Un chiarimento necessario nel dibattito pubblico sulle cure palliative e la richiesta di suicidio assistito
La Società Italiana di Cure Palliative (SICP) ha pubblicato un nuovo Position Paper dedicato al rapporto tra cure palliative e la richiesta di suicidio assistito, un tema che negli ultimi anni è diventato centrale nel dibattito pubblico, giuridico e sanitario italiano. Il documento nasce da oltre un anno di lavoro del Comitato per le Questioni Etiche (COMETE), un gruppo multidisciplinare composto da 25 professionisti – medici, infermieri, psicologi, bioeticisti, giuristi e filosofi – che hanno scelto di confrontarsi senza pregiudizi, con l’obiettivo di costruire una bioetica condivisa e non polarizzata.
Il Consiglio Direttivo SICP ha approvato il testo il 5 giugno 2026, riconoscendone il valore scientifico e civile.
Un dibattito complesso, segnato dalle evoluzioni giurisprudenziali
Il tema della richiesta di suicidio assistito ha assunto un ruolo centrale dopo la sentenza 242/2019 della Corte Costituzionale, che ha aperto alla non punibilità in specifiche condizioni. Da allora, ulteriori pronunce hanno contribuito a definire un quadro giuridico in evoluzione, spesso oggetto di interpretazioni divergenti.
In questo contesto, la SICP – unica società scientifica italiana interamente dedicata alle cure palliative – ritiene necessario offrire una posizione chiara, argomentata e responsabile, per evitare strumentalizzazioni e semplificazioni che rischiano di allontanare il dibattito dalla reale tutela della persona malata.
Due domande diverse, due risposte diverse
Il Position Paper chiarisce fin da subito che cure palliative e la richiesta di suicidio assistito rispondono a domande umane radicalmente differenti.
Chi chiede cure palliative esprime il bisogno di essere aiutato a vivere fino alla fine, con dignità, con sofferenze sostenibili e con un rinnovato senso di continuità nella malattia. Chi formula una richiesta di suicidio assistito, invece, afferma che la propria sofferenza è diventata insopportabile e priva di senso, e chiede di porre fine alla vita in modo controllato.
La SICP sottolinea che entrambe le domande meritano rispetto, ma richiedono risposte diverse.
L’OMS definisce le cure palliative come un approccio che “afferma la vita e considera il morire un processo naturale; non intende né accelerare né ritardare la morte” (OMS, 1990). La richiesta di suicidio assistito appartiene invece a un paradigma differente, nel quale la morte anticipata viene considerata una possibile risposta a una sofferenza percepita come intollerabile.
La distinzione etica fondamentale riguarda l’intenzionalità:
- nelle cure palliative l’obiettivo è curare, alleviare, accompagnare;
- nella richiesta di suicidio assistito l’intenzione è provocare la morte per eliminare la sofferenza.
Il ruolo delle cure palliative nelle fasi preliminari della richiesta
Il documento chiarisce che le cure palliative non sono complementari né alternative alla richiesta di suicidio assistito: appartengono a paradigmi diversi. Tuttavia, la SICP ritiene essenziale che le équipe palliative siano coinvolte nelle fasi informative e valutative. Le cure palliative possiedono competenze specifiche nella valutazione della sofferenza globale, dei sintomi refrattari, della vulnerabilità psicologica, dei bisogni relazionali e spirituali, delle paure di abbandono e del timore di essere un peso.
L’équipe può verificare se la persona abbia realmente avuto accesso a cure palliative di qualità o se la richiesta di suicidio assistito sia influenzata da sofferenze evitabili, cattiva comunicazione, abbandono terapeutico o una presa in carico insufficiente. In questo senso, le cure palliative svolgono una funzione di tutela della libertà autentica della persona malata, garantendo che la scelta non sia condizionata da fattori correggibili.
Estraneità delle cure palliative alla fase attuativa
Il documento è molto chiaro: le cure palliative non devono essere coinvolte nella fase attuativa della procedura di suicidio assistito.
I singoli professionisti, come cittadini, possono scegliere secondo coscienza di partecipare, ma la disciplina palliativa – come identità professionale – deve rimanere distinta.
Le ragioni sono molteplici:
- evitare confusione tra ruoli e obiettivi;
- proteggere la fiducia sociale nelle cure palliative;
- evitare che le persone fragili temano un collegamento improprio con la procedura;
- preservare la libertà di accesso alle cure palliative senza ambiguità.
Il Position Paper sottolinea che confondere i due ambiti limiterebbe la libertà reale della persona malata:
“La libertà autentica non consiste soltanto nel riconoscimento astratto di un diritto, ma nella concreta possibilità di scegliere senza paura, senza ambiguità e senza condizionamenti impliciti”.
Le voci dei protagonisti
Gianpaolo Fortini, Presidente SICP
Fortini sottolinea che il documento nasce da una responsabilità “scientifica e civile”, e che la SICP ha voluto offrire un contributo rigoroso e pluralista per tutelare le persone più fragili. Ribadisce inoltre che i professionisti delle cure palliative non abbandonano mai la persona malata e la sua famiglia, qualunque sia il percorso scelto.
Danila Valenti, Vicepresidente SICP e Presidente COMETE
Valenti evidenzia che il valore del Position Paper risiede nella capacità di superare le polarizzazioni attraverso ascolto, rispetto e ricerca di soluzioni condivise. Racconta come, per oltre un anno, professionisti con sensibilità diverse abbiano lavorato insieme “senza pregiudizi”, scegliendo il rigore argomentativo e il dialogo come metodo.
Un appello alle Istituzioni
La SICP invita le Istituzioni a garantire un dibattito pubblico chiaro, non ideologico e rispettoso della dignità della persona, e a riconoscere la necessità di mantenere una distinzione netta tra cure palliative e la richiesta di suicidio assistito, proprio per tutelare la libertà di scelta in una società pluralista.
Documento completo
Il Position Paper è disponibile sul sito ufficiale SICP: https://www.sicp.it/doc/position-paper-rapporto-CP-richiesta-SMA.pdf











