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PALAZZO REALE
MOSTRA ALBERTO SAVINO

dal 25 febbraio al 12 giugno 2011

MILANO.  Dopo trent’anni di assenza Alberto Savinio torna a Milano con una mostra antologica a Palazzo Reale che celebra  l’opera di un artista raffinato e poliedrico.  “Alberto Savinio. La commedia dell’arte”, promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune e prodotta da Palazzo Reale con 24 Ore Cultura (Gruppo 24 Ore), è in programma dal 25 febbraio al 12 giugno 2011. L’esposizione, curata da Vincenzo Trione, è divisa in cinque sezioni ed è accompagnata, in apertura e chiusura, dalla voce di Toni Servillo che legge una selezione di testi saviniani dedicati all’arte e al teatro.  La mostra è la prima iconografica di un artista del XX secolo dopo l’apertura del Museo del Novecento ed ha il sostegno dell’Archivio Savinio di Roma. Presenta oltre 100 opere, di cui 10 inedite. Fratello di Giorgio de Chirico, Savinio (1891-1952) ha attraversato tutta la prima metà del XX secolo, caratterizzandola in maniera originale e anticipando il postmoderno nelle arti, dalla letteratura alla pittura.

“Siamo d’accordo con Savinio quando ci chiede di rinunciare all’omogeneità delle idee esortandoci invece a ricercare la convivenza creativa – afferma l’assessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory – dove la cultura non diventa fanatismo ma, al contrario, il suo smascheramento. Non penso a Savinio come un intellettuale e un artista, di cui abbiamo comunque bisogno, ma come un legislatore quanto mai necessario”. La mostra vuol individuare il codice-Savinio: pur restando sempre dentro la cornice del quadro, Savinio apre la pittura a continue contaminazioni con linguaggi come il mito, la letteratura, l’architettura, la musica, le arti applicate, il teatro. Un autore rinascimentale e pre-postmoderno. “Savinio – spiega Vincenzo Trione – è un affascinante e inestricabile caso. Egli appartiene fino in fondo alla tempesta culturale del XX secolo: il suo immaginario è influenzato dalle investigazioni surrealiste intorno alla dimensione dell’inconscio e alla rivelazione dell’onirico. Appartiene, però, anche al futuro. È un pittore che compie esercizi legati alla tradizione della figuratività italiana: guarda alla dimensione del mito, apportando su questo materiale trasgressioni iconografiche. Ed è pure proiettato verso costellazioni profetiche: è regista di fantasticherie fatte di mostri assurdi, dalle sembianze umane e animali insieme, le cui caratteristiche fanno pensare ai mutanti che riempiono i romanzi di fantascienza”. L’allestimento, a cura dello Studio AR.CH.IT  Luca Cipelletti e Associati, recupera il tema della finestra e del “guardare attraverso”: le prospettive e i coni ottici distorti e ruotati, ricorrenti nel repertorio di Savinio, prendono corpo in questo vero e proprio spettacolo, coinvolgendo e rendendo protagonista lo spettatore della mostra. Il comitato scientifico è composto da Gabriella Belli, Jean Clair, Gillo Dorfles, Paola Italia, Alessandro Tinterri,  Didier Ottinger e Vincenzo Trione.  La mostra è accompagnata da un ampio catalogo che contiene saggi di Trione, Dorfles, Roberto Calasso, Paola Italia, Alessandro Tinterri e Nicoletta Cardano. Ogni sezione è introdotta da testi di scrittori: Paola Capriolo, Emanuele Trevi, Tiziano Scarpa, Edoardo Albinati, Giuseppe Montesano.

LE SEZIONI DELLA MOSTRA

Miti dipinti

La mostra si apre con la sezione dedicata al rapporto con il mito: rovine, templi antichi, statue e leggende sono la grammatica con cui Savinio rappresenta lo “spirito moderno”. Tracce che rinviano a una Grecia “portatile e nei modelli più alti tascabile”. Schegge che consentono di “intelligere la vita nel modo più acuto e assieme più ‘frivolo’”. Sono “dèi leggeri” quelli che si rivelano nell’universo saviniano, impegnato in operazioni ordinarie come Hermes il portalettere. Si tratta di presenze tangibili, in bilico fra burla e tragedia. Numi straniati o deformati, magari ingolfati in abiti borghesi, sovente affacciati verso terre lontane. Tra le opere esposte in questo capitolo: “Battaglia dei centauri” (1930), “In visita” e “Penelope” (1930). Queste ultime tele fanno parte del ciclo “Canto d’amore”, dove personaggi animaleschi imperturbabili indossano abiti borghesi in scenografie sontuose.

 Letterature dipinte

Nella seconda sezione, la pittura si apre a nuovi codici. L’artista elabora una personalissima cartografia divagando nei territori della letteratura. Ritrae poeti, filosofi e muse, per sottolineare il legame indissolubile tra opera scritta e dipinta. Tra i quadri esposti: “Il sogno del poeta” (1927), “I filosofi” (1927). Rilevante l’omaggio ad Apollinaire (1927), il nume tutelare dei fratelli de Chirico negli anni parigini, dove si riprendono i tratti di un volto femminile romano del Fayyu’m.

 

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