fase 2
Fase 2

Siamo ancora in piena emergenza sanitaria ma dal 4 maggio alcuni business hanno riaperto le porte delle loro aziende. Come sta affrontando la ripartenza il settore della comunicazione? UNA – Aziende della Comunicazione Unite – ha condotto una ricerca attraverso il suo Centro Studi per analizzare come le agenzie associate stiano affrontando questa nuova fase. Tra i rispondenti, i rappresentanti di tutte le anime di UNA – in particolare realtà operanti in ambito pubblicitario, PR e comunicazione integrata, eventi, branding, retail, loyalty e digital.

Il settore si dimostra generalmente cauto verso le riaperture. Se durante la fase 1 quasi la stragrande maggioranza delle agenzie ha chiuso completamente i propri uffici (88%), c’è ancora qualche incertezza sul rientro: il 29% dei rispondenti considera di tornare alle proprie scrivanie già nella prima metà di maggio, mentre la stessa percentuale guarda alla seconda metà del mese, infine un quarto del campione (25%) dichiara di non aver ancora deciso al riguardo. Diverse le policy che le aziende stanno pensando di mettere in atto per la prevenzione dei loro lavoratori. Oltre alla dotazione di dispositivi di sicurezza e igienizzanti e alla sanificazione degli ambienti, la prima misura a cui ricorreranno i player della comunicazione è il distanziamento delle postazioni di lavoro (88%) e alla limitazione degli accessi per fornitori e partner (82%), preferita alla creazione di turni in entrata e uscita (56%) e alla eliminazione di trasferte di lavoro (56%).

Tra le grandi certezze di questa emergenza coronavirus c’è sicuramente lo smart working. Ben il 50% non lo sospenderà e un restante 47% prevede solo di diminuirlo in parte. Nonostante la possibilità di lavorare da casa la problematica maggiore in questa fase è quella della conciliazione lavoro-famiglia, in particolare nella gestione dei figli data la non riapertura delle scuole. La questione della genitorialità è, infatti, il tema più critico per le associate di UNA (79%), seguito dalla sicurezza dei dipendenti nel tragitto casa-lavoro (53%) o in ufficio (44%). Il mantenimento dello smart working viene inteso proprio per far fronte a queste due voci oltre che per non creare assembramenti nei luoghi di lavoro. A pagarne maggiormente le conseguenze è il pubblico femminile. Il 62% del campione sostiene che la gestione dei figli in questa situazione emergenziale ricade sulle madri, solo il 38% su entrambi i genitori. Ne risulta che ben il 76% è convinto che le donne con figli in età scolare possano essere penalizzate in ambito lavorativo in questo preciso momento storico.

Le parole chiave rimangono smart working e sicurezza per i dipendenti

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 maggio 2020

Siamo ancora in piena emergenza sanitaria ma dal 4 maggio alcuni business hanno riaperto le porte delle loro aziende. Come sta affrontando la ripartenza il settore della comunicazione? UNA – Aziende della Comunicazione Unite – ha condotto una ricerca attraverso il suo Centro Studi per analizzare come le agenzie associate stiano affrontando questa nuova fase. Tra i rispondenti, i rappresentanti di tutte le anime di UNA – in particolare realtà operanti in ambito pubblicitario, PR e comunicazione integrata, eventi, branding, retail, loyalty e digital.Il settore si dimostra generalmente cauto verso le riaperture. Se durante la fase 1 quasi la stragrande maggioranza delle agenzie ha chiuso completamente i propri uffici (88%), c’è ancora qualche incertezza sul rientro: il 29% dei rispondenti considera di tornare alle proprie scrivanie già nella prima metà di maggio, mentre la stessa percentuale guarda alla seconda metà del mese, infine un quarto del campione (25%) dichiara di non aver ancora deciso al riguardo.Diverse le policy che le aziende stanno pensando di mettere in atto per la prevenzione dei loro lavoratori. Oltre alla dotazione di dispositivi di sicurezza e igienizzanti e alla sanificazione degli ambienti, la prima misura a cui ricorreranno i player della comunicazione è il distanziamento delle postazioni di lavoro (88%) e alla limitazione degli accessi per fornitori e partner (82%), preferita alla creazione di turni in entrata e uscita (56%) e alla eliminazione di trasferte di lavoro (56%).Tra le grandi certezze di questa emergenza coronavirus c’è sicuramente lo smart working. Ben il 50% non lo sospenderà e un restante 47% prevede solo di diminuirlo in parte. Nonostante la possibilità di lavorare da casa la problematica maggiore in questa fase è quella della conciliazione lavoro-famiglia, in particolare nella gestione dei figli data la non riapertura delle scuole. La questione della genitorialità è, infatti, il tema più critico per le associate di UNA (79%), seguito dalla sicurezza dei dipendenti nel tragitto casa-lavoro (53%) o in ufficio (44%). Il mantenimento dello smart working viene inteso proprio per far fronte a queste due voci oltre che per non creare assembramenti nei luoghi di lavoro.A pagarne maggiormente le conseguenze è il pubblico femminile. Il 62% del campione sostiene che la gestione dei figli in questa situazione emergenziale ricade sulle madri, solo il 38% su entrambi i genitori. Ne risulta che ben il 76% è convinto che le donne con figli in età scolare possano essere penalizzate in ambito lavorativo in questo preciso momento storico.

