Alberto Fiz, Simona Bartolena e Melania Rossi. É apparso su riviste come Domus, Flash Art, La Repubblica e Corriere della Sera. Realizza inoltre installazioni permanenti in spazi pubblici e diversi libri d’artista.

Questa sintesi accompagna la Mostra antologica dedicata a Simona Uberto, a trent’anni di ricerca tra immagine, spazio e percezione.

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