Milo con una sua opera

L’incontro delle opere di Milo esposte a Venezia lo scorso anno con il prof. Gianni Dunil è stato determinante, un ‘colpo di fulmine’ per il critico che ha segnalato Milo, l’artista fondatore del movimento “Realtà permanente” a tutela del patrimonio artistico italiano, per l’inserimento sull’Atlante dell’Arte Contemporanea DeAgostini 2020. Il lungo profilo a pag. 297-298 consegna così Milo stesso alla storia dell’arte del nostro Paese.

Milo, sintesi del nome anagrafico Lorenzo Mucchetti, nato a Brescia il 5 Ottobre 1963, viene collocato ufficialmente nel genere dell”arte concettuale’.

Tra i primi a premiarlo fu Vittorio Sgarbi, poi una serie di importanti riconoscimenti a firma del Direttore della Triennale della Fotografia Luigi Gattinara e del Direttore dell’Accademia di Belle Arti di Venezia Giuseppe La Bruna. Riconoscimenti che hanno portato l’artista all’attenzione di un più vasto pubblico grazie anche a diverse pubblicazioni alcune fra queste edite da Giorgio Mondadori.

Per Milo l’obiettivo è il messaggio: “La ricerca della pura essenza della contingenza unico elemento autentico che resiste all’azione distruttiva del tempo“, come si legge sull’Atlante De Agostini.

In pratica, Milo crea una sorta di manifesto con la composizione di diverse immagini del soggetto prescelto, che è sempre un monumento o una costruzione cult dei territori italiani come il Duomo di Amalfi e il Ponte di Rialto a Venezia; quindi mette tutto su tela.  I colori autentici sono mantenuti, dando vita ad un vero e proprio collage di scatti, Sulle immagini sono posti depositi e frammenti di oggetti pop, quali segni dell’azione distruttiva del tempo e dell’incuria umana. Dagli strappi e brandelli di colore che intaccano l’unità visiva riemerge però il valore primigenio delle forme.

Ecco dunque la tecnica della ‘sfogliazione’.

Vi è  nelle opere di Milo una “doppia dimensione temporale – come spiega egli stesso – il presente con le sue criticità dettate anche dalla irresponsabilità dell’uomo e il passato, il momento in cui fu concepita l’opera architettonica con la sua valenza“.

Ispirandosi ai décollage di Mimmo Rotella, Milo pone dunque all’attenzione del fruitore in primo piano l’idea, prima del risultato estetico, che tuttavia, con le sue connessioni al gusto pop Anni 60, cattura con semplicità ed emoziona “per la scelta cromatica delle tinte forti e per la resa originale delle fotografie dei monumenti” (Atlante De Agostini).

Confluisce senz’altro nella produzione artistica di Milo, avviata nel 2000, la sua lunga esperienza professionale in pubblicità.

Oggi l’opera di Milo si è evoluta.  Fino a ieri i quadri erano di piccola e media dimensione (formato massimo 80×100 cm.), ora invece il messaggio diventa grido e la tela si ingrandisce fino a 1,5×2 mt, 2×3 mt.  “In questa mia nuova fase artistica – annuncia – cerco di contrapporre ancora di più la differenza fra i due momenti temporali fissati sulla tela, rendendo più materica l’immagine attuale con più colore, più detriti e calpestii dell’uomo a sottolineare le criticità del presente dettate dall’incuria e dalle irresponsabilità. Queste espressioni del presente si contrappongono così in maniera ancora più forte all’immagine primigenia rivelata dalla “sfogliazione” che evidenzia invece la bellezza architettonica con tutto il suo valore originale. Una scelta pensata proprio per dare ancora più voce al messaggio etico presente nel mio pensiero artistico, cioè nel voler sempre più sensibilizzare tutti noi a favore della valorizzazione dello straordinario patrimonio artistico italiano.”