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Il futuro è un libro aperto

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 maggio 2020

Parte oggi, sulla base di questo claim, la campagna dell’Associazione Italiana Editori (AIE) per ribadire la centralità del libro di testo anche in questo momento in cui la scuola è a casa. “Noi editori ci siamo, come sempre – recita la campagna (in allegato il visual) -. Anche a casa il libro è al centro della didattica, nelle mani di insegnanti, studenti e genitori. Il cambiamento rapido e inaspettato ci ha trovato pronti, con due milioni di contenuti digitali d’autore che espandono il libro di testo”.La campagna durerà una settimana, coinvolgendo i principali quotidiani e i loro siti, oltre ai siti e ai social degli editori scolastici: “Cosa sarebbe successo se nelle case degli oltre 8milioni di studenti italiani non ci fosse stato un libro di testo con tutte le sue espansioni digitali? – ha sottolineato il presidente di AIE, Ricardo Franco Levi –. Con questa campagna ci interessava valorizzare il ruolo fondamentale che gli editori scolastici e i libri di testo stanno svolgendo nello straordinario esperimento che tutte le famiglie ora vivono, quello dell’istruzione a distanza dei loro ragazzi”.“La didattica a distanza – ha commentato il presidente del Gruppo Educativo di AIE, Giovanni Bonfanti – avviene certamente con l’uso del computer o del tablet ma ha alla base il libro di testo con tanti arricchimenti digitali che gli editori hanno offerto agli insegnanti e alla scuola. Si è potuto far fronte all’emergenza didattica anche perché gli editori hanno saputo costruire negli ultimi anni attorno al libro di testo un sistema di materiali digitali (fatti di versioni multimediali dei libri di testo, di esercizi on line, di videolezioni, ecc.) di qualità, validati, efficaci di cui gli insegnanti e gli studenti si sono potuti servire per affrontare dalle proprie case l’emergenza didattica. Molti contenuti digitali erano presenti sulle piattaforme degli editori. A questi si sono aggiunti moltissimi altri contenuti e webinar di formazione disponibili senza costi aggiuntivi in questi giorni di emergenza”.

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Tumore urologico: Ripresa cura ed esami

