cabaret macabro 01
Cabaret Macabro 01

Nuove canzoni, nuovi personaggi, nuove risate e tanta, tantissima buona musica! 

di Mauro Caldera…

A 10 anni ha deciso che da grande avrebbe fatto la pediatra, ma il nonno sponsorizzava il reparto geriatrico, data la scarsa propensione alla figlianza nel nostro Paese. Il suo destino è cambiato quando ha scoperto che tutti i passati remoti di prima persona singolare rimano tra loro. Così ha scritto la sua prima poesia, piena di verbi. La musicalità delle parole l’hanno spinta ad avvicinarsi al mondo dei suoni. E al posto dello stetoscopio ha chiesto a Babbo Natale un microfono. “A 11 anni mi hanno accettato al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano e ho avuto l’onore di esibirmi,  ancora pargoletta, all’Auditorium con il  Maestro Chailly. Due anni più tardi, ho corretto la rotta dedicandomi al  canto cosiddetto “leggero” studiando prima con Ginetta Tarenzi (insegnante di Mia Martina, Erbert Pagani, Alexia, ecc.), per poi proseguire gli studi con il “mago della voce”  Maurizio Zappatini, ad oggi vocal coach di artisti del calibro di Elisa, Ligabue  e Renga”.

Nel 2013, la Famiglia Artistica Milanese pubblica la sua canzone “Tulipani Blu” in una raccolta di poesie, a testimonianza di un legame, quello con la poesia, mai veramente reciso. Ed ecco che nel dicembre 2014, arriva il primo album come cantautrice, “Cabaret Macabro”, per la  Unconventional Music Publishing, pieno di musica, teatro e… qualche raptus incontrollato!

Come nasce questo il titolo dell’album?

cabaret macabro 02“Il titolo trae ispirazione dal mio modo di scrivere e dalla commistione, durante i miei spettacoli, di teatro, musica e intrattenimento. Il cabaret, inoltre, trova nella sua etimologia un luogo di accoglienza e ascolto: cambrette significa “piccola camera”, e la musica deve essere ascoltata in una dimensione familiare, per poterti fidare di Lei… Un po’ come il jazz o la musica classica, che anticamente si ascoltavano nei salotti dei Palazzi nobiliari.

Cabaret Macabro è il titolo della canzone pilota del mio EP, uscito a dicembre, ed è anche il nome che io stessa do al mio genere musicale. Molte mie canzoni narrano la vita di personaggi reali, e allo stesso tempo surreali, e l’aggettivo “macabro” fa riferimento a certi risvolti cupi e malinconici di queste creature, ma va soprattutto inteso per le loro caratteristiche grottesche, ironiche e “taglienti”. Come per esempio la fidanzata gelosa, che dopo aver preparato una bella cenetta romantica, finisce con il fare il suo uomo “flambè”!”

Il titolo fa riferimento a un’opera letteraria: ci sono dei collegamenti? Se si quali?

“Assolutamente sì! Il riferimento a Pirandello è dovuto al fatto che ho sempre ammirato la sua capacità di saper dipingere in poche pennellate un personaggio, con le sue particolarità estetiche, di linguaggio e soprattutto di carattere”.

Che colore ha la tua musica?

“Questa domanda mi ricorda un aneddoto riferito a Stravinsky: pare che durante le prove con l’orchestra affermava spesso “Più rosa lì! Più rosa lì!”. Se dovessi associare un colore solo mi sentirei limitata, preferisco pensare a un caleidoscopio, dove a seconda di come “mi giro” cambia la composizione emotiva, pur rimanendo internamente lo stesso numero di elementi”.

Cosa si intende per Cabaret macabro?

“Si intende uno spettacolo immediato, euforico, surreale…ma non voglio nemmeno svelare troppo, le canzoni vanno ascoltate, spiegarle e raccontarle è impossibile!”

Cos’hai provato quando è uscito il tuo primo album?

“Mi sembrava che fosse stato sempre lì ad aspettarmi. Come un déjà vu. E sicuramente ha rappresentato il coronamento di un lavoro durato mesi…”.

Il tuo sogno nel cassetto?

“Continuare quello che sto realizzando ora. Scrivere, cantare, mettere in scena il mio mondo”. 

A quale tipo di pubblico ti rivolgi?

“In verità non ho consapevolmente scelto un pubblico, all’inizio ho semplicemente deciso di scrivere e tradurre in musica quello che sentivo… Dopo il debutto di dicembre mi sono resa conto che la mia musica era stata trasversale, dai più piccoli agli adulti, e questo ha rappresentato una grande soddisfazione. Sicuramente non ho inventato nulla, il fatto è che proprio il teatro è tradizionalmente trasversale, ci si può divertire sia da bambini che da adulti, per motivi diversi”.

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