Una nuova narrazione della materia per Interni al FuoriSalone 2026
Con INTERNI, il FuoriSalone di Milano nel 2026 si apre con MATERIAE, una grande mostra‑evento che dal 20 al 30 aprile trasforma la città in una piattaforma diffusa di ricerca progettuale. La materia diventa il punto di partenza e il filo conduttore di un racconto che attraversa architettura, design, tecnologia, arte e scienza, coinvolgendo oltre cinquanta progettisti, aziende e studi provenienti da più di dieci Paesi. L’iniziativa, ideata e diretta da Gilda Bojardi per il magazine del Gruppo Mondadori, conferma il ruolo di INTERNI come regia curatoriale capace di leggere il presente e anticipare i futuri del progetto contemporaneo.
La materia è intesa come gesto originario, come sostanza che custodisce memoria e possibilità, come linguaggio che connette corpo, spazio, tempo e società. Da questa visione nasce un percorso che non si limita all’esposizione, ma si fa esperienza culturale condivisa, un osservatorio privilegiato sulle trasformazioni del design e sulle responsabilità che accompagnano l’innovazione. Le cinque sedi coinvolte – l’Università degli Studi di Milano, l’Orto Botanico di Brera, Audi X Zaha Hadid Architects a Portrait Milano, Eataly Milano Smeraldo e De Castillia 23 di Urban Up | Unipol – compongono una geografia narrativa che invita il pubblico a muoversi, sostare, osservare e partecipare.
La mostra‑evento viene presentata ufficialmente il 20 aprile alle 14.30 nell’Aula Magna della Statale, con gli interventi della Rettrice Marina Brambilla, dell’Assessora allo Sviluppo Economico Alessia Cappello, dell’Assessore alla Cultura Tommaso Sacchi, dell’Amministratore delegato del Gruppo Mondadori Antonio Porro e del Direttore di Audi Italia Timm Barlet. A introdurre il tema è Gilda Bojardi, mentre la design curator Silvana Annicchiarico modera l’incontro.
MATERIAE: la materia come visione, processo e relazione
La materia non è mai un elemento neutro: conserva tracce, produce conseguenze, attiva relazioni. MATERIAE la osserva come fulcro di un racconto che intreccia tecnologia e artigianato, natura e artificio, industria e immaginazione poetica. Ogni installazione è un capitolo autonomo, ma parte di una narrazione più ampia che invita il visitatore a un’esperienza multisensoriale.
Il significato latino del termine ispira un percorso che unisce progettisti affermati – Zaha Hadid Architects, BIG – Bjarke Ingels Group, Snøhetta, AMDL CIRCLE con Michele De Lucchi, Paola Navone, Alessandro Scandurra, MAD, Piero Lissoni, Wu Bin – e nuove voci della ricerca contemporanea. Le opere esplorano la materia come principio generativo, come strumento di connessione tra innovazione e responsabilità, come dispositivo capace di trasformare la percezione e suggerire nuove possibilità per il mondo che verrà.
Il sostegno delle aziende permette di realizzare installazioni orientate alla sperimentazione e alla sostenibilità, trasformando materiali tradizionali e d’avanguardia in strumenti narrativi. La mostra diventa così un viaggio attraverso superfici, luci, suoni, strutture e processi che rivelano la complessità del rapporto tra materia e progetto.
Le cinque sedi come geografia del progetto nella Milano del design 2026
La mostra si sviluppa in cinque luoghi simbolici della città, ciascuno trasformato in un polo tematico. L’Università degli Studi di Milano diventa il cuore narrativo, un romanzo corale in cui cortili, portici e loggiati accolgono installazioni che dialogano tra loro in un flusso continuo. L’Orto Botanico di Brera ospita interventi che intrecciano natura e artificio, mentre Eataly Milano Smeraldo e De Castillia 23 di Urban Up | Unipol ampliano la riflessione sulla materia come risorsa, processo e responsabilità.
Portrait Milano, con il progetto Audi X Zaha Hadid Architects, rappresenta il polo dedicato alla visione tecnologica e alla mobilità del futuro. Qui la materia diventa specchio critico, superficie reattiva, dispositivo di percezione. Insieme, le cinque sedi compongono una mappa di attraversamenti che invita a leggere Milano come un organismo vivo, in cui il progetto si manifesta come esperienza collettiva e la città stessa diventa un grande dispositivo espositivo.
