Ha compiuto 78 anni qualche giorno fa, il 23 agosto, ma la grinta è la stessa di quella piccola donna che esordiva al grande pubblico 60 anni fa.
Parliamo di Rita Pavone, amata e intramontabile artista internazionale, volto della musica italiana anni Sessanta e punto di riferimento per intere generazioni. Che abbia energia e grinta da vendere lo ha dimostrato anche di recente facendo impazzire il pubblico di Milano e degli altri palchi con il tour estivo da poco conclusosi.
«Quando sei davanti al pubblico devi dare tutto, e io mi sono sempre emozionata come la prima volta. Di primo impatto è un pugno nello stomaco tutte le volte, sento questo mestiere ancora parte di me».
Lo spirito con il quale l’icona della musica, più di 50 milioni di dischi venduti nel mondo, è tornata in Italia ai live nell’anno in cui celebra i suoi 60 anni di carriera, è già nel titolo del tour “Un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro”, un verso tratto da una delle canzoni capolavoro di Pierangelo Bertoli “A muso duro”.
«Un titolo meraviglioso, mi stavo scervellando per trovarlo», ha spiegato in una recente intervista. «Ne volevo uno che parlasse di 60 anni di carriera però senza nominarli. Poi ho visto in tv il figlio di Pierangelo Bertoli che cantava questa canzone e quando ha detto quella frase ho pensato “sono io!”. Mi ci sono ritrovata perché sono una guerriera che ha sempre combattuto. Non mi è mai stato dato niente nella vita in maniera comoda e non mi piace vincere facilmente».
La Pavone ha inciso tante canzoni di successo in sette lingue diverse, come interprete e anche come autrice: «Ho scritto negli anni ’80 anche brani come Gemma e le altre in cui parlavo della diversità, dell’innamorarsi di qualcuno che è del tuo stesso sesso, ma in quegli anni non venivo passata per radio».
Gli inizi, la gavetta. Rita Pavone nasce a Torino nel 1945. Il padre Giovanni è un operaio della Fiat, siciliano di origini, e la madre Maria è una casalinga di origine emiliana. Il debutto nel mondo dello spettacolo avviene, quando lei ha appena 14 anni, al Teatro Alfieri nel 1959: incoraggiata dal padre compare nello spettacolo per ragazzini “Telefoniade”, realizzato dall’allora società telefonica nazionale Stipel. È quella la prima volta che Rita si esibisce davanti ad un pubblico vero e non composto da parenti e familiari. Dopo essersi esibita in diversi eventi locali e feste studentesche, nel 1962 vince la prima edizione del Festival degli sconosciuti di Ariccia interpretando alcuni brani di Mina. Il patron della manifestazione è il cantante, produttore discografico e attore Teddy Reno, che diventerà il suo pigmalione e il suo compagno di vita. La vittoria le fa ottenere il primo contratto con la RCA Italiana che la porterà di lì a poco al successo.
Il successo in Italia. Dal 1963 la Pavone raggiunge una vasta popolarità: merito di singoli di successo come Sul cucuzzolo, La partita di pallone, Come te non c’è nessuno, Il ballo del mattone, Cuore. Già nei primi mesi dell’anno le vendite dei suoi dischi superano il milione di copie vendute. Anche il 1964 si apre con quelli che sarebbero diventati dei tormentoni: Non è facile avere 18 anni e Datemi un martello, adattamento italiano di Sergio Bardotti di “If I Had a Hammer”. Tra il 1964 e il 1965 Rita approda sul piccolo schermo come protagonista dello sceneggiato tv Rai “Il giornalino di Gian Burrasca”, tratto dal romanzo per ragazzi di Vamba e diretto da Lina Wertmüller, dimostrando di essere brava anche come attrice. Oltre al programma in sé, ha grande successo anche la sigla da lei cantata: Viva la pappa col pomodoro. La fortuna della canzone fu tale che l’artista lo inciderà poi in diverse altre lingue.
