Il modo di donare

“C’è chi regala a piene mani e nessuno gli è grato. Infatti, il modo di donare vale più di ciò che si dona”
Pierre Corneille, Il bugiardo

Questa battuta, tratta da una delle commedie più celebri del Seicento francese, racchiude un’intuizione che attraversa i secoli: non è solo il dono a contare, ma il modo in cui lo si offre. Corneille, che influenzò Molière e fu imitato da Goldoni, ci invita a riflettere su un tema che sembra marginale, ma che in realtà tocca il cuore delle relazioni umane.

Nel gesto del dare — che sia un aiuto, un consiglio, un sostegno materiale o morale — non è sufficiente la generosità dell’atto. È decisiva la maniera, la façon, come direbbero i francesi. Lo stile con cui si dona è parte integrante del dono stesso. Eppure, in un’epoca spesso frettolosa e trascurata, questo aspetto viene ignorato o sottovalutato.

Il modo di donare: una misura di rispetto, eleganza, umanità

Se si offre qualcosa facendolo pesare, il gesto perde gran parte del suo valore. Se si lascia intendere che ci si aspetta un contraccambio, la gratuità si dissolve. Invece se si tende la mano con impazienza, come se si volesse liquidare un fastidio, si umilia chi riceve, facendolo sentire un peso. Il modo di donare diventa allora una misura di rispetto, di eleganza, di umanità.

E non riguarda solo il dono materiale. Ogni azione — anche la più semplice — può essere compiuta con grazia o con trascuratezza. Lo scrittore tedesco Heinrich Böll lo aveva colto con precisione: «Nell’esercizio anche del più umile dei mestieri, lo stile è un fatto decisivo». Non è solo forma: è sostanza. È ciò che distingue il gesto meccanico da quello autentico, l’atto doveroso da quello sentito.

In fondo, il modo di donare è un riflesso della nostra interiorità. È il modo in cui ci relazioniamo agli altri, in cui riconosciamo la loro dignità, in cui scegliamo di essere presenti. E forse, proprio in questo modo, il dono più grande non è ciò che si offre, ma il rispetto con cui lo si fa.

Articolo precedenteDa una a cinque volte più inquinata l’aria che respiriamo in casa
Articolo successivoL’eczema: come riconoscerlo e gestirlo