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Scrivere evitando la “Fissite”
Ogni tanto mi pongo questo interrogativo, che cosa significa scrivere? Quando penso a  questa domanda, nel mio animo spero che questo interrogativo possa agire contro uno dei brutti mali che minacciano quotidianamente lo spirito umano e che ho battezzato “fissite dell’essere”. Non voglio creare una nuova parola, non ho questa ambizione ma semplicemente perché come la maggior parte dei brutti mali, esso non è purtroppo dotato di nome.  Tutti siamo soggetti a volte a mali interiori senza nome che provocano smarrimento nei dottori e derisione negli amici. Come uccidere dunque la malattia della “fissite”? Semplice: ponendosi delle domande antibiotiche. Il quesito “cosa significa scrivere?” è la mia domanda antibiotica attuale, così come gli anti-biotici uccidono alcuni microorganismi, infatti, le domande che mi si autopongo possono uccidere le micro-certezze, ovvero quelle convinzioni che, mattone su mattone, erigono muri nel quotidiano pensiero. Il primo antibiotico scoperto contro alcuni batteri patogeni per l’uomo fu la penicillina; e la prima domanda che ciascuno scrittore-lettore dovrebbe porsi ogni giorno per non uccidere la scrittura è semplicemente “cosa significa scrivere?”. Molte sono le famiglie di antibiotici e molti i tipi, ci sono antibiotici specifici ed antibiotici “ad ampio spettro”, per esempio questi ultimi possono agire su molti tipi di batteri. Lo stesso vale per le domande. Ce ne sono molte alcune “ad ampio spettro”, come la domanda classica “qual è il senso della vita?”, che da sola evita un irrigidimento nel pensiero; ed altre più specifiche, come la domanda in questione “cosa significa scrivere?”, quesito  utile per i vari tipi di scrittori dallo sporadico come per il sottoscritto al giornalista; e ai vari tipi di lettori, dal lettore comune, lettore specializzato fino al lettore distratto-e-annoiato. È vero, a volte nella nostra lettura quotidiana galleggiano frammenti di  luoghi comuni e banalità, battute spazzatura di basso livello e superficialità luccicanti, ma personalmente difendo la “leggerezza della scrittura”, sia nel bene che nel male. Cosa significa scrivere dunque? Prima di tutto, credo, suscitare la voglia di leggere. Voler mangiare in senso metaforico le parole di qualcuno è forse questo che prova l’amore di un lettore che immagazzina e fa proprie le parole di chi scrive.
 
La storia è lastricata di decisioni prese pensando al presente, ma le cui conseguenze impreviste plasmano il futuro
 
L’amicizia non è un lavoro…l’amicizia non è un dovere da svolgere…l’amicizia non è il tmpo libero…l’amicizia è un sentimento che nasce nel profondo del cuore. L’amicizia è…affetto!!
 
Felicità
Mi vegeti dentro, pura, vibrando le fredde sensazioni del corpo, l’intera mia anima tutta. E mi piaci così come sei, in me, semplice e sincera col tuo candore originale
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FONTE:    Giorgio Cortese

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