Audi e Zaha Hadid Architects: un’architettura‑manifesto tra luce e riflessi
Nel Cortile dell’ex Seminario Arcivescovile di Portrait Milano prende forma Origin, l’installazione che segna il tredicesimo anno di collaborazione tra Audi e INTERNI. Il progetto, firmato da Zaha Hadid Architects, interpreta la materia come sintesi e sottrazione, come superficie capace di reagire al contesto e restituire un’immagine trasformata dell’architettura storica circostante.
La pelle metallica opaca dell’opera richiama la freddezza tecnica del titanio, ma si comporta come uno specchio sensibile che assorbe toni e forme del luogo, creando un dialogo tra futuro e memoria. All’interno, un ambiente immersivo di luce e suono racconta i valori di progresso, precisione e responsabilità che guidono la visione di Audi, in continuità con la ricerca sulla mobilità ibrida e con le performance della nuova RS 5.
Origin invita a rallentare, osservare e riflettere: un gesto contro la velocità dominante, un invito a riscoprire l’essenziale attraverso la materia che si fa percezione. L’installazione supera la funzione di padiglione espositivo per diventare manifesto di una nuova filosofia del design, in cui tecnologia ed emozione si incontrano.
La Statale come romanzo corale della materia
L’Università degli Studi di Milano è il cuore pulsante della mostra. Qui la materia si manifesta come luce, colore, struttura, memoria, paesaggio, tecnologia e gesto artistico. Cortili, portici e spazi di attraversamento accolgono opere che trasformano l’architettura in un organismo narrativo.
Dalla facciata illuminata da Luce Massiccia alla monumentalità ceramica di Regeneration, dalla struttura viva di Innesti alle riflessioni materiche di Esquisse, fino ai paesaggi luminosi di Kaleido, la Statale diventa un percorso in cui il visitatore è chiamato a muoversi, sostare, ascoltare e immaginare. È qui che la materia si rivela come esperienza condivisa, come processo in divenire, come racconto che unisce ricerca artistica, sperimentazione industriale e responsabilità ambientale.
Università degli Studi di Milano: il romanzo della materia
La Statale come cuore narrativo del progetto di Interni al FuoriSalone 2026
L’Università degli Studi di Milano diventa il centro pulsante della mostra. Qui la materia si manifesta come luce, colore, struttura, memoria, paesaggio e tecnologia. I cortili e i portici della Statale si trasformano in un percorso che invita a muoversi, osservare e sostare. Ogni installazione è un frammento di un racconto più ampio. La materia diventa esperienza, processo e relazione.
La facciata introduce il visitatore con Luce Massiccia alla Statale, ideata da Alexander Maria Bellman del Gruppo C14 ARCHITECTURE & DESIGN STUDIO con ILTI Luce (Nemo Group). L’opera esplora la compenetrazione tra luce e materia. Si ispira alle stelle massicce e alle teorie quantistiche. Gli elementi luminosi Miniflux trasformano la luce in una presenza fisica. La facciata diventa un corpo che vibra e si modella. Muri, volte e colonne assumono una nuova identità. La luce diventa materia che scolpisce lo spazio.
Subito dopo, Regeneration di Bertozzi & Casoni per Galleria Deambrogi Milano introduce un tema diverso. La scultura piramidale in ceramica policroma rappresenta un gorilla che tiene un capriolo. Le mani aperte evocano una pietà contemporanea. La composizione parla di cura, ascolto e fragilità. I materassi alla base richiamano le contraddizioni umane. I piccoli uccelli golden crest aggiungono un tono poetico. L’opera unisce forza e grazia. Invita a riflettere sulla compassione come materia del vivere.
Materia viva e trasformazione nel percorso di Interni per il FuoriSalone 2026
Nel portale della Hall dell’Aula Magna, Innesti di Silvio De Ponte per Idealverde racconta la trasformazione della materia. La struttura è composta da listelli di legno di recupero intrecciati. Ricorda nidi, radici e sistemi organici. Le piante e i rampicanti diventano parte dell’opera. La materia attraversa tre stati: recuperata, organizzata e vivente. La luce calda e i profumi completano l’esperienza. Il visitatore percepisce un paesaggio in continua evoluzione.
