Loreto Soro - Testa del cavallo in terracotta (1967)

Loreto Soro: una retrospettiva per riscoprire un artista necessario

Dal 6 al 17 marzo Loreto Soro è al centro di una grande retrospettiva che restituisce visibilità a una figura rimasta spesso ai margini del riconoscimento pubblico, pur avendo attraversato da protagonista alcune delle stagioni più fertili dell’arte italiana del secondo Novecento. La mostra racconta un artista che ha scelto la discrezione, ma non ha mai smesso di creare, collaborare e condividere.

La rassegna presenta circa cento opere, dagli esordi giovanili agli ultimi lavori. Il percorso include bassorilievi, disegni, sperimentazioni legate alla galleria La Tartaruga e opere mature che rivelano una ricerca intima e rigorosa. Accanto ai lavori di Soro, sono esposti materiali e testimonianze degli artisti con cui ha collaborato nel corso della sua vita.

Le origini e la formazione di Loreto Soro

Nato a Roma nel 1947, Loreto Soro si forma in un periodo di profonda trasformazione del linguaggio artistico. Sono gli anni in cui l’informale lascia spazio a nuove urgenze percettive e concettuali. In questo clima entra in contatto con Plinio De Martiis e con l’ambiente della galleria La Tartaruga, luogo centrale della neoavanguardia romana.

Qui Soro non è semplice osservatore. Diventa parte attiva di un sistema di relazioni, prove, gesti condivisi. È artista, collaboratore, facilitatore. Una presenza costante, difficile da ricondurre a categorie tradizionali.

Ricerca, sperimentazione e opere emblematiche

La sua partecipazione al Teatro delle Mostre del 1968 con Fili armonici è un momento chiave. L’opera si attiva solo attraverso il tocco del pubblico. Non è un oggetto da contemplare, ma un dispositivo da attraversare. “L’opera cominciò a esistere nel momento in cui gli spettatori iniziarono a toccare i fili”, ricorderà Soro. In quel gesto si condensa la sua poetica: l’arte come relazione e condizione condivisa.

Accanto alle esperienze più radicali, la mostra presenta opere più raccolte: telai, griglie di fili, corde tese, segni luminosi su fondi scuri. Sono lavori che interrogano la percezione e il tempo dello sguardo.

Collaborazioni, amicizie e una presenza silenziosa nella storia dell’arte

Un tratto distintivo della vita di Loreto Soro è la lunga attività di collaborazione con alcuni dei maggiori artisti del suo tempo. Tra questi:

  • Mario Ceroli, con cui ha lavorato per quarant’anni
  • Jannis Kounellis, con cui ha montato un’opera alla Tartaruga
  • Enrico Castellani, con cui ha condiviso lavoro e vita a Rentica
  • Eliseo Mattiacci, assistito nel trasporto di una scultura
  • Cesare Tacchi, supportato nell’allestimento di una mostra
  • Cy Twombly, con cui ha trascorso weekend a Rentica
  • Alberto Burri, di cui ha scattato numerose fotografie

A questi si aggiungono poeti, fotografi e intellettuali. Le collaborazioni diventano amicizie, scambi, memorie. Tutto è documentato da opere, dediche e materiali d’archivio.

La mostra non vuole costruire una celebrazione tardiva. Propone invece uno sguardo diverso sulla storia dell’arte contemporanea. Riscoprire Loreto Soro significa interrogarsi sul senso del fare artistico: non solo produrre forme, ma rendere possibile l’incontro e l’ascolto.

“Loreto non ha mai chiesto di essere visto. Ma oggi è finalmente il momento di guardarlo.” Marta Banci

Loreto Soro. 1947–2020
Artista tra gli artisti: opere, collaborazioni e testimonianze

Dal 6 al 17 Marzo 2026
A cura di Marta Banci e Adele Aloisi

Galleria Plus Art Puls
Viale G. Mazzini 1, Roma

Inaugurazione: venerdì 6 marzo 2026, ore 18.30–21.00

Biografia di Loreto Soro

Loreto Soro nasce a Roma l’11 maggio 1947. I suoi primi lavori risalgono agli inizi degli anni Sessanta, periodo in cui avvia un percorso artistico precoce e orientato alla sperimentazione plastica. Tra il 1963 e il 1965 lavora come assistente dello scultore Robert Cook; successivamente opera come ceramista e come fonditore, cesellatore e ritoccatore di cere presso la fonderia Inchingoli.

Nel 1966 inizia la collaborazione con la galleria La Tartaruga di Plinio De Martiis, rapporto che proseguirà fino al 1978. Nel 1967 consegue il diploma di Maestro d’Arte. Il periodo 1968–1971 rappresenta una delle fasi più intense della sua carriera.

Nel 1978 ottiene la maturità in Arte Applicata e avvia una lunga collaborazione con Mario Ceroli, destinata a durare fino al 2016. L’anno successivo consegue l’abilitazione all’insegnamento nelle Discipline Plastiche. Negli anni Ottanta approfondisce la propria ricerca, affiancando alla scultura la pittura e la realizzazione di bozzetti per scenografie. Nel 1982 consegue il diploma presso l’Accademia di Belle Arti, sezione Scenografia.

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