Il campo di grano
Il campo di grano

La nostra grande ricchezza…il grano

Il grano

Dal grano tenero si ricavano le farine, dal duro le semole

La coltivazione del grano ha origini antichissime ed è iniziata con la selezione e la propagazione di sementi ricavate da varietà selvatiche particolarmente resistenti. Ma solo nel 1900 dopo gli esperimenti condotti dal biologo ceco Gregor Johann Mendel, 1822-1884, gli scienziati hanno iniziato al miglioramento genetico anche di questo prezioso frumento per noi esseri umani.  Il grano ha avuto un’importanza fondamentale nello sviluppo degli esseri umani e ha avuto nei millenni un rilevante valore culturale ed economico. I nostri progenitori hanno iniziato la coltivazione del frumento circa diecimila anni fa, quando i gruppi imani da cacciatore erranti, diventano stanziali, con la necessità di procurarsi il cibo costantemente “in loco”; il grano si sviluppò naturalmente in una zona detta “mezzaluna fertile”, l’attuale medioriente, situato lungo il fiume Nilo e tra i fiumi Tigri ed Eufrate. In questa zona, naturalmente prodiga nei confronti del frumento, si sono sviluppati questi cereali che prendono il nome dalla dea Cerere che ne avrebbe fatto dono divino agli uomini. Si fa presto dire grano, questo cereale viene distinto in tenero e duro  a seconda della facilità con la quale viene sbriciolato.Festa del Grano Castelbuono Tenuta Fiasconaro-min

Festa Del Grano Castelbuono Tenuta Fiasconaro

Dal grano tenero si ricavano le farine, dal duro le semole. Sono due tipi di grano e il grano tenero viene coltivato  nelle zone temperate fredde, mentre il grano duro si produce nelle zone temperate calde, e non cresce nella fascia tropicale. Ho parlato del grano per arrivare alla guerra in Ucraina, uno dei maggiori produttori di questo frumento nel mondo, con campi minati e il porto di Odessa bloccato per l’export dei questo prezioso frumento. La guerra in Ucraina non solo è drammaticamente vicina per l’Italia, ma ha una ripercussione diretta sull’aumento degli alimenti. Dall’inizio dell’invasione russa i prezzi del grano, il mais e altri prodotti agroalimentari sono schizzati nella Borsa di Chicago e le quotazioni del Matif di Parigi, borsa di riferimento per le materie prime agricole in Europa. Pensate che l’Ucraina e la Russia insieme rappresentano più di un quarto del commercio mondiale di grano, nonché un quinto delle vendite di mais. La chiusura di porti e ferrovie in Ucraina, soprannominata il granaio d’Europa, ha già iniziato a gettare nel caos le esportazioni di merci della nazione. Ma il problema non sono solo le spedizioni. La Russia è anche un importante esportatore a basso costo di quasi ogni tipo di fertilizzante, allora se pensiamo alla catena alimentare del frumento, ogni piatto di cibo che tocchiamo è arrivato lì con i fertilizzanti di aiuto. Se il commercio globale viene interrotto, comporterà costi più elevati per gli agricoltori di tutto il mondo e, a sua volta, una maggiore inflazione alimentare. La crisi del grano e dei prodotti derivati sarà un grande problema per il settore molitorio e per tutto l’agroalimentare in Italia. Molto probabilmente le imprese italiane del settore dovranno rifornirsi di grano in altri mercati, come Canada, negli Stati Uniti o Australia, molto più lontani, con un conseguente aumento dei prezzi per i consumatori. Ma, la guerra Russia-Ucraina rischia di mettere nei guai anche l’Africa dal punto di vista alimentare. L’ Eritrea  dipende per il 100% dal grano prodotto nei 2 Paesi in guerra, o della Somalia il cui rapporto di dipendenza supera il 90%, o ancora come l’Egitto che dipende per l’80% dalla produzione di queste zone, purtroppo non sono casi isolati, pare che siano almeno cinquanta i Paesi in via di sviluppo dipendenti per oltre il 30% dalle importazioni di cereali dalle zone di guerra e venticinque lo sono per oltre il 50%. Sono stati fragili dove i governi si basano per buona parte dei propri consensi sulla somministrazione di cibo a condizioni accessibili, uno stabilizzatore che in questo caso potrebbe venir meno in breve tempo. Per loro vare sempre il detto latino “panem et circenses”, pane e giochi per tenere buono il popolo riempiendo la pancia e poi lo sport per distrarli. Adesso tutto questo rischia di saltare, alcuni di questi paesi hanno uno stock di cereali per non oltre due settimane. La vera fame per molti territori, in altre parole, sarebbe dietro l’angolo a causa di qualcosa che accade a migliaia di chilometri. Anche la Cina, principale importatore mondiale di prodotti agricoli, è preoccupata. D’altra parte la questione delle scorte alimentari non è solo dei nostri tempi. Da sempre l’umanità ha dovuto conservare parte della produzione per la semina dell’anno successivo e per far fronte a momenti di difficoltà. Anche nella Bibbia si trova una riflessione su questo argomento, al punto che una delle vicende più affascinanti del libro della Genesi, la storia di Giuseppe in Egitto, è costruita proprio a partire dall’uso e dalla gestione delle scorte, cioè dei granai. Oggi stiamo rischiando di “mangiare il grano in erba”, ipotechiamo il nostro futuro senza capire i reali effetti della guerra in Europa ed i vari contendenti tirano l’acqua al loro mulino senza rendersi conto di quanto grano che c’è in mezzo. Tornando alla guerra è sempre attuale la frase di una canzone di Andrè, Guerra di Piero: “…E mentre il grano ti stava a sentire dentro le mani stringevi il fucile, dentro alla bocca stringevi parole troppo gelate per sciogliersi al sole….”

Giorgio Cortese di Favria Canavese
Servizio di Giorgio Cortese