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 maggio 2020

Dopo la pausa forzata, dovuta all’esplosione di contagi da Covid, gli uomini e donne con un tumore urologico riprenderanno a svolgere cure ed esami. “Nelle prossime settimane ci aspettiamo un aumento del 25% di pazienti nei nostri reparti ed ambulatori. La Fase Due sarà caratterizzata da un incremento del carico di lavoro che dovremo gestire garantendo sempre la piena sicurezza a malati e operatori sanitari”. È quanto ha dichiarato, durante un webinar, il dott. Alberto Lapini, Presidente Nazionale della Società Italiana di Uro-Oncologia (SIUrO). “La paura del Coronavirus negli ultimi due mesi ha tenuto lontano dagli ospedali i pazienti colpiti da tumore alla prostata, rene, vescica e testicolo – ha proseguito Lapini -. Solo in alcune Regioni del Centro-Sud siamo riusciti a proseguire con la consueta assistenza. Adesso ci troviamo di fronte ad un nuovo ed imponente flusso di persone che necessitano di trattamenti, esami e controlli di follow up. Devono essere accolti e curati in strutture sanitarie che sono però ancora alle prese con una pandemia devastante. Sale d’attesa che accoglievano 50 persone ora con le nuove norme possono ospitarne al massimo 10. Come prima cosa il triage telefonico va svolto ogni settimana per pianificare le prestazioni medico-sanitarie ed evitare eccessivi afflussi. Fondamentale è poi l’avvio di programmi di test ed esami di screening specifici per i malati uro-oncologici. Per esempio, gli uomini sottoposti a biopsia per carcinoma alla prostata dovrebbero sempre fare il tampone per Covid sia prima che dopo l’esame. È una formula che è già stata applicata con successo, nei mesi scorsi, in alcuni reparti”. “Molti interventi chirurgici che erano stati rinviati sono ora eseguibili – ha aggiunto il dott. Giario Conti, Segretario SIUrO -. Ci aspettiamo così un aumento esponenziale delle degenze nei nostri reparti. A causa di problemi strutturali degli edifici non tutti gli ospedali sono riusciti ad organizzare zone isolate adibite solo ai pazienti Covid. Le operazioni quindi verranno scaglionate e i tempi d’attesa si prolungheranno. Ciò nonostante pensiamo di riuscire a eseguire tutti i trattamenti entro la fine dell’estate”. Durante il webinar di SIUrO ampio spazio è stato dedicato al tema della telemedicina. “E’ lo strumento del futuro che sta sempre più dimostrando le sue enormi potenzialità – ha concluso Lapini -. Grazie alle nuove tecnologie siamo riusciti a rimanere in contatto con pazienti, familiari e caregiver anche nelle settimane più difficili e tragiche della pandemia. Nel prossimo autunno potremmo ritrovarci in una situazione simile a quella che abbiamo vissuto a inizio pandemia. I contagi potranno salire bruscamente con l’arrivo della brutta stagione. Se gli ospedali torneranno ad essere saturi, ed interamente adibiti al Coronavirus, la medicina digitale rappresenterà di nuovo l’ancora di salvezza per molte persone. Vanno però meglio definite alcune modalità di utilizzo e stabilite nuove regole per evitare problemi medico-legali. Ci aspettiamo quanto prima delle indicazioni ad hoc da parte del Ministero della Salute”.