All’interno della Hall, il tema della materia come processo consapevole prosegue con Esquisse, progetto del Sony Group Creative Center con Setsu & Shinobu Ito. La collezione di arredi modulari utilizza materiali sviluppati da Sony: Original Blended Material e Triporous. Le superfici mostrano texture, imperfezioni e qualità tattili. La materia si presenta allo stato grezzo. Il dialogo tra progetto e responsabilità ambientale è diretto e immediato.
Kaleido, firmato da MAD (Ma Yansong e Andrea D’Antrassi) per Canva, esplora il rapporto tra luce, colore e intelligenza artificiale. Lo spazio è composto da frammenti luminosi e superfici trasparenti. L’AI agisce come un prisma. Trasforma idee e percezioni. Il visitatore attraversa quattro momenti: Reconsider, Act, Realize e Share. Ogni gesto produce un esito diverso. L’ambiente è dinamico e imprevedibile. La materia diventa luce che reagisce e si moltiplica.
Natura, paesaggio e memoria nel design 2026 secondo Interni
Nel Portico del Richini, House of Polpa per Mutti costruisce un’architettura interamente realizzata con 20.000 lattine di Polpa di pomodoro. Il colore rosso domina lo spazio. La luce si riflette sulle superfici metalliche. Il profumo richiama la freschezza del raccolto. La pavimentazione è realizzata con bucce di pomodoro riutilizzate. L’opera è un manifesto di circolarità. Dopo il Fuori Salone, le lattine verranno donate. La struttura è effimera per scelta. Racconta una filiera che lavora per ridurre l’impatto ambientale.
Nel Cortile del ’700, UN_Material di Piero Lissoni per Sanlorenzo interpreta l’imbarcazione heritage SHE. La materia diventa immateriale. Le sezioni in scala 1:1 sono rivestite in tessuto semitrasparente. I profili in metallo nero definiscono il volume. Una pedana segna la linea d’acqua. Un ledwall di dodici metri completa l’esperienza. L’opera riflette sulla spiritualità del design. La materia diventa racconto e memoria.
Nel Cortile della Farmacia, Infinity – Design della mente di Marco Nereo Rotelli unisce arte, scienza, musica e poesia. Sensori scientifici rilevano la presenza dei visitatori. Attivano suoni, luci e testi. La musica generativa di Alessio Bertallot nasce da una poesia di Valerio Magrelli. Il progetto affronta il tema della responsabilità tecnologica. Domyn e Veolia collaborano per esplorare il rapporto tra uomo e artificiale. L’opera invita a riflettere sulla coscienza umana come materia insostituibile.
Architetture del tempo e dello spazio nel percorso di Interni al FuoriSalone 2026
Nel Cortile d’Onore, Mater di Alessandro Scandurra con Holcim Italia rigenera le macerie. L’opera si ispira alla ricostruzione delle scuole in Ucraina. Le macerie diventano un anello circolare. È simbolo di comunità e protezione. Le sedute continue creano uno spazio di incontro. Una passerella conduce a una piattaforma centrale in legno. La materia diventa memoria e rinascita.
AO TING Court di Wu Bin – W.Design crea un paesaggio interiore. La corte di sei metri per lato è composta da volumi sovrapposti. Le variazioni di quota invitano a rallentare. L’opera richiama la pittura paesaggistica cinese. La materia diventa ombra e silenzio.
Chronolith di DAAA Haus Group per Recobel by Halmann Vella è una microarchitettura abitabile. Le lastre di pietra calcarea ricostituita definiscono lo spazio. La pianta richiama un quadrante. Un palo centrale proietta ombre che segnano il tempo. Una telecamera a 360° osserva i gesti dei visitatori. L’architettura si attiva attraverso l’uso spontaneo.
KIRI³ di Maria Elisabetta Ripamonti e Alex Terzariol per XLam Dolomiti valorizza il Supertimber. La Paulownia densificata è un materiale sostenibile. La struttura reticolare dimostra efficienza e leggerezza. Una pianta stilizzata rappresenta il passaggio dalla natura all’opera dell’uomo.
