Ristorante Terrazze del Ducale
Piazza Matteotti 8 / 3° Piano – Genova

Presenta la Cena: Venerdì 13 Maggio ore 20,30
“A l’è cheito un-a bagascia in mà senza bagnase”
“Due occhi da strega, la bocca un amore, un corpo stupendo da far cambiar colore e quando, per caso, ti sorride, ti sembra di trovarti in paradiso” (Antonio Canepa)
Una cena molto particolare in cui si riscopre, tra una portata e l’altra, Genova attraverso i suoi vizi che, talvolta profumano di virtù, scoprendo la storia della professione più antica del mondo dagli albori dei tempi ai giorni nostri . Dalla Genova romana alla legge Merlin, ogni caruggio o piazzetta ci raccontano aneddoti curiosi, malinconici e talvolta divertenti. Il postribolo pubblico del ‘500 e le case chiuse di più recente memoria: chi ci viveva, chi le frequentava, come funzionavano. Un percorso inedito e interessante, che, senza mai scadere nel volgare, rispecchia una seria analisi storica supportata da molti, moltissimi pettegolezzi; che ci permette di conoscere, in modo lieve e garbato, un aspetto della vita che solo l’ipocrisia nasconde. Ripercorreremo quei luoghi che sono stati teatro di piccoli inganni, dove fino a poco tempo fa, sotto gli occhi di tutti, si esercitava il gioco d’azzardo. Vi racconteremo gli aneddoti più divertenti e le curiosità legate ad un mondo che oggi non c’è più. 
adornoIntrattenimento a cura di:
Sophie L’Amour e Marco Alex Pepè con la partecipazione di Lucia Vita e Rossella Bianchi, che per l’occasione presenterà il suo nuovo libro “Il Prezzo di Essere”
Menù:
– Aperitivo di benvenuto
– Pennette alla Puttanesca
– Roast beef al sale con Patate
– Dolce Tentazioni di Venere al Cioccolato
– Acqua, Vino e Caffè
Prenotazione Obbligatoria Quota di partecipazione 35,00 Euro
– Prenotazione obbligatoria 3939740952
Cena organizzata dal Ristorante Le Terrazze del Ducale – Piazza Matteotti 8 – 3° Piano – Genova info intrattenimento: fondazioneamon@live.it – www.ghosttour.it
* Tra il XIV e il XV Secolo la Repubblica di Genova gestiva il postribolo di stato nella zona di Monte Albano, l’attuale Via Garibaldi e Piazza Fontane Marose. Al suo interno le lavoratrici dell’antica “arte del meretricio” potevano esercitare indisturbate la loro arte, erano protette e se si ammalavano erano curate. Tutto questo versando 5 soldi a un Podestà designato dalla Repubblica. Con i proventi di tale gabella furono finanziati, dalla Repubblica, importanti opere monumentali, tra queste, la costruzione e l’ampliamento della fabbrica moli, zona che era severamente vietata alle nostre lavoratrici e da qui il proverbio genovese: “A l’è cheito un-a bagascia in mà senza bagnase”, che sta a indicare una cosa impossibile da realizzarsi!