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Cosa succede in Europa

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 maggio 2020

A cura di Andrea Delitala, Head of Euro Multi Asset e Marco Piersimoni, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management. Era il momento di restare uniti e anzi, come successo già in passato, la crisi attuale doveva rappresentare per l’Europa un’occasione per accelerare il processo di integrazione tra i singoli Paesi. Invece, allo shock esterno rischiano di aggiungersi ulteriori difficoltà derivanti dall’incompleta architettura dell’UME. A gettare un’ombra profonda sulle prospettive future per le istituzioni comunitarie è stata questa volta la Corte Costituzionale Tedesca che, con una sentenza che ha del sorprendente, ha sollevato il dubbio che la BCE potesse non aver rispettato il principio di proporzionalità nel perseguire gli obiettivi di politica monetaria e ha quindi chiesto all’istituto centrale di dimostrare in maniera inequivocabile, entro 3 mesi, che gli effetti economici e fiscali delle sue politiche siano proporzionati a quelli monetari (portare l’inflazione a un livello prossimo, ma inferiore al 2%). Oggetto della disputa è il programma di acquisto di Titoli di Stato (Public Sector Purchase Programme, PSPP), che la BCE ha fatto ripartire a inizio 2019 mentre è, almeno per il momento, esente il recente Pandemic Emergency Purchase Programme (PEPP), attivato per far fronte alla crisi scaturita dalla pandemia di COVID-19.Quanto elaborato dalla Corte Costituzionale Tedesca rappresenta un quantomeno inopportuno ostacolo lungo il percorso di maggiore flessibilità intrapreso tempestivamente dalla BCE per fronteggiare la situazione di estrema emergenza in cui versa l’economia dell’area. Prendendo ad esempio il caso dell’Italia, nel DEF di aprile è stato ipotizzato un deficit fiscale del -10% circa per il 2020, equivalente a un ricorso al debito per un importo di circa € 160 miliardi, senza considerare la quota aggiuntiva di deficit derivante dall’eventuale default degli emittenti garantiti dallo Stato. Le manovre fiscali comunitarie (MES, BEI, SURE), una volta attivate entro l’estate, dovrebbero nel complesso liberare risorse per circa € 85 miliardi per il nostro Paese, non sufficienti a bilanciare l’emissione di nuovo debito. Il Recovery Fund sarà determinante nel medio periodo, ma partirà nel 2021 (salvo qualche finanziamento ponte).Queste misure, come si intuisce esaminando chi avrà interesse a farvi ricorso (perché si indebita sul mercato a costi più elevati), saranno anche sbilanciate nel breve termine a favore dei Paesi più duramente colpiti dal virus e che necessitano maggiormente di un sostegno comunitario, visti i diversi spazi di manovra fiscale a disposizione dei singoli Stati. La loro approvazione funge quindi da barometro di solidarietà e coesione politica, ma da sole non garantiscono la sostenibilità del debito pubblico italiano destinato a salire dal 135% del PIL ad almeno il 155%.
Certo, una domanda che ci si pone spesso è come i titoli (in particolare dei Paesi periferici) detenuti dalla BCE e dalle banche centrali nazionali potranno mai essere reimmessi nel mercato. Nell’ipotesi che prevalgano le forze per l’integrazione su quelle centrifughe, tale quota di debito potrebbe essere un giorno riacquistata da un veicolo ad hoc che si finanzi emettendo obbligazioni sul mercato (con garanzie): si tratterebbe di Eurobond sintetici. Il fatto è che tutte le forme di intervento discusse, di natura fiscale o monetaria, sono già forme indirette di mutualizzazione dalle quali sarà impossibile tornare indietro senza traumi. Quindi auguriamoci, nonostante tutto, la strada virtuosa.
Ciò che è particolarmente interessante rilevare è che, nonostante le borse globali registrino performance negative da inizio anno, le valutazioni azionarie (rapporti P/E) non siano affatto economiche.La crisi provocata dal Coronavirus rappresenta, infatti, una minaccia concreta e rilevante per la crescita economica e per gli utili aziendali. Per questo motivo, il denominatore del rapporto P/E, gli utili, ha subito delle decise revisioni al ribasso, in grado di compensare abbondantemente il calo dei prezzi osservato e, di fatto, far risalire nel breve termine le valutazioni. Non è un caso, quindi, che queste risultino paradossalmente più elevate proprio nei settori più duramente colpiti dall’emergenza sanitaria e dalle conseguenti misure di ‘lockdown’, le cui previsioni di utili sono stati fortemente penalizzate.
Guardando avanti, nel medio periodo, è indubbio che la pandemia in atto stia producendo degli impatti strutturali in alcuni settori, sia in positivo (IT, farmaceutici e comunicazioni digitali) che in negativo (trasporti, turismo, tempo libero, commercio e finanziari). La brutta notizia è che i settori che stanno sperimentando un’accelerazione nell’attuale contesto pesano meno, in termini di utili, rispetto a quelli più colpiti, il che vuol dire che stiamo assistendo a danni strutturali alla crescita degli utili pari a un 10% circa (prendendo a riferimento il mercato mondiale, emergenti inclusi – rappresentato dell’indice MSCI ACWI).
Tuttavia, non è da escludere nel medio termine una buona performance delle azioni dei mercati emergenti, in particolare della Cina. Il Paese asiatico, oltre ad essere stato il primo ad uscire dall’emergenza sanitaria e ad aver quindi sperimentato un minore impatto sugli utili del COVID-19 (-7% vs -20% e -21% rispettivamente di USA ed Europa), non ha ancora beneficiato appieno dell’effetto espansivo sui multipli delle politiche monetarie. La PBoC è infatti rimasta per il momento estremamente cauta, ma qualora dovesse decidere di seguire l’esempio delle controparti sviluppate, l’effetto potenziale sulle valutazioni azionarie potrebbe essere dirompente.
(abstract)

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Lombardia prima a pagare bolli, tributi e multe dopo il lockdown