Materia, suono e percezione nel percorso di Interni durante il FuoriSalone 2026
Nel Cortile d’Onore, la materia assume una dimensione collettiva con I suoni della materia, progetto di OTTO Studio – Paola Navone e Cristina Pettenuzzo per il Consorzio Parmigiano Reggiano. Lo spazio circolare richiama la forma iconica del formaggio. Le superfici riflettenti e le pareti fonoassorbenti creano un ambiente sospeso tra luce e silenzio. All’interno, materiali e strumenti del processo caseario formano un arcipelago sonoro ideato da Studio Azzurro. Ogni presenza genera un suono. Il movimento dei visitatori diventa un’orchestra spontanea. L’udito si intreccia con tatto, gusto e olfatto. La materia viva del Parmigiano Reggiano respira e vibra. La struttura esterna in PVC metallizzato e le pareti interne gialle richiamano la pasta del formaggio. Tradizione e design dialogano in un paesaggio poetico.
Segue senzaFINE – beyond space limits, firmata da Simone Micheli Architectural Hero con Lumyra Energy, Pilosio e WorldHotels. La struttura circolare (diametro 6,50 m; altezza 10,50 m) crea uno spazio immersivo. Al centro si eleva un monolite con due videowall dedicati ai progetti Hubai Aparthotel e Sensoria Tower a Dubai. Luci, suoni e sfere in plexiglass verniciato amplificano l’esperienza. L’installazione diventa un portale sensoriale. La materia si libera dalla funzione e si fa visione.
Metalli, luce e trasformazioni nel racconto di Interni per il FuoriSalone 2026
Nel Sottoportico, Le stanze del Metallo di Alessandro Pandolfo per Secco Sistemi celebrano l’essenza del metallo oltre il prodotto finito. Quattro stanze circolari, realizzate in Corten, Inox Brunito, Ottone e Acciaio Zincato, uniscono luce, suono e profumo. Ogni ambiente invita a esplorare la materia con i sensi. Le superfici rivelano profondità espressive e qualità tattili. L’opera riflette la ricerca che anima la produzione di Secco Sistemi.
365 di Meneghello Paolelli per Gibus trasforma l’outdoor in un’esperienza in metamorfosi continua. La protagonista è la pergola bioclimatica Velvet, con copertura retrattile a doppia libertà. La luce si modula. Gli scenari cambiano. La pedana integrata e i cinque monoliti digitali introducono narrazione e dinamismo. L’installazione invita a percepire l’outdoor come un ambiente vivo.
Ceramics forged in Light di Snøhetta per VitrA è una microarchitettura contemplativa. La luce filtrata dagli oculi superiori richiama i bagni termali. Al centro, una piscina riflettente amplifica le forme circostanti. La materia ceramica si rivela in continua evoluzione. L’interazione tra acqua, luce e superfici costruisce un’atmosfera silenziosa. L’opera invita a una fruizione lenta.
Identità culturali, paesaggi e cura nel design 2026 secondo Interni
Busan Echoes, progetto di Migliore+Servetto per la City of Busan, crea un paesaggio risonante. L’installazione è aperta e permeabile. Elementi sonori ispirati alla tradizione coreana degli ottoni formano un giardino acustico. Il movimento delle persone attiva vibrazioni e connessioni. I veli tessili semitrasparenti riportano parole in Hangul. L’opera esprime l’identità culturale di Busan nel percorso verso World Design Capital 2028.
Tracce di cura, firmata da AMDL CIRCLE e Michele De Lucchi per Zambon, trasforma la casa archetipica in una pianta ramificata. Il visitatore percorre itinerari non convenzionali. La struttura unisce la superficie tecnologica dell’alluminio composito alle sculture in gesso lavorate a mano. Le opere raffigurano silhouette femminili ispirate ai bozzetti di Masahiko Cubo. Il progetto racconta l’impegno dell’azienda verso il benessere femminile.
Nel corner del Cortile d’Onore, Ad Aquam 2026 – Reflections di Rubinetterie Treemme, con Studio Q-Bic e gli studenti del POLI.design e della Scuola di Design del Politecnico, mette in luce il consumo idrico. L’involucro in lamiera specchiata ondulata richiama il movimento dell’acqua. Lo spazio immersivo mostra immagini e dati sul consumo globale. L’area espositiva presenta rubinetterie collegate a contatori in tempo reale. Riflessi e numeri creano un ambiente in mutamento.
