Tumore del seno resistente ai farmaci: una scoperta che cambia le terapie
Uno studio internazionale pubblicato su Nature ha identificato per la prima volta il profilo molecolare del tumore del seno resistente ai farmaci, aprendo nuove prospettive per terapie più mirate. Alla ricerca hanno contribuito tre giovani medici‑ricercatori dell’Istituto Europeo di Oncologia (IEO): Antonio Marra, Emanuela Ferraro e Luca Boscolo Bielo. Il risultato rappresenta un passo decisivo verso cure più personalizzate e in grado di ritardare la perdita di efficacia dei trattamenti.
Perché alcuni tumori del seno diventano resistenti ai farmaci
La resistenza ai trattamenti è uno dei principali ostacoli nella cura del carcinoma mammario. Tuttavia, fino a oggi, le basi genetiche di questo fenomeno erano state analizzate solo in parte. Lo studio ha integrato dati clinici e genomici di oltre 5.800 pazienti, distinguendo il ruolo delle mutazioni germinali (ereditarie) e delle mutazioni somatiche (acquisite). Questa analisi ha permesso di chiarire come le due componenti contribuiscano insieme allo sviluppo della farmacoresistenza, offrendo una visione più completa dell’evoluzione del tumore.
Il meccanismo genetico che accelera la perdita di efficacia dei trattamenti
I ricercatori hanno scoperto che i tumori con mutazione germinale del gene BRCA2 mostrano una forte predisposizione alla perdita del gene RB1, fondamentale per la stabilità del DNA. Si crea così un meccanismo a doppio colpo:
- una fragilità genetica già presente alla nascita;
- un’instabilità del DNA che si sviluppa durante la terapia.
Questa combinazione accelera la comparsa della resistenza ai trattamenti standard, come la terapia endocrina associata agli inibitori di CDK4/6, riducendone progressivamente l’efficacia.
Nuove prospettive terapeutiche per il tumore del seno resistente ai farmaci
I risultati dello studio indicano che, nelle pazienti con mutazione BRCA2, i PARP inibitori possono essere più efficaci degli inibitori di CDK4/6. Questa osservazione, confermata sia nei modelli sperimentali sia nei dati clinici, suggerisce che tali farmaci potrebbero essere utilizzati in prima linea, anziché solo dopo il fallimento della terapia iniziale.
Il ruolo dei PARP inibitori nelle pazienti con mutazione BRCA2
Secondo i ricercatori IEO, anticipare l’uso dei PARP inibitori potrebbe intercettare precocemente la perdita di RB1, ritardando così lo sviluppo della resistenza. Per questo motivo è già stato avviato uno studio clinico dedicato, con l’obiettivo di valutare l’impatto di questa strategia terapeutica sulla sopravvivenza e sulla qualità di vita delle pazienti.
Verso terapie sempre più personalizzate
Oltre all’impatto immediato sulla scelta dei farmaci, la ricerca propone un modello predittivo che permette di anticipare le traiettorie evolutive del tumore sulla base del profilo genomico del paziente. Questo approccio conferma l’importanza della genomica clinica nella progettazione di terapie personalizzate, capaci di migliorare la prognosi e ridurre il rischio di fallimento terapeutico. Si tratta di un passo decisivo verso cure sempre più su misura, basate sulle caratteristiche genetiche di ogni singolo tumore.
Riferimento scientifico
Safonov A, Lee M, Brown DN et al. Homologous recombination deficiency and hemizygosity drive resistance in breast cancer. Nature, 2026. DOI: 10.1038/s41586-026-10197-0.