Il Cinema. In questi anni, è protagonista anche di alcune pellicole cinematografiche appartenenti al filone successivamente chiamato dei musicarelli: film dagli incassi miliardari furono Rita, la figlia americana (1965) con Totò e la regia di Piero Vivarelli; Rita la zanzara (1966) con Giancarlo Giannini e la regia di Lina Wertmüller; Non stuzzicate la zanzara (1967), con Giancarlo Giannini e Giulietta Masina, sempre per la regia della Wertmüller. Nel 1967 escono Little Rita nel West, film con Terence Hill e la regia di Ferdinando Baldi, e La feldmarescialla, sempre con Terence Hill e la regia di Steno.
La popolarità nel Mondo. La popolarità di Rita Pavone in quel periodo supera i confini nazionali: viene invitata per cinque volte nella trasmissione della Cbs “Ed Sullivan Show”, negli Stati Uniti, e si ritrova sul palco al fianco di artisti come Ella Fitzgerald, Duke Ellington, Marianne Faithfull, The Beach Boys, The Supremes, The Animals e addirittura Orson Welles. Seguiranno le numerose esibizioni in Francia (per un mese all’Olympia di Parigi) e ancora in Spagna, Germania, Israele, Messico, Cuba, Australia e Canada.
Il discusso matrimonio. Nel 1968 il matrimonio con Teddy Reno sembra avere un effetto destabilizzante per la sua carriera in Italia: agli occhi del pubblico entrava ora in contrasto la sua figura con la sua scelta di unirsi in matrimonio a un uomo molto più anziano di lei (di 19 anni) e, soprattutto, già sposato e con un figlio. A ciò si aggiunge anche il morboso interesse della stampa scandalistica, che si accanisce su alcune vicissitudini familiari legate alla separazione fra i genitori della cantante. Alla fine degli anni ’70 gli sposi si trasferiscono in Svizzera: dalla loro unione nascono due figli, Alessandro e Giorgio.

Il ritiro ufficiale e… il ritorno sulle scene. Il primo gennaio 2006 su Rai 1 Rita Pavone saluta il pubblico per dare l’addio ufficiale alle scene. A sorpresa, però nel 2013 torna alla musica dopo 24 anni dall’ultimo disco, pubblicando il suo nuovo doppio album Masters e nel 2014 si esibisce dal vivo in sei concerti teatrali in altrettante città italiane, con il tour Rita is Back! Il ritorno sul piccolo schermo avviene due anni dopo grazie a Milly Carlucci che le chiede di tornare in tv come concorrente di Ballando con le Stelle, dove arriva in finale con un bel 3° posto. Nel 2017 riceve al 60° Sanremo il premio alla carriera assegnatole dalla “Città dei Fiori”. Prima, come concorrente aveva partecipato al Festival solo 3 volte: nel 1969, nel 1970 e nel 1972. Nel 2020, dopo ben 48 anni, torna in gara a Sanremo con il brano “Niente (Resilienza 74)”, composto dal figlio Giorgio Merk, classificandosi al 17° posto. Dall’autunno dello stesso anno partecipa come giurata a due edizioni del talent show “All Together Now”, su Canale 5, insieme a J-Ax, Francesco Renga e Anna Tatangelo. Qui dà prova, ancora una volta, della professionalità e dell’energia che la contraddistinguono. Quest’anno ha festeggiato i 60 anni di carriera con il tour live di cui abbiamo già parlato. «Guardo sempre avanti, amo le nuove sfide», ha affermato la Pavone.
«Tra i prossimi progetti, ce n’è uno a cui tengo molto per il 2024… arrivare a 80 anni con qualcosa da fare in teatro mi piacerebbe molto».
Poi alla domanda «Sanremo, le interessa ancora?» risponde «Sì, ma tornando in gara. So benissimo che non si arriva tra i primi posti perché ci sono le nuove generazioni, ma ad esempio, nel 2020, aver portato Niente (Resilienza 74) mi ha fatto raggiungere tutto un nuovo pubblico. Ho ricevuto tantissime lettere anche da metallari. Sarò sempre grata ad Amadeus, per aver creduto in me!».