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 maggio 2020

Con la fine parziale del lockdown e lo spostamento a maggio di diverse scadenze amministrative, pur in un contesto economico colpito duramente dalla crisi, gli italiani e per primi i lombardi, tornano ad affrontare il discorso dei pagamenti, ricorrendo sempre più spesso a metodi innovativi e alternativi di versamento, rispetto a lunghe code allo sportello e bollettini postali.Complice le necessarie precauzioni imposte dal buon senso e le rigide restrizioni in vigore per contrastare la diffusione del Covid-19, cittadini e aziende prediligono i pagamenti digitali come confermano i dati forniti da EasyPol, startup romana che tramite applicazione su smartphone e web-app permette il pagamento di avvisi PagoPA, bolli auto e diversi tributi amministrativi, oltre a fornire trend di andamento e analisi dei dati di mercato.I dati a livello nazionale parlano chiaro. Tra il primo trimestre del 2019 e quello del 2020, le transazioni digitali totali verso il nodo PagoPA sono aumentate del 85,2%, passando da 13.264.959 a 24.565.651. Una crescita che conferma anche la maggiore propensione degli italiani a utilizzare valuta digitale come sottolineato anche dall’Osservatorio E-Payment del Politecnico di Milano che riassume i numeri del 2019 evidenziando un +11% nell’utilizzo di denaro elettronico, +55% per le transazioni contactless ed un + 109% di incremento nei mobile payments.Oggi, pur dopo una lieve inflessione del 15,7% nelle transazioni digitali registrate tra aprile 2020 (2.774.049) e lo stesso periodo del 2019 (3.289.363), causata prevalentemente dall’instabilità economica che ha colpito il Paese durante il lockdown, sono ripresi i flussi dei pagamenti digitali che consentono transazioni in assoluta sicurezza, non solo informatica.Milano, ad esempio, nella prima settimana di maggio ha fatto registrare un incremento del numero di pagamenti su EasyPol pari al 44,5% di tutto il mese di aprile. Pagamenti per lo più riferiti a bolli auto, moto e rimorchi nella misura del 151,2% e multe del 29,6%. A livello nazionale, dove la Lombardia si conferma capofila nei pagamenti digitali verso il nodo PagoPA, crescono anche Lazio, Campania e Piemonte a dimostrazione di quanto, in questa “fase 2”, gli italiani stiano scegliendo un approccio queue-less, ovvero privo di code, per operare i propri pagamenti.

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Unc: una disfatta! Crollo produzione peggio del 2009

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 maggio 2020

Secondo i dati resi noti dall’Istat, la produzione industriale a marzo scende del 28,4% rispetto al mese precedente e del 29,3% su base annua.”Una disfatta! Il Coronavirus ha travolto le nostre industrie producendo un tracollo record. Un vero e proprio terremoto che ha abbattuto il nostro sistema industriale” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
“Una caduta che non ha precedenti neanche rispetto all’anno horribilis del 2009. Rispetto a marzo 2009, infatti, la produzione è ora inferiore del 23,4%. Per i beni di consumo durevoli, poi, la distanza rispetto a 11 anni fa è del 53,7%, ossia più della metà” prosegue Dona.”Il crollo su base annua del 29,3% registrato oggi è persino superiore a quello che si era verificato nel 2009, quando ci fu un tonfo della produzione rispetto a marzo 2008 del 25,9%” conclude Dona (Mauro Antonelli)

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Il numero verde di Senior Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 maggio 2020

