CORPO non CORPO: Salvatore Garau e l’enigma dell’immateriale

Lo Spazio Roseto di Corso Garibaldi ha aperto oggi le porte alla stampa per un’anteprima che promette di far discutere: “CORPO non CORPO”, personale di Salvatore Garau a cura di Milo Goj, in programma dall’8 aprile all’11 maggio. Tra tele vibranti, video paradossali e il fantasma delle celebri sculture immateriali dell’artista sardo, la mostra ribadisce una domanda: cosa è reale nell’epoca dell’intelligenza artificiale?

Il corpo (che non c’è) della pittura

Entrando nella galleria, si è accolti da un viola sacrale e un verde ipnotico che dominano le 15 tele di grandi dimensioni. Sono opere “fisiche”, sì, ma costruite su teloni di PVC riciclato da vecchi manifesti pubblicitari – un gesto che trasforma lo scarto in spiritualità.
Titoli come “Università Immateriale di estrema Sapienza” suonano come provocazioni: Garau invita a riconquistare l’immaginazione, unico baluardo contro l’omologazione tecnologica.

A sorprendere, però, è il dialogo con le opere immateriali. In un angolo, il video Autoritratto (2022, inedito) ribalta il concetto di rappresentazione. «Qui il viola non è un colore, è un’assenza che diventa presenza», commenta Garau, sfiorando una tela con toni liturgici.
È un iperrealismo senza corpo, come lo definisce Hegyi, eppure quell’assenza è più tangibile delle tele stesse.

Salvatore Garau e il paradosso del mercato

Non si può parlare di Garau senza ricordare le sue sculture invisibili: “Io Sono” e “Davanti a te”, vendute da Pananti nel 2021 per 15.000 e 28.000 euro. Vendite che generarono polemiche e accese discussioni a livello globale. Oggi, l’artista ride di quei dibattiti: «L’immateriale non è una truffa, è una sfida al nostro sguardo», dice mentre indica una tela nera che evoca la sua prima mostra da Cannaviello nel 1984. «Allora come oggi, cerco di dipingere l’invisibile che ci rende umani».

Rocco Roggia, AD di Roseto, sottolinea il legame con Milano: «Sostenere arte così radicale è un modo per ripensare la città oltre il design». E infatti, la mostra è un evento collaterale della Design Week 2025, ma ne stravolge i codici: qui non si celebra la forma, ma il suo fantasma.

CORPO non CORPO
Perché (non) andarci

“CORPO non CORPO” non è una mostra semplice. Chi cerca rassicurazioni estetiche resterà deluso. Ma per chi è disposto a farsi interrogare dal vuoto, dall’ossimoro, da un’arte che esiste “nonostante”, l’appuntamento è all’8 aprile (ore 10, ingresso libero). Garau, come un alchimista contemporaneo, ci ricorda che la vera materia prima dell’arte è l’enigma.

INFO:
Spazio Roseto, Corso Garibaldi 95, Milano.
8 aprile – 11 maggio 2025, ore 10-19.
Catalogo con testo di Lóránd Hegyi.

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