Il suo colore biancastro ha suscitato la creazione di miti e leggende

da parte dei nostri antenati, ma prima della nascita della vita sulla terra essa non aveva colorazione.

Dal punto di vista etimologico, la parola Galassia deriva dal greco galaxias ossia latteo, utilizzato in epoca greca per designarla; poi dal latino Via Lactea. Alla via Lattea si riferiscono usando questo nome anche Eratostene, “Il circolo della Galassia”, ed altri autori greci, mentre per Ipparco è semplicemente “Galassia”. Presso molti altri popoli essa era nota come “il fiume celeste”. Fu nota anche come Eridanus, il ruscello celeste e a Roma come “ghirlanda celeste” ma anche “via celeste”.  Ovido narra nelle sue Metamorfosi questo mito che ci racconta che Zeus, Giove, affascinato dalla bellezza e dalla fedeltà della mortale Alcmena, per potersi unire a lei, approfittò dell’assenza del marito Anfitrione e ne assunse le sembianze per ingannarla. Zeus fece durare la notte tre giorni e dalla loro unione nacque Eracle, Ercole. Saputo del tradimento Anfitrione decise di uccidere la moglie, solo l’intervento di Zeus riuscì a salvarla, lo convinse infatti a perdonare Alcmena. Era,  Giunone, la legittima moglie di Zeus, non solo non volle accettare il bambino, ma tentò addirittura di ucciderlo. Zeus, approfittò del sonno della dea per attaccare Eracle al suo seno, perché sapeva che solo succhiando dal petto della madre degli dei, il semidio avrebbe potuto ottenere l’immortalità. Il bimbo però, già esageratamente forte da piccolissimo, ci mise una tale energia e forza che la svegliò e fece schizzare il latte da tutte le parti. Si narra che le gocce di latte cadute a terra diedero vita ai gigli, mentre quelle perse in cielo, originarono la Via lattea. In un’altra versione, la dea Atena, in complicità con Zeus, portò Era a fare una passeggiata e durante la loro escursione si imbatterono nel neonato abbandonato da Alcmena. Atena, stupita per la bellezza e la forza del piccolo, suggerì ad Era di attaccarlo al suo seno, perché si nutrisse. Era, intenerita, lo prese e lo attaccò al suo seno, ma egli cominciò a succhiare talmente forte che la dea, gemendo dal dolore lo allontanò da sé. Un getto di latte volò verso il cielo originando la Via Lattea, ma ormai Eracle era immortale e Atena, sorridendo, lo restituì ad Alcmena, raccomandandole di averne cura. In un altro mito Fetonte, figlio di Apollo e Climene, implorava il padre di cedergli temporaneamente il carro del Sole per poter dimostrare agli amici che lo stavano sbeffeggiando, che era davvero figlio del Dio Apollo. Da parte sua, Apollo, cercò di distrarre Fetonte da una idea così insana ma alla fine capitolò e gli concesse la guida del carro. Una volta partito però, Fetonte ebbe paura e commise l’errore di avvicinarlo troppo al cielo e lo bruciò dando origine così alla Via Lattea. I miti dell’antichità hanno e sempre avranno qualcosa da insegnare, anche all’uomo della post-modernità. Oltre ad aver gettato le basi dell’astronomia, una delle scienze più antiche, iniziando quello che sarebbe stato un percorso lungo quanto quello del genere umano ed arrivare fino a noi rappresentano dei temi universali che appartengono all’umanità intera persino a quella moderna. Sono la vita, la morte, il bene, il male, l’amore e l’odio: noi, nel tempo.

Giorgio Cortese di Favria Canavese
By Giorgio Cortese