E’ sempre attivo, anche nella Fase 2, il numero verde 800.99.14.14 di Senior Italia FederAnziani, in collaborazione con WINDTRE e SIPEM SoS Federazione per combattere la solitudine nella popolazione anziana. Attraverso il numero verde gratuito, operativo dal 6 aprile scorso, gli psicologi ed esperti di SIPEM Sos sono a disposizione delle persone che abbiano bisogno di ascolto e supporto, tutti i pomeriggi dalle 14:00 alle 19:00. Il servizio è raggiungibile sia da rete fissa che mobile.
Ecco un bilancio del primo mese di attività: le persone che hanno chiamato sono in prevalenza settantenni e ottantenni (rispettivamente il 30% ed il 28%) si dichiarano sole (senza partner o lontani dalle famiglie) nel 66% dei casi; sono le signore (70%) ad utilizzare maggiormente il servizio. Ricerca di compagnia, solitudine, preoccupazione per la propria salute, disagio psicologico, situazioni famigliari complesse, sono alcune tra le ragioni per le quali gli anziani si rivolgono al 800.99.14.14. chiedendo un aiuto specifico.Ci attende una nuova normalità alquanto anormale, dovremo tutti prenderci il tempo per acquisire nuove competenze rinunciando alle abitudini sociali del passato: prima di uscire di casa sarà importante ripassare mentalmente quali siano le cose che si possono o non possono fare, usando i piccoli errori di interazione con gli altri come occasioni per imparare le nuove abitudini, al fine di farle diventare delle nuove routine.Dovremo essere tolleranti gli uni verso gli altri, aiutando chi “sbaglia” senza reagire aggressivamente, ripetendo ad esempio cosa fare e perché farlo, perché non tutti apprenderanno con la stessa velocità così tante cose nuove.
Senior Italia FederAnziani è la federazione delle associazioni della terza età fondata nel 2006 con lo scopo di tutelare i diritti e migliorare la qualità della vita delle persone Senior.

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Fondo per produzione prototipi videogiochi

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 maggio 2020

“La creazione, presso il MISE, del Fondo First Playable Fund rappresenta per il gaming un primo – importante – passo a sostegno di un settore in continua ascesa e con incredibili e costanti margini di crescita” – commenta così Luca De Dominicis, Presidente e Fondatore dell’Accademia Italiana Videogiochi, la proposta del Ministero dello Sviluppo Economico della creazione del “Fondo per la produzione di prototipi di videogiochi”, in vista della predisposizione dei prossimi prossimi decreti per la Ripartenza (DL Maggio, DL Rilancio).Il Fondo prevederebbe una dotazione iniziale di 10 milioni di euro per sostenere le fasi di concezione e pre-produzione dei videogiochi, tramite l’erogazione di contributi a fondo perduto.“Il settore videoludico non attiene esclusivamente alla sfera del divertimento e dell’intrattenimento, ma annette a sé aspetti relativi alla didattica e all’apprendimento immersivo. La game industry intercetta esperti di programmazione, grafica, artisti e molti altri professionisti altamente specializzati che hanno bisogno di sostegno economico per realizzare qui in Italia prodotti di eccellenza per il settore dell’entertainment, e non solo” – prosegue De Dominicis. “Siamo convinti che in questa fase la nostra industria debba essere al centro dei programmi di governo, affinché possa disporre di risorse per sviluppare progetti e continuare a investire sempre più in innovazione. Per questo ringraziamo il Sottosegretario al MISE, Mariella Liuzzi, per la proposta, e Marco Bellezza, AD di Infratel e consigliere per l’innovazione del Ministro dell’Economia Stefano Patuanelli, per il costante supporto allo sviluppo del nostro settore, nella speranza che sia solamente la prima di una serie di interventi per far realmente crescere il nostro comparto in Italia”, conclude il Presidente.

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Come cambiano i comportamenti degli investitori

