Musei Vaticani: apre la “Sala Matisse”,
capolavori svelati dopo 30 anni»
21 giu. Nella sala, che gode di un complesso sistema di climatizzazione e di illuminazione studiato ad hoc per i materiali delicati di Matisse, è esposto anche il Crocifisso d’altare fuso in bronzo, sempre opera di Matisse. In futuro, a rotazione, saranno presentate le casule colorate (cinque in tutto) che Matisse disegnò per le cerimonie liturgiche, e la piccola maquette della «Fleche», la croce-campanile che orna il tetto della cappella.
Diversi i momenti che hanno segnato il progetto tra questi, come racconta Micol Forti, affiancata nell’operazione da Francesca Boschetti, «l’intervento per la Cappella, che il 25 giugno prossimo celebra i sessant’anni dalla apertura, dove Matisse ha lavorato su tutti i dettagli, pensando l’ambiente come una vera opera d’arte totale. E il contesto in cui nacque l’opera, quello dell’ordine dei Domenicani che si contraddistingue nel rinnovamento del linguaggio dell’arte sacra in Francia». Strategica, la donazione: «Matisse educò i tre figli alla cosa pubblica, alla memoria collettiva, al senso di un patrimonio pubblico prima del mercato – dice Forti – E la famiglia donerà moltissimo in modo che il rispetto per il lavoro del padre si conciliasse con un patrimonio diffuso. Nel 1980 tutti e tre i figli ratificano la donazione al Vaticano».
Ma ci sono voluti trent’anni per tirare fuori dai depositi le opere: Tutto è rimasto in fase di sospensione per l’assenza di fondi. Fino a Liana Marabini, che ha sposato e interpretato il progetto. A concludere l’allestimento, in sala, spicca la scultura della «Madonna in pietra calcarea» di Lucio Fontana.











