
Memoria della Shoah: perché ricordare Auschwitz è ancora necessario
Il 27 gennaio 1945 le truppe dell’Armata Rossa entrarono nel campo di Auschwitz, cuore del sistema nazista di sterminio. Nei capannoni trovarono l’orrore della Shoah. Da quel momento l’Europa iniziò a prendere coscienza dell’enormità del genocidio: sei milioni di ebrei uccisi. La Memoria della Shoah è diventata così un punto di riferimento etico e civile per tutto il continente.
Oggi ricorre il Giorno della Memoria, istituito dall’ONU per ricordare la liberazione di Auschwitz. Tuttavia, attorno a questa ricorrenza emergono alcuni interrogativi. Le celebrazioni appaiono talvolta formali, poco partecipate, quasi rituali. Alcuni temono una banalizzazione della Memoria della Shoah, dovuta al moltiplicarsi di eventi spesso confinati in ambiti politici o accademici, con scarsa incidenza nella cultura collettiva.
Eppure, ricordare resta un imperativo morale. La Memoria della Shoah non deve limitarsi alla rievocazione del passato. Deve interrogarci sul presente, perché l’antisemitismo — che fu l’anticamera dei lager — è ancora oggi un problema europeo. Per questo la memoria non è un esercizio retorico, ma una responsabilità civile.
Tra le testimonianze dei sopravvissuti, colpiscono le parole di un deportato che, raccontando la sua storia ai giovani, ripeteva l’insegnamento ricevuto dal padre nel lager:
“Non odiare mai.”
È un messaggio essenziale, soprattutto ora che gli ultimi testimoni stanno scomparendo. Trasmettere alle nuove generazioni il rifiuto dell’odio è fondamentale per comprendere come razzismo e antisemitismo abbiano contribuito alla catastrofe europea. La Memoria della Shoah ci ricorda che la convivenza pacifica è un bene fragile, da proteggere ogni giorno.
Oggi dobbiamo continuare a costruire una comune casa europea fondata sul rispetto, sul bene comune e sulla dignità di ogni persona. La memoria serve proprio a questo: a impedire che l’odio torni a trasformarsi in violenza.
Sei milioni di ebrei non sono bastati a spegnere l’impulso antisemita nel mondo. Per questo fare memoria è indispensabile: per evitare che simili tragedie possano ripetersi.

Giorgio Cortese
Giornalista e divulgatore culturale: dedica gli articoli alla società, alla valorizzazione del territorio italiano con rigore e sensibilità narrativa. Leggi di più