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 maggio 2020

Durante i periodi di crisi gli investitori sono sottoposti a un livello di stress molto elevato. Nell’ultimo trimestre abbiamo assistito a una volatilità di mercato fuori dalla norma e questa situazione amplifica ancora di più alcune condotte che possono essere in qualche misura attribuite a bias (ovvero distorsioni) comportamentali e cognitivi.Partiamo da uno dei bias logicamente più prevalenti in questo periodo, l’avversione al rischio. Quando siamo esposti a una situazione di crisi siamo portati naturalmente a una diversa percezione del rischio che ci spinge verso atteggiamenti di protezione o cautela. Quando si parla di investimenti infatti diventa più probabile prendere decisioni irrazionali e percepire come più sicure strategie orientate al breve termine, a discapito di scelte lungimiranti.Per avere un’idea della portata del fenomeno, possiamo analizzare i flussi del risparmio gestito riportati dalle mappe mensili di Assogestioni: da inizio anno il trend pare essere chiarissimo, con la fuga dai fondi di lungo termine e con maggiore volatilità come fondi azionari e flessibili (-€6.7mld e -€7.5mld rispettivamente) per un dato complessivo di -€21.1 miliardi, e lo spostamento verso fondi meno volatili come quelli monetari per un totale di +€6.5mld da inizio anno, di cui +€6.1 miliardi solo a marzo. In termini relativi, l’asset class monetaria ha avuto raccolta netta positiva pari ad oltre il 15% sulle masse; di segno opposto i fondi flessibili che hanno registrato un 3% di raccolta netta sulle masse. Nel complesso l’industria italiana del risparmio gestito ha registrato oltre €13.7 miliardi di deflussi netti solo nei primi 3 mesi dell’anno: un evidente cambio di tendenza rispetto all’ultimo trimestre del 2019 (+17.7mld), che ben evidenzia la ricerca di strumenti di protezione e di tutela. Molti di questi movimenti hanno seguito l’onda lunga dell’emotività. Liquidare la propria posizione può diventare un rischio se porta a scelte di investimento in grado di compromettere le prospettive di rendimento di lungo termine di un investimento.
Accanto al bias dell’avversione al rischio se ne cela un altro: l’overconfidence. Contrariamente a quanto si possa pensare, molti studi hanno dimostrato la persistenza di questo bias anche nei periodi di forte volatilità. Durante l’ultimo mese le ricerche effettuate su Google riguardanti i servizi di trading online sono cresciute del 50%. All’aumentare della volatilità abbiamo assistito a un crescente interesse dell’investitore retail per asset class particolarmente volatili. Si prenda ad esempio il recente caso del petrolio: le masse in gestione sulle Exchange Traded Commodities (ETC) energetiche sono aumentate del 100% da fine marzo al 27 aprile, nonostante una performance di circa -50% nello stesso periodo (fonte: elaborazione Moneyfarm dati Bloomberg).Secondo il Sole 24 Ore (articolo del 3/04/20), su alcune piattaforme di puro trading online le posizioni aperte sono cresciute del 300% e i volumi delle operazioni del 200%. Si tratta di una modalità speculativa d’investimento, tipicamente fai-da-te e focalizzata su strumenti spesso e volentieri altamente volatili come CFD (Contract for Difference, strumenti derivati) e criptovalute, diversi dagli strumenti del risparmio gestito. Se torniamo ai numeri di Assogestioni sopra citati, questa tendenza è ancor più degna di un’attenta disamina. La ragione va ricercata in parte in dinamiche di “gamification” che questo tipo di servizi offrono agli utenti e che naturalmente hanno ancor più margine di successo nei momenti di quarantena (abbiamo visto il boom di servizi di intrattenimento da casa come console o gioco d’azzardo online) ma si spiega anche, appunto, attraverso l’overconfidence che si scatena negli investitori che vogliono provare a salire sul carro del vincitore pensando che durante i periodi di volatilità sia più facile fare profitto attraverso operazioni di tipo speculativo.

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Coronavirus, mai così pochi contagiati

