polene
Polene

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

POLENE

OCCHI DEL MARE

Claudio Magris

La Nave di Teseo – 2017

 

A cura di Valerio Consonni

Un piccolo gioiello di scrittura e inventiva: l’autore triestino torna con un libro che parla di mare, di donne, di navi e di letteratura. Con stile intenso e appassionante, ricco di un furore che si nutre di eros e desiderio, quella raccontata da Claudio Magris è solo apparentemente una storia degli oggetti: in realtà, vero oggetto della narrazione sono le donne, destinatarie principali dell’eros e del desiderio. La polena è una decorazione lignea, spesso figura femminile o di animale, che si trovava sulla prua delle navi dal XVI al XIX secolo. Ma c’è una risposta più seducente e velata, che dalla storia giunge a Claudio Magris che negli anni ha visitato per tutta Europa musei di polene, raccogliendo “quasi un sacrario fotografico” (riprodotto stupendamente nel libro attraverso una ricerca iconografica elegante e seducente). Lo scrittore evoca da tali immagini ciò che la polena fu per i viandanti dei mari: talismano per stornare i malefici del mare, donna di desiderio, divinità protettrice, figura emersa degli abissi, sirena incantatrice, veggente come Cassandra, madre, ninfa, santa… Magris scrive: “Il salvataggio delle polene è anche recupero di un retaggio arcaico, sommerso da secoli in oscure profondità … la polena diviene a volte Madonna… Del resto verso la metà dell’Ottocento molti scultori di polene erano anche madonnari”. Davanti agli occhi dei lettori si snoda un racconto luminoso, colto e stravagante; una storia diversa sul mare, fantasioso o reale che sia, un’occasione per riflettere sulla vita, sulle sue zone di luce e ombra, sull’infanzia e la sua spericolatezza, sulla necessità di un approdo e, non ultima, sulla letteratura – da Juan Octavio Prenz e Giuseppe a Karen Blixen – come a continuare un percorso che dalla prua della nave conduce sempre in un altrove irraggiungibile. Un volume ricercato che prolunga quella indefinita ossessione dello scrittore triestino per i viaggio, inteso come uno sporgersi verso quelle lontananze che si prolungano oltre la linea dell’orizzonte. Un libro che è come un scrigno per gioielli, da conservare, come fosse una traccia profonda e che sembra quasi accennare a quel leopardiano. “… ma sedendo e mirando interminati spazi al di là da quella… e il naufragar m’è dolce in questo mare”.

tratto da:

italiadagustare Marzo 2020        Milano 24orenews Marzo 2020         Roma 24orenews Marzo 2020

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