libro Marani
Libro Marani

Una folta folla di persone ha gremito la sera del 6 febbraio la straordinaria Sala degli affreschi della centralissima sede milanese della Società Umanitaria. L’occasione, per la gioia degli innumerevoli appassionati, è stato l’incontro organizzato con uno dei massimi esperti di Leonardo, il Prof. Pietro C. Marani, Docente di Storia dell’Arte Contemporanea al Politecnico di Milano e Presidente dell’Ente Raccolta Vinciana. Marani ha parlato del suo libro “Le calze rosa di Salaì”, da quasi due anni in tutte le librerie. Vediamo cosa ha risposto alle domande che per l’occasione gli ha posto la Dr.ssa Milena Polidoro, Direttore Generale Società Umanitaria e Membro del Consiglio Direttivo Ente Raccolta Vinciana.

Professor Marani come mai uno dei massimi esperti internazionali di Leonardo decide di cimentarsi in uno scritto letterario?

Le ragioni un pò ludiche per le quali ho scritto “Le calze rosa di Salaì” sono varie. In primo luogo perché volevo calarmi nella mente dei due allievi più cari a Leonardo Salaì e Francesco Melzi, per capire come loro vedevano il maestro. Inoltre per rivalutare la figura di Salaì senza le costrizioni che uno scritto scientifico impone.

In effetti, Gian Giacomo Caprotti da Oreno, detto Salaì, è ricordato con le parole con le quali lo apostrofava il Maestro e cioè “ladro, bugiardo, ostinato e ghiotto” e gli studiosi gli hanno sempre attribuito un ruolo secondario.

L’idea di sottofondo di questo libro vuole proprio riscattare il giovane Salaino riconoscendogli un ruolo di riordinatore degli scritti di Leonardo. Questa interpretazione, che non può essere scritta in un testo scientifico perché priva di prove, si regge però su degli stati di fatto e cioè: Salaì arriva nello studio e lavora con Leonardo già quindici anni prima dell’arrivo di Melzi. Inoltre tanto inesperto non doveva essere perché in una lettera a Isabella d’Este, marchesa di Mantova, leggiamo che Salaì era un pittore giovane, ma assai valente, che aveva discusso d’arte con Perugino, Maestro della generazione di Leonardo.

Leggendo il suo romanzo ho colto come centro narrativo la presunta scoperta da parte di Francesco Melzi di un’opera di Leonardo che lui pensava perduta. Di che opera si tratta?

Si tratta della cosiddetta “Gioconda nuda” cioè il ritratto della favorita di Giuliano de Medici che Leonardo avrebbe realizzato a Roma tra il 1513 e il 1515.

La copia della Gioconda che si trova al Museo del Prado può essere attribuita a Melzi o a Salaì?

Per me non è possibile né all’uno né all’altro perché lo stile di Salaì è più libero, non particolarmente rigoroso nella resa plastica. Ma neppure è riconducibile a Melzi in quanto non presenta quella minuziosità tipica del suo stile. Nonostante il Prado abbia sottoposto la tavola alla riflettografia mettendo in evidenza l’esistenza di un disegno sottostante identico a quello che si trova sotto la Gioconda, ipotizzando che la copia sia stata eseguita contemporaneamente al lavoro del maestro, io ritengo che il cartone della Gioconda sia stato visibile agli allievi a Milano e che poteva essere copiato anche successivamente. Lo stile della copia del Prado è decisamente più accademica, più fredda nell’uso dei colori rispetto all’originale ed è per questo motivo che protendo ad assegnarla a un allievo di Francesco Melzi, Girolamo Figino.

Titolo evento:

Presentazione Libro

LE CALZE ROSA DI SALAÌ

Data evento:

6 febbraio 2013

Luogo evento:

Milano – Società Umanitaria

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© Nick Zonna

 

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