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 maggio 2020

Sono i dati migliori da due mesi quanto a nuovi contagi da coronavirus e vittime. E’ questo il bilancio registrato ieri in Italia, a una settimana dall’allentamento del lockdown e in vista delle ‘pagelle’ alle regioni che determineranno le ulteriori riaperture della Fase 2. I morti sono 165 in un giorno, il dato più basso dal 9 marzo – giornata di ‘chiusura’ del Paese – i nuovi casi appena 802, mai così pochi dal 6 marzo, prima del lockdown. Da giovedì il ministero della Salute renderà pubblici i dati delle Regioni, con Lombardia e Piemonte osservate speciali visto che contano quasi il 50% dei contagiati nelle ultime 24 ore.
Entro giovedì il Comitato tecnico scientifico valuterà per ogni regione il numero di contagiati quotidiani, R con 0 (indice di contagiosità, sceso in Italia sotto la soglia di allarme di 1) e posti di terapia intensiva occupati, tra gli altri parametri. Giovedì saranno passati 10 giorni dal 4 maggio, avvio delle prime riaperture e del ritorno a una parziale libertà dei cittadini. Un lasso di tempo già sufficiente per stimare i nuovi casi positivi, tenendo conto dell’incubazione media del Covid-19. I dati di oggi della Protezione civile – con 51.678 tamponi fatti, in netto calo rispetto ai 69.171 del giorno precedente – registrano un rapporto tra test e casi individuati all’1,6% (un malato ogni 64,4 tamponi). Da ricordare sempre che almeno il 40% dei test sono ripetuti su uno stesso caso, ma la percentuale resta comunque la più bassa di sempre, pari a quella di sabato. Gli 802 nuovi casi – il livello minimo dal 9 marzo – portano il totale a 218.268. Di questi 802 se ne registrano 282 in Lombardia – oltre il 35%, ma aumento minimo dal 3 marzo – e 116 in Piemonte; assieme le due regioni arrivano quasi al 50%. Le vittime ufficiali del coronavirus in Italia sono arrivate alla cifra, di 30.560, ma il tributo giornaliero di morti della malattia scende a 165, il più basso da oltre due mesi (sempre tenendo conto del calo dei tamponi). Ancora una volta sotto la soglia dei 200, i deceduti sono come previsto dagli esperti il dato che è più difficile veder scendere. Cinque regioni – Sicilia, Umbria, Valle d’Aosta, Basilicata e Molise – e la Provincia autonoma di Bolzano non fanno registrare vittime nelle ultime 24 ore. In Lombardia ve ne sono state 62, ancora in calo, e in Piemonte 36. Più indietro, tra le quattro regioni più colpite dalla pandemia, l’Emilia Romagna con 18 morti e il Veneto con 14. Tutte le altre hanno incrementi a una sola cifra. Da tenere d’occhio il dato delle terapie intensive, che secondo il ministero della Salute non dovranno avere più del 30% dei letti occupati da pazienti Covid; in caso contrario scatterà l’allarme nella regione. Il calo dei ricoveri, giunto al 28/esimo giorno di fila, è oggi di soli 7 unità (134 il giorno precedente), mentre in Lombardia, dopo una flessione di 70 sabato, i pazienti più gravi sono tornati a salire di 18. Con questi numeri il Paese si avvia alle prime ‘pagelle’ alle Regioni, con le conseguenti decisioni per il calendario delle riaperture differenziate di attività produttive dal 18 maggio. Cresce l’attesa per sapere se la ripartenza col freno a mano dal 4 maggio ha riportato su la curva dei contagi e in che misura. (fonte: Doctor33)

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Coronavirus e rifiuti elettronici

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 maggio 2020

Ecolight ha stilato un vademecum per una gestione domestica dei piccoli RAEE, per prepararsi così ad una ripartenza rispettosa dell’ambiente dopo le settimane trascorse in casa. Innanzitutto, raccogliere tutti i rifiuti elettronici in un unico contenitore. Nella scatola potranno essere messi: joystick, frullatori, tostapane, chiavette usb, telefonini e tablet con i loro caricabatterie e auricolari, router con gli alimentatori, casse bluetooth, ventilatori. Le lampadine a risparmio energetico, quelle a led e i neon non più funzionanti sono anche loro dei RAEE: occorre raccoglierle però in un’altra scatola. Togliere – quando possibile – la batteria dai dispositivi destinati alla discarica. L’operazione che può essere facile per i telecomandi che funzionano con delle normali stilo, può risultare più complessa per separare gli smartphone dal loro accumulatore. Le batterie così raccolte dovranno essere poste in un contenitore apposito, possibilmente in plastica o in metallo per evitare che eventuali sostanze inquinanti possano andare disperse.
Conferire il tutto all’ecocentro comunale. Nella fase 2 i Comuni stanno riaprendo le piazzole ecologiche dove poter portare questo genere di rifiuti. Conferire negli appositi contenitori i RAEE appartenenti al raggruppamento R4, ovvero l’elettronica di consumo e i piccoli elettrodomestici; mettere nell’apposito contenitori quelli appartenenti al raggruppamento R5 (le sorgenti luminose); conferire le batterie e gli accumulatori in un terzo contenitore. Per informazioni sugli orari di apertura dell’ecocentro e sulle modalità di accesso, consultare il sito internet del proprio comune di residenza. «L’impegno di ciascuno può contribuire ad una ripartenza corretta», conclude Dezio. «La strada di uscita dall’emergenza che stiamo vivendo passa necessariamente dall’economia circolare: gli sforzi fatti negli ultimi anni in chiave ecologica non possono essere vanificati da una rincorsa economica che non tiene conto dell’ambiente. I primi a dare l’esempio sono i cittadini, differenziando e conferendo correttamente i loro rifiuti elettronici».

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