Mio Fratello Carlo - Libro - Enrico Vanzina
Mio Fratello Carlo Libro Enrico Vanzina

Intervista a cura di Francesca Bocchi

Nella Sua esperienza di vita, che ruolo ha avuto la donna nel Suo mondo, cinematografico e letterario?
Faccio il giornalista a 360 gradi, ma il cinema è stato il mio mondo, partendo dal mio lavoro, quando con mio fratello lavoravamo insieme, abbiamo sempre avuto un’attenzione particolare nella scelta delle collaboratrici. In un gruppo le donne dimostravano sempre una marcia in più, il cinema è un’opera di gruppo, un’orchestra, in cui le donne fanno di tutto per “riuscire”. Nel nostro mondo la donna ha sempre avuto un ruolo importante, di collante tra i vari membri. Anche nel campo dell’editoria, del giornalismo, tante donne ricoprono ruoli di potere e io ho sempre avuto rapporti quasi idilliaci, in quanto non c’era mai competizione.

Enrico Vanzina con Francesca BocchiIn una società edonistica, superficiale e vanitosa, per alcune donne l’unica strada per arrivare al successo sembra essere il sesso?
È molto difficile avere un buon rapporto di coppia se le due parti svolgono lo stesso lavoro. Oggi le donne stesse hanno spostato alcuni valori tradizionali su altro. Certe rincorse delle donne alla ricerca del “potere” possono essere a volte addirittura patetiche e ridicole. Uomini e donne sono diversi e in qualsiasi progresso sociale la diversità di fondo va mantenuta. Le donne in realtà non perdono nulla in questa dicotomia, ma avvalorano ancor di più le loro peculiarità. Ci sarà un momento in cui ci si dovrà fermare e permettere un assestamento. Spesso gli uomini utilizzano il potere per vessare le donne, che però a loro volta sono complici di questa situazione , sperano addirittura che si instaurino queste dinamiche. Proust lo spiega bene in “Sodoma e Gomorra”, con vertigini letterarie che si applicano bene alla società moderna, chiarisce uno dei grandi abbagli dell’umanità.

Cos’è la felicità secondo Lei?
So cosa sia l’infelicità. L’infelicità sta nell’incapacità di accettare i propri limiti, i modelli di successo che ci vengono sbattuti davanti ci portano ad avere una conoscenza più ampia del mondo esterno, avendo un pannel di possibilità, cosi affascinanti ,che diventano lo scopo di vita. Tutti vogliono tutto. Questa è l’infelicità. Questa rincorsa ci fa perdere la vita. La felicità è nell’accettare che alcune cose non si potranno mai fare o avere. Compreso questo, la felicità è a portata di mano ed è per tutti.

Cos’è il potere?
Tu sei felice se detieni il potere, perchè puoi determinare qualcosa. Diventi determinante per altre persone, che dipendono da te. Il potere può essere molto importante nella vita, ma non può appartenere a tutti. Tutti cercano il potere, ma in pochi sanno gestirlo.

Cosa ne pensa dei rapporti uomo/donna in una società sempre più longeva?
In un mondo che invecchia sempre di più, i rapporti interpersonali sono cambiati. La chimica ha concesso a uomini anche attempati di intrattenere relazioni con donne più giovani. Le quali son affascinate da uomini maturi, li trovano più divertenti, consapevoli, rispetto ai loro coetanei. Mentre prima con l’avanzare dell’età le pulsioni si spegnevano, oggi la chimica “aiuta” anche chi giovane non è più, ad instaurare relazioni anche sul piano sessuale. Sociologicamente negli anni ’60-’70 abbiamo avuto le prime separazioni e divorzi, che hanno creato una generazione di figli colpita da disastri sia fisici come anoressia, bulimia, ma che hanno creato un danno ancora più profondo, un “buco” nell’anima. La ricerca della figura paterna, di una figura di riferimento, si è poi espressa in tutte quelle coppie in cui l’uomo è più grande.

In questa società che appare sovvertita, qual è la direzione da prendere oggi?
Questa società ha modelli diversificati, varie possibilità di scelta. Le grandi possibilità e opportunità che oggi ha l’uomo spesso hanno sfociato in relazioni conflittuali. I miei genitori non mi hanno mai imposto tabù, quando mi sono trovato di fronte a variegati scenari, ho sempre avuto l’equilibrio di poter scegliere ciò che mi piaceva e ciò che invece non lo ritenevo adatto a me. Bisogna essere consapevoli di ciò che c’è nel mondo e quindi scegliere in base a ciò che si è, ai propri insegnamenti, valori e attitudini.

Parliamo di Carlo e del suo libro per lui.
Il mio libro “Mio fratello Carlo”, in un certo qual modo è stato voluto da Carlo stesso. Tutti hanno avuto un “Carlo” vicino nella propria vita. È una storia che possono aver avuto tutti, ma in questo caso è un pò speciale, perchè abbiamo vissuto dieci ore al giorno fin da piccoli insieme. Scrivere il libro è servito perchè raccontassi chi fosse lui, uomo curioso e ottimista, che ha lottato contro la morte. Attraverso questo sguardo tra chi vede e chi sa, nella malattia in noi due si era innescata la dinamica tra chi si vuole bene, quando uno dei due è ammalato. Hitchcock disse che “il cinema è la vita con le parti noiose tagliate”. Una perdita, il lutto, può diventare una grande acquisizione. Se tu scavi nel profondo, rimane l’essenza della persona, l’atomo. Nessuno la può togliere, è “la parte” che rimarrà per sempre.