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Decimo appuntamento del ciclo

 

 “Prima delle prime”

Stagione 2010/2011 – organizzato dagli Amici della Scala

 

L’italiana in Algeri

di Gioachino Rossini

libretto di Angelo Anelli

 

TEATRO ALLA SCALA

RIDOTTO DEI PALCHI “A. TOSCANINI”

LUNEDI’  27 GIUGNO 2011 ORE 18.00

 

Venezia 1813. Dalle onde capricciose delle “turcherie” arriva, spericolata e radiosa, L’italiana in Algeri di Rossini. Alle spalle una tradizione di viaggi fiabeschi tra pirati, tempeste, sultani fastosi tramandati da racconti, teatro, favole in musica. All’arrivo l’opera buffa che garantisce il lieto fine dell’avventura e smitizza alla moderna il sultano generoso, beffato dalla scaltrezza intraprendente della bella italiana. L’aveva già creata il librettista Angelo Anelli, letterato e patriota, per l’opera di Luigi Mosca applaudita alla Scala nel 1808; il libretto passa al 21enne Rossini che poco lo modifica ma ne cambia lo spirito. Tutto tende verso una zona gioiosa di straniamento paradossale del comico che Stendhal definì “follia organizzata e completa”. C’è l’“oriente”di Mustafà, Bey d’Algeri, annoiato della moglie e desideroso d’una piccante italiana: buffo nobile, focoso e ingenuo. C’è lo schiavo Lindoro, che il Bey è pronto a liberare se sposerà sua moglie. C’è Isabella, che viaggia in cerca dell’amato Lindoro, sbattuta qui dalla tempesta: tempra di contralto rossiniano dalle note gravi possenti. L’accompagna il buffo Taddeo, spasimante di comodo, presentato come “zio”. Basta un’occhiata su Mustafà per decidere la strategia di seduzione. Ma l’imprevisto scatena il Finale primo. Entrano Lindoro ed Elvira in partenza, e i due innamorati si riconoscono: un palpito di sorpresa e il finale (modificato da Rossini) decolla in confusione vertiginosa, dove ognuno dei personaggi si esprime attraverso l’imitazione di un timbro percussivo, nel gioco infallibile del crescendo rossiniano. Obiettivo diventa la fuga. La seduzione muove un gioco di squadra. Mossa di Mustafà per farsi amico “zio” Taddeo nominandolo suo “Kaimakan”. Contromossa di Isabella nominare Mustafà suo “Pappataci”: per ottenere amore dovrà solo dormire, mangiare e bere, impassibile. Alla cerimonia dovranno partecipare gli schiavi italiani, che intanto preparano il vascello per fuggire. È il momento solenne, di sfida al pericolo, e l’italiana sprona Lindoro e i suoi con parole che Anelli scrisse patriottiche e Rossini rivolge alte e vibranti al pubblico veneziano che già conquistò e perse la libertà (Pensa alla patria). Prima di concludere la burla esilarante della cerimonia e fulminea partenza.

(F.C.)

 

Ne parlerà Marco Beghelli, docente di Filologia musicale all’Università di Bologna, nell’incontro “La meccanica del ridere” con  ascolti e video.

 

Ingresso libero fino a esaurimento dei posti

Supporto tecnico Meeting Project s.r.l. service audio-video Milano

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