Max Leonida

A cura di Viridiana Schmidt

“Affrettati a vivere bene e pensa che ogni giorno è in se stesso una vita”… Così recita il celebre motto di Lucio Anneo Seneca che Max Leonida, regista milanese trasferitosi dieci anni fa negli Stati Uniti, deve aver preso a modello per la sua esistenza. La passione per la letteratura lo fece iscrivere alla facoltà di lettere moderne all’Università Cattolica, mentre passione per il teatro lo fece ammettere all’antica prestigiosa Accademia dei Filodrammatici di Milano. Oggi Max Leonida, vive nell’Iowa, nel Midwest ovvero l’autentico centro degli Stati Uniti. Uno dei molti italiani che hanno lasciato il cuore in Italia e ottenuto successi e fama nel Paese che li ha ospitati. È infatti attualmente il titolare della cattedra di cinematografia in una prestigiosa università, la più antica di quel Paese, la William Penn University di Oskaloosa. Sua moglie, Paola Cipollina, produttrice, lo affianca da sempre nella realizzazione di film e documentari attraverso la società cinematografica “Astarox” che si è portato dietro dall’Italia, quando partirono dieci anni fa.

Giovanissimo, a Milano Max Leonida creò l’Accademia dello Spettacolo e fondò il Teatro Estremo. Lo studio e la recitazione, nella sua prima vita milanese, sono stati le chiavi per rivoluzionare il teatro, ispirato dal carisma di Carmelo Bene.: «Sfruttare i mezzi che l’attore ha per offrire una performance più naturale e di autentico impatto sul pubblico, nell’abbandono totale e quasi dionisiaco alla scena. Questo dovrebbe essere il vero obbiettivo dell’attore e il fine ultimo della sua presenza in scena», è solito dire Max Leonida. Di quel periodo fecondo si ricordano due spettacoli: “Mutilazioni” – cinque monologhi forti tra i quali quello di un serial killer di pedofili e l’invettiva di Jacopone Da Todi contro Bonifacio Ottavo e la corruzione nella Chiesa – e “Kolbe”, nell’Abbazia di Chiaravalle, portando in scena il martirio di Padre Kolbe, il sacerdote diventato Santo, che si offrì di prendere il posto di un padre di famiglia destinato ai campi di concentramento di Auschwitz. «In seguito, con lo sviluppo di nuove opportunità – continua il racconto di Max Leonida – nacque la società Astarox inaugurata con la produzione di due lungometraggi, su soggetti entrambi scritti da me. Il primo “Mandàla”, interpretato dall’attore Giorgio Biavati era ispirato alla pratica religiosa degli antichi tappeti creati per essere distrutti. Il film ripercorre le tappe nel percorso di spiritualità di un uomo di Chiesa alla fine del suo cammino, quando viene forzosamente messo a confronto con una giovane e violenta terrorista che gli chiede aiuto. Il secondo fu “Backward”, un film antesignano della denuncia del “calcio malato”, presentato anche nel maggio 2010 fuori concorso al Festival di Cannes, col quale compii un salto tematico, affrontando le dinamiche e il mondo del calcio scommesse». La crisi del cinema e del teatro italiani, la difficoltà di potersi esprimere liberamente, convinsero Max e la moglie Paola a cercare un nuovo futuro per sé e per la figlioletta Elisa, nata nel frattempo.

Ecco la seconda vita di Max e Paola: trasferirsi a Hollywood, la terra che ha visto la nascita dell’epoca d’oro del cinema senza sosta sino ai nostri giorni. Furono anni difficili e complessi per Max e la famiglia. «Sì, è vero, non è stato tutto rose e fiori. Abbiamo avuto momenti duri», confessa Paola Cipollina. «Ma per noi era solo l’ennesimo pungolo per andare avanti. In quegli anni con Max infatti, senza mai abbassare la guardia, abbiamo realizzato pubblicità, documentari e videoclip musicali per artisti internazionali, come ad esempio il rapper Jamai o la finalista 2014 a “The Voice” Brittnee Camelle. Per la televisione io ho prodotto e lui ha diretto i numeri pilota delle serie  televisive “Bruna in Beverly Hills” e “Rossi and White”: ambedue contaminazioni tra attori italiani e americani per rivelare in modo comico la differenza tra due modi opposti di vivere e pensare». Per Max Leonida a Hollywood si aprono anche le porte del cinema. Dirige infatti tre pellicole: “Beauty in the broken”, “Memento Mori” e “A Very Lovely Dress”.

«E come se il lavoro e gli affanni non bastassero – sorride Max Leonida – Paola in quel periodo creò dal nulla, la prima e più grande comunità in grado di collegare tutti gli italiani in America, da Los Angeles a New York. Il gruppo, oggi è un punto di riferimento per gli italiani negli Stati Uniti e conta decine e decine di migliaia di membri». E a proposito della presenza italiana in California, tra le molte iniziative promosse da Paola e Max con l’Istituto di Cultura Italiano in America, c’è la mostra Epicureology che promuove con successo la cultura italiana e il made in Italy in America.

In Texas Max Leonida Presidente della giuria al 2017 Sugarland Film Festival
In Texas – Max Leonida Presidente della giuria al 2017 Sugarland Film Festival

La terza tappa nella vita di Max Leonida, l’attuale, è estremamente importante perché vede finalmente coesistere, in modo equilibrato le sue tre identità di scrittore, regista e docente. Dalla parte opposta degli Stati Uniti, in Iowa, a distanza di cinque stati dalla originaria California, la William Penn University di Oskaloosa cercava uno studioso e un docente creativo per affidargli la docenza di un nuovissimo e super attrezzato, originale e innovativo dipartimento di studi incentrati sullo spettacolo. «L’obiettivo dell’Università di Oskaloosa – continua Max – è di portare produzioni di livello hollywoodiano in Iowa. Qui posso contare su una vastissima libertà creativa ed intellettuale, nonché su supporti tecnici, economici e logistici del valore di decine di milioni di dollari, messi a mia disposizione. Non mi sono mai tirato indietro, neppure per un attimo, di fronte alle sfide della vita!». E così Max Leonida, Paola e la figlia Elisa, hanno traslocato per la terza volta, in Iowa. L’Università e la popolazione li hanno accolti subito con generosa simpatia. A far la pendolare fra l’Iowa e la California è rimasta così Elisa Giulia, sua figlia, che diplomatasi con lode al liceo, oggi fa la spola fra Hollywood e Oskaloosa. È in attesa di laurearsi in psicologia e scienze politiche con l’obiettivo di diventare una studiosa di comportamento criminale. «Beh, buon sangue non mente – conclude con un sorriso Max Leonida -. Elisa non ha mai approfittato del mio lavoro per entrare nel mondo del cinema e della televisione, preferendo studiare. Però qualcosa del cinema le è rimasto dentro: è la figura dei famosi “killer profiler” che vediamo in tante serie TV e romanzi thriller. Solo che lei, in futuro, al contrario di me, li scoprirà dal vero e non davanti alla cinepresa…».

tratto da:
Milano 24orenews Marzo 2021

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