Napoleone Putin
Napoleone Putin

 il bonapartismo

da Napoleone a Putin

La categoria di bonapartismo è stata usata, dalla morte di Napoleone in poi, per spiegare e identificare momenti politici particolari, di eccezione o di crisi. Essa si è spesso intrecciata, ma ne ha preso poi decisamente il posto, con quella di cesarismo. In sintesi sarebbero bonapartisti i regimi di potere personale autoritario con un forte fondamento plebiscitario. La storia di questa categoria, naturalmente, è complicata e contraddittoria, abbraccia gli anni Venti e Trenta dell’Ottocento in un’ottica romantica e democratica, che viene vissuta come tale soprattutto in Italia e Polonia, mentre in Spagna, Olanda e Svizzera è sinonimo di tirannia. Successivamente in Francia, con la presa del potere di Luigi Napoleone, il nipote, che diventa Napoleone III e fonda il Secondo Impero, a metà del secolo, che essa s’impone nel suo significato più moderno. Questo fa dire a Karl Marx indicando Napoleone III un esempio della storia che si ripete due volte, e la seconda come una farsa,, nello scritto Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte, definendo il regime bonapartista quale simbolo di un equilibrio tra le classi e, al tempo stesso, della crescente autonomia del potere esecutivo, che si rende indipendente sia dallo Stato sia dalla società. Nella seconda metà dell’Ottocento, comunque, permane un’ambiguità nel giudicare l’autoritarismo rivoluzionario che intende riportare ordine e legge, grazie a un carisma personale, di cui i due Napoleoni sono l’incarnazione, anche se in maniera ben diversa, ma anche a quell’appello al popolo che viene sancito proprio nell’articolo 5 della Costituzione del gennaio 1852. E poco importa se è previsto da parte di un presidente della Repubblica che si incoronerà poco dopo Imperatore. Nella storia francese sono diversi i momenti politici in cui viene individuata una forma di bonapartismo, dal boulangismo, il generale Georges Boulanger, che ipotizza un colpo di Stato nel 1889 al gollismo, il  generale Charles de Gaulle che fa l’appello nazionale il 18 giugno 1940 per continuare a combattere la Germania o che nel giugno 1958 ottiene i pieni poteri dall’Assemblea nazionale, modifica la Costituzione e inaugura la Quinta Repubblica. Ma non manca chi vede nel bonapartismo un’anticipazione francese del fascismo, come ebbe a scrivere il pensatore liberale Raymond Aron nell’agosto 1943 su La France Libre. Anche se continua il confronto storico che accoppia Napoleone I ai grandi tiranni del Novecento, Stalin e Hitler compresi, il richiamo al bonapartismo suggerisce che non si tratti di una semplice dit tura, anche se spesso è presente con forza un elemento militare, ma di un regime che trova una legittimazione plebiscitaria, legata a un populismo demagogico non disgiunto da interessi sociali. Il bonapartismo è al tempo stesso il sintomo e il risultato di una crisi della democrazia (o del liberalismo) e del regime parlamentare, a cui un personaggio carismatico risponde con la forza del consenso plebiscitario e del controllo militare. Gli studi politologici hanno in genere connesso il bonapartismo alla storia occidentale, ma le vicende del Novecento possono suggerire che è stato invece altrove che esso ha trovato una propria manifestazione, naturalmente declinata con le caratteristiche di tradizioni diverse. E l’esempio forse più calzante lo troviamo al termine della Prima guerra mondiale, in una delle potenze sconfitte, l’Impero ottomano. Qui, di fronte alle misure punitive dei trattati di pace e all’appoggio anglo-francese a uno smembramento territoriale, il generale Mustafa Kemal, eroe della battaglia di Gallipoli vinta sui britannici nel 1915 e leader del nazionalismo turco, guida un governo provvisorio e un esercito capace di sconfiggere non soltanto le truppe greche, ma le pressioni occidentali. La creazione della Repubblica di Turchia con il nome di Kemal Ataturk, al di là del passaggio opposto a quello bonapartista, dall’Impero alla Repubblica invece che il contrario, si caratterizza proprio per un consenso plebiscitario ripetuto, fondato sulla maggioranza dei cittadini turchi e sulla penalizzazione degli altri, sull’intreccio tra potere militare e civile, sulla spinta autoritaria alla modernizzazione che agli occhi di molti osservatori assimila il regime di Atatürk al fascismo italiano. Un’altra figura che di può collegare al bonapartismo è quella di Gamal Abdel Nasser, tenente colonnello alla guida del colpo di Stato dei liberi ufficiali in Egitto nel 1952 e due anni dopo nominato primo ministro, artefice della nazionalizzazione del Canale di Suez e di una nuova Costituzione. La sua legittimazione avviene sulla base del presunto orientamento socialista, mostrando, nel confronto con Ataturk, come fascismo e socialismo fossero entrambi possibilità insite nella logica di regimi bonapartisti. In questo caso, come del resto in quello turco, manca la crisi di un regime liberale e il bonapartismo si manifesta sostanzialmente come potere personale autoritario e paternalista, fortemente legittimato dal consenso popolare, che in questi casi si manifesta in gran parte sul versante internazionale, come capacità di contrastare il colonialismo occidentale. Un episodio che avrebbe potuto riproporre In qualche modo il bonapartismo in Europa è costituito dalla rivoluzione dei garofani in Portogallo nel 1974, un colpo di Stato militare senza violenza organizzato dal Movimento delle forze armate, formato da ufficiali progressisti. Il generale Otelo de Carvalho, l’unico dotato di un carisma notevole e di capacità politiche oltre che militari, sceglie però la fedeltà alla logica della transizione alla democrazia, che non può prevedere una sua messa in mora prima ancora che si sia stabilizzata. Un bonapartismo che sembra seguire quello francese dell’Ottocento, più forse quello  più simile ad  una buffonata di Napoleone III che non quello violento di Napoleone I, anche se i sudditi potrebbero non essere d’accordo è rappresentato dall’ascesa al potere di Vladimir Putin in Russia. Eletto presidente nel 2000, dopo le improvvise dimissioni alla fine del 1999 di Boris Eltsin, del quale era stato per alcuni mesi primo ministro, Putin costruisce a tappe successive il regime bonapartista, puntando molto sull’aspetto simbolico della propria potenza e grandeur, propagandata da un regime che si caratterizza per l’ultranazionalismo, la forte centralizzazione statale, l’avventurismo militare l’annessione territoriale, la creazione di un partito di regime e di un forte movimento giovanile. Putin sembra incarnare il leader di un esecutivo indipendente che vuole porre sullo stesso piano le classi sociali, valutandole per il loro rapporto e sottomissione al potere e offrendo una stabilità politica, creando un accordo con gli oligarchi disposti ad appoggiarlo e combattendo ferocemente chi di loro gli si oppone, costruendo una nuova narrazione nazionale, un nuovo accordo con la Chiesa ortodossa, una nuova memoria collettiva fondata sull’orgoglio identitario. A distanza di due secoli può apparire paradossale che proprio a Mosca, dove Napoleone I conobbe l’inizio della sconfitta del suo sistema di dominio, si sia solidamente costituito un potere bonapartista.

Giorgio Cortese
A cura di Giorgio Cortese