Tony Dallara con la famiglia
Tony Dallara con la moglie e le due figlie

L’ultimo saluto a un artista che ha cambiato la storia del canto

Una folla fittissima ha accompagnato Tony Dallara nel suo ultimo viaggio. Il piazzale davanti alla Basilica del Corpus Domini, in via Pagano a Milano, era gremito di persone: a pochi passi dall’Arco della Pace, dove il cantante ha vissuto per oltre mezzo secolo. La moglie Patrizia, insieme alle figlie Lisa e Natasha, era in chiesa. All’uscita del feretro, sul piazzale, sono state accolte da un lungo e commosso applauso. Un tributo sincero all’uomo che 68 anni fa rivoluzionò la musica leggera italiana, diventando un’icona internazionale: dagli Stati Uniti al Giappone, fino alla Russia.
Tony Dallara aveva 89 anni.

La voce che ha cambiato il canto italiano
Chi l’avrebbe immaginato?” – diceva con autoironia qualche anno fa, quando aveva smesso di cantare per dedicarsi alla pittura. Fin da bambino cantava nel coro della parrocchia. Il parroco gli diceva che aveva una bellissima voce. Poi arrivò la scoperta dei ritmi americani: il terzinato di “Only You” dei Platters e le canzoni di Frankie Laine. Fu allora che decise: il suo futuro sarebbe stato il canto.
Con lui nacquero i “nuovi cantanti italiani”, subito definiti “gli urlatori”: un modo originale e popolare per distinguersi dai melodici come Tajoli, Claudio Villa e altri interpreti della tradizione.

Tony Dallara, il barista che diventò star

Mio padre era un po’ restio – raccontava Tony – anche se era stato corista alla Scala. Mi consigliò di cercare strade più realistiche. Così feci il barista, poi l’impiegato. Ma la canzone mi rimuginava dentro”. Negli anni Cinquanta, con alcuni amici, formò una band – allora chiamata “complesso” – e debuttò al Santa Tecla, il locale più alla moda e trasgressivo di Milano. Lì si esibivano Celentano, Jannacci, Betty Curtis, Jack La Cayenne. Il proprietario offrì loro un contratto: suonavano tutta la sera per 2.000 lire a testa. Un sacrificio, ma ne valse la pena. Fu lì che un discografico lo scoprì e gli fece incidere il primo disco: “Come prima”. Fu un successo travolgente, esploso in tutta Europa, primo in classifica per settimane.

Il primo bollettino SIAE parlava di 100.000 copie vendute in pochissimo tempo. Peccato che, come altri artisti al primo contratto, lavorasse a cottimo: 8/10 mila lire a facciata, indipendentemente dal successo.

La pittura, lo spazio e l’amore

Dopo qualche anno, Tony decise di cambiare arte: si dedicò alla pittura, sua grande passione. La sua era una pittura “spaziale”, come amava dire: “Siamo venuti dallo spazio e lì torneremo alla fine”. Espose in molte mostre, ricevette apprezzamenti da artisti come Renato Guttuso, che si complimentò per le sue opere.

In questo fervore vitale, trovò anche il tempo per sposare Patrizia, “l’unica donna della mia vita, il mio grandissimo amore”. Dalla loro unione sono nate Lisa, oggi figura di spicco nella moda (Dolce & Gabbana, Gucci), e Natasha, giornalista e traduttrice teatrale a New York.
Una famiglia di grandi artisti.

Il riconoscimento più emozionante

Il momento che mi ha emozionato di più – raccontava Tony – me l’ha regalato Azeglio Ciampi. Dopo tanti dischi d’oro, la vittoria a Sanremo nel 1960 con Romantica, milioni di copie vendute, un giorno mi ha invitato al Quirinale per conferirmi il titolo di Cavaliere d’Italia. Sì, sono anche un cavaliere. Per concludere con onore la mia stagione… e il ritorno nello spazio”.

Ranuccio Bastoni

 

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