Materia iconica, leggerezza e luce nel percorso di Interni al FuoriSalone
La dimensione monumentale emerge con Wild Kong di Richard Orlinski per Fidenza Village – The Bicester Collection. La scultura rossa alta tre metri cattura lo sguardo e diventa uno dei simboli del racconto di INTERNI durante il FuoriSalone 2026. Le superfici vibranti esplorano il rapporto tra istinto e coscienza, forza e vulnerabilità. L’opera diventa specchio della natura umana.
Goodbye discomfort, firmata da Thirtyone Design + Management per Uniqlo, è un cubo di tessuto AIRism. Il visitatore può attraversarlo. La materia reagisce all’aria e ai movimenti del corpo. L’ambiente è fatto di trasparenze e vibrazioni leggere. L’installazione traduce la filosofia LifeWear in un’esperienza sensoriale che si inserisce nel più ampio progetto di INTERNI per la settimana del FuoriSalone 2026.
Nel Loggiato Est, Light Knot Progression di BIG – Bjarke Ingels Group per Artemide prende forma come un filo luminoso che si intreccia nello spazio. Ogni nodo è diverso. Ogni nodo è più complesso del precedente. La luce diventa racconto. Il segno cresce, si intreccia, si evolve. L’installazione rende visibile il fluire della creatività.
Nel Loggiato Ovest, il giardino segreto di Pasquale Bruni, ideato da Christoph Radl con Eugenia Bruni, celebra il 65° anniversario della Maison. Gemme, metalli e luce si fondono in un paesaggio sospeso. La materia emerge dalla terra, si trasforma e si sublima nella luce. I gioielli diventano manifestazioni di energia e memoria, inserendosi nel paesaggio narrativo che Milano assume durante il Fuori Salone 2026.
Materia partecipata, gioco e comfort nel racconto finale di Interni
Nel Sottoportico, Rings – An open surface for light and form di Jan Puylaert per EcoPixel esplora il potenziale di un materiale riciclato. PERT riciclato al 100% diventa una superficie aperta. Gli anelli interconnessi creano una trama porosa e flessibile. La materia si fa struttura generativa.
Crafted to Transcend di Paola Sasplugas per PDPAOLA è un’installazione organica in gesso. Si ispira alla forma fluida dell’orecchino Glacier. Le superfici lisce e grezze invitano il pubblico a intervenire. I visitatori incidono e scolpiscono le parti ruvide. La materia registra la presenza collettiva. Il gioiello diventa esperienza partecipativa.
Metropac, del Corso Triennale in Design e Architettura degli Interni dell’Accademia IUAD, racconta un viaggio nel mondo del gaming. La figura di Pac-Man si muove in uno scenario metropolitano. Tre aree guidano il visitatore. La prima rievoca il labirinto del gioco. La seconda reinterpreta lo spazio bagno in chiave provocatoria. La terza presenta nicchie luminose ispirate ai fantasmi. L’opera riflette sul rapporto tra gioco e realtà urbana.
Comfort Inside, ideata da GCS Genny Canton Studio con Operaventuno per MCZ Group, invita a vivere il comfort come esperienza totale. Un volume rosso intenso accoglie il pubblico. Il percorso attraversa estremi climatici: calore, freddo, quiete domestica. La materia diventa clima, atmosfera, sensazione.
La materia origine, relazione e futuro
MATERIAE si chiude come un grande racconto dedicato alla materia. Ogni installazione, ogni gesto progettuale e ogni superficie contribuisce a costruire una visione condivisa. La materia è origine, perché dà forma al progetto. È relazione, perché connette discipline, persone e luoghi. È futuro, perché suggerisce nuove possibilità per abitare il mondo.
INTERNI, attraverso questa edizione 2026 del FuoriSalone, propone una riflessione ampia e necessaria. La materia non è solo ciò che compone gli oggetti. È ciò che compone le idee. Inoltre, permette di immaginare un design capace di unire responsabilità e immaginazione, tecnica e poesia, industria e visione.
Il percorso si conclude, ma la materia continua a parlare. Rimane come traccia, come memoria e come promessa. Infine, invita a guardare avanti con consapevolezza, leggerezza e curiosità.

Alessandro Trani
Direttore editoriale del network Le Roy. Coordina contenuti e progetti multimediali delle testate del gruppo. Leggi di più











