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19 marzo – 28 maggio 2011

Gulliver. Ovvero la sindrome di Lilliput

La microarte di Enzo Forese e Mimmo Iacopino

Galleria Colossi Arte Contemporanea

Corsia del Gambero 12/13, 25121 (Brescia)

tel. +39 030 3758583; cell. +39 338 9528261

www.colossiarte.it – info@colossiarte.it

La stagione primaverile della  Galleria s’inaugura con la mostra dedicata a Gulliver. Ovvero la sindrome di Lilliput  la microarte di Enzo Forese e Mimmo Iacopino.

Due artisti le cui opere creano mondi preziosi e raffinati, memori dei misteriosi territori del paese di Lilliput, scegliendo entrambi di lavorare sulla piccola dimensione, di confrontarsi con la minuziosa complessità delle cose.

Enzo Forese crea opere pittoriche che nella loro massima estensione raggiungono il formato di 18 x 24 centimetri, oppure compone collage dove sono ricreate situazioni ironiche e sognanti che sovente traducono il suo sguardo sul mondo. Elemento ricorrente nelle sue opere pittoriche è quel vaso di fiori che voluttuoso si adagia in paesaggi memori delle composizioni metafisiche, costruiti con campiture cromatiche sapientemente date. Il colore non è tuttavia utilizzato seguendo regole ottiche e percettive scientificamente approvate: anche laddove ci pare di scorgere un attento calcolo delle tonalità cromatiche, Enzo Forese sta seguendo il suo personale sentire, rispondendo semplicemente al desiderio di vedere sulla tela e di ritrovare nei collage il proprio mondo interiore.

Guardiamo le opere di Forese con gli stessi occhi curiosi, e vagamente stralunati, che Gulliver aveva quando si affacciò sul mondo di Lilliput: siamo noi a dover sbirciare nelle sue composizioni dove ciascuna opera si rafforza dialogando con le altre, in un intenso gioco di rimandi cromatici e linguistici.

Con lo stesso sguardo ci rivolgiamo anche alle opere Mimmo Iacopino, composizioni modulari che possono affrontare la grande dimensione, sebbene spesso prediligono il piccolo e medio formato e che scelgono, quali materiali compositivi, fili colorati, fettuccine di velluto, metri da sartoria, strisce di plastica, o anche immagini ripetute e caratterizzate dalla dimensione allungata, come le matite colorate. Mimmo Iacopino assapora il segreto intrecciarsi di elementi curiosi, creando composizioni geometriche e astratte che rivelano la sua inarrestabile e irriverente vocazione dadaista di trasformare in opera d’arte l’oggetto quotidiano. Il piacere, oltre che nella vista, è anche nel tatto, nell’invito a percorrere fisicamente il quieto rincorrersi degli elementi compositivi, il lucido brillare della plastica colorata, l’ipnotico richiamo dei numeri stampigliati sui metri da sartoria, il ritmico dialogo tra i diversi fili intrecciati.

Enzo Forese e Mimmo Iacopino giocano allora a mettere in luce, e al contempo a nascondere, sogni, pensieri, sensazioni, attimi di saggezza o anche di follia attraverso opere enigmatiche che rivelano, innanzitutto, il desiderio di mettere in scena il loro mondo.

E di mostrarlo al nostro sguardo.

 

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