A cura di Sergio Buttiglieri
Pietre Nere è l’ultimo lavoro di Babilonia Teatri, Compagnia che seguo ormai da quasi vent’anni. Ricordo ancora nitidamente il loro irriverente Pornobboy del 2008 e poi l’altrettanto caustico Made in Italy del 2009. La Compagnia fu fondata nel 2005 da Enrico Castellani e Valeria Raimondi. Nei loro testi è sempre presente una riflessione non convenzionale del nostro caotico tempo. Un impietoso ritratto degli italiani, del Nord-est in particolare, area geografica da cui loro provengono realmente, tra il pop, il rock e il punk.
Il pubblico a teatro sta in qualche modo a rappresentanza del mondo dal quale il teatro nasce e al quale é rivolto.
Purtroppo spesso accade che il nostro attuale teatro, anche quando é sfarzoso e tecnicamente impeccabile, sia un teatro senza mondo. Situazione contro natura, dalla quale procede l’essenziale squallore di tante nostre sale di teatro troppo spesso intrise di mediocri spettacoli pseudo televisivi. Ciò per fortuna non accade con i Babilonia Teatri perché hanno la rara capacità di raccontare il nostro tempo, e si è ampiamente riconfermata anche in questo loro efficacissimo ultimo lavoro sul nostro concetto di casa che abbiamo avuto la fortuna di vedere a La Spezia dentro l’interessante stagione teatrale di Fuori Luogo.
La casa è un concetto che Babilonia Teatri sviscera in maniera ironica e pungente, movimentando la scena con semplici, quanto efficaci, meccanismi che hanno incantato il numeroso pubblico.
Non vi narrerò le divertenti performance che loro ogni volta disseminano in scena, questa volta anche con l’azzeccata colonna sonora di Rino Gaetano, per non farvi perdere la sorpresa. Interessante è la loro riflessione su come noi viviamo la casa. Dal monolocale all’open space, un turbinio di varianti che ci avvolgono piacevolmente. Anche in questo loro ultimo lavoro compaiono in scena i loro due figli che, in Mulino Bianco, come assoluti protagonisti, la sera prima, ci stupirono tutti per la loro interpretazione della nostra infanzia digitalizzata.
È dall’interno di una casa che abitiamo il mondo. E lei in qualche modo è sempre il ritratto di noi stessi. Dei nostri interessi, dei nostri impegni e amicizie. Case di riposo, case-famiglia, carcere, strada, ospedale, dormitori, centri d’accoglienza per chi li abita sono casa. O se casa non sono, sono il luogo in cui abitano. La casa, ci ricordano i Babilonia, è innanzi tutto il nostro corpo. I nostri vestiti. Casa è il luogo in cui siamo cresciuti. Casa è un oggetto, una foto, una lettera, un profilo su un social network. Anche perché il tempo attuale sta mutando il nostro rapporto con la casa. La casa sta smettendo di essere il luogo dove raccogliere, accumulare, custodire ciò che non può essere messo e portato in piazza. Fino a poco tempo fa c’erano luoghi adibiti alla socialità e questi luoghi iniziavano dopo che la porta di casa era stata chiusa alle spalle. Oggi è tutto in mutamento.
Pietre Nere, di Enrico Castellani e Valeria Raimondi con la collaborazione artistica di Francesco Alberici, è lo spettacolo risultato dell’indagine condotta sul territorio di Asti all’interno di Casa Mondo, progetto vincitore del Bando Art Waves di Compagnia San Paolo. Attraverso l’uso di nuovi codici visuali e linguistici esprime la necessità e l’urgenza dell’interrogazione, per far emergere conflitti e tensioni, con ironia e cinismo, affetto e indignazione. E non a caso questa irriverente Compagnia veneta aveva vinto nel 2016 il Leone d’Argento alla Biennale Teatro attraverso un racconto caratterizzato da folgorazioni visive e litanie verbali che da sempre caratterizzano le loro messe in scena.











