Biennale di Venezia
Padiglione Italia, Torino
17 dicembre 2011 – 26 febbraio 2012
Sala Nervi, Palazzo delle Esposizioni
Corso Massimo D’Azeglio 15/b
Domenica 26 febbraio, ore 12
Finissage
“Il mondo non ha bisogno di dogmi,
ha bisogno di libera ricerca”.
Bertrand Russell (1872-1970)
Il mondo non ha bisogno di dogmi, il vangelo del laissez-faire nel poliedrico mondo dell’arte è stato finalmente scoperchiato. O meglio sfogliato da pagina a pagina, da nord a sud, dai piccoli borghi che raccontano la nostra storia alle globalizzate e rumorose metropoli. In estrema sintesi è l’afflato positivo ante-litteram che spazza via il “dovrebbe essere” al posto del più concreto e rassicurante “è”. Una sete di scoperta a più livelli per dimostrare che se le antinomie spariscono, allora il sistema non potrà che essere incompleto. Tutto questo in due parole è la “Biennale di Venezia”, la rivoluzione di Vittorio Sgarbi contro le ipocrisie, contro il sistema. Decentralizzazione e indipendenza dal controllo delle “caste” nel mondo dell’arte non significa, comunque, mancanza di autorità, di nerbo, di un filone unico che rende un collage di immagini eterogenee tra loro un vero e proprio mosaico, capace di restituire, a ben guardare, una visione d’insieme rivelatrice. Se viene dunque rivelata con lungimiranza l’arte che verrà – estrapolandola da questo fecondo primo decennio del nuovo millennio, da sempre portatore del cambiamento – si rimette parimenti in moto il nostro senso critico e le nostre idee.
Questa esposizione torinese è una riflessione ad alta voce nei confronti del ruolo di artisti sicuramente eterogenei per stile e per capacità di linguaggio, nei confronti di diverse prospettive ed ideali, consci che, come affermava Jacques Pierre Brissot de Warville, senza il coraggio di scomporre ogni parola, non si avranno mai delle vere conoscenze. Un amore sconfinato per la verità, come idealisticamente parafrasata da Condillac, senza dimenticare che il viaggio, prima che fisico parte in realtà dall’io, dalla nostra propensione ad aprirci. Solo dopo aver liberato noi stessi ognuno di noi potrà trasformarsi in maître de l’opinion publique, contribuendo a cambiare le regole del gioco. Contribuendo a regalare una promessa di felicità privata e un cammino dei linguaggi artistici, fuori da ogni costrizione, pienamente e liberamente autorealizzati.
Giorgia Cassini, direttore artistico
Selene Gravina – Caos
Carlo Bellomonte
Tun Chandà – Black and White












