GIOVANNI MUZIO
Giovanni Muzio

Walter Voulaz

Presenta

OBJECTS (IN THE NAME OF LOVE)

Milano Design Week 17- 21 aprile 2012

Walter Voulaz, Via Manzoni 29

www.waltervoulaz.it

a cura di Susanna Legrenzi

con

Costanza Algranti, Luca Andreoni, Antonio Aricò, Bianco e Valente, Luca Campigotto, Sergio Calatroni, Letizia Carriello, Alejandro Céron, CLS, Gianluigi Colin, Demian Conrad, Alberto Coretti, Love Difference, Natascia Fenoglio, Lia Ferrari, Odoardo Fioravanti, Tommaso Giocoladelli, gum design, Giancarlo Iliprandi, Giovanni Innella, Francesco Jodice, Stefano Maffei, Jorge Manes Rubio, Maurizio Maselli, Stefano Mirti, Giovanni Muzio, Davide Oldani, Lorenzo Palmieri, Donata Paruccini, Marco Petroni, Pier Paolo Pitacco, Emiliano Ponzi, Olivia Porta, Giorgio Possenti, Massimiliano Simonetta, Marta Sforni, Sovrappensiero, Delfino Sisto Legnani, Carlo Stanga, Lola Toscani, Dominic Wilcox, Andrea Valle

Nel centro di Milano, nel quadrilatero della moda apre la boutique di Walter Voulaz il designer italiano considerato internazionalmente “il maestro” della camicia fin dalle sue prime collezioni. Gli spazi sono parte integrante dell’edificio storico di via Manzoni che ospita il celebre Grand Hotel et de Milan, che vide tra i suoi ospiti personaggi illustri come Giuseppe Verdi, Gabriele D’Annunzio, Maria Callas e Rudolf Nureyev. Non poteva esserci luogo della moda più adatto ad ospitare questa mostra. E’ il tempio delle camicie, primo monomarca in Italia, di Walter Voulaz. C’è solo un capo d’abbigliamento imprescindibile nel guardaroba di ognuno, che può essere

indossato in ogni occasione e che va al di la del tempo: la camicia.

“La camicia non ha una forma ma mille forme ognuna si deve adattare a chi la porta”.

“OBJECTS (IN THE NAME OF LOVE)” è una collezione estemporanea di oggetti d’affezione che abitano il privato di 40 protagonisti del contemporaneo.

 GIANCARLO ILIPRANDILuca Andreoni

    Giovanni Muzio – architetto                                Giancarlo Iliprandi – art director                        Luca Andreoni – fotografo

Una manciata di pietre dai deserti americani dell’Ovest, il portacenere anni Trenta di un architetto che ha disegnato Milano, un libro d’artista, uno specchio che accompagna quattro generazioni di donne, le strisce di Dylan Dog, il calco in gesso di una mano di una Venere, la maschera di una vecchia BMW per un on the road generazionale… I micro led dei ripiani di legno ebanizzato rivelano gli oggetti esposti e fanno affiorare i ricordi Il verde “le Corbusier” delle pareti li avvolge in un atmosfera intima e suggestiva. Sottile filo rosso, il valore sentimentale delle cose, quel legame invisibile che unisce uomini e memorie, trasformando un semplice oggetto in un testimone (silenzioso) del tempo.

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