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Bergamasca: fresca genuinità
Tipico prodotto la cui denominazione deriva dal luogo d’origine è il formaggio Taleggio, la cui lavorazione fu probabilmente avviata nell’omonima valle della provincia di Bergamo tra il X e l’XI secolo. Un’origine antichissima
per una delizia del palato dalla pasta morbida, unita e compatta, e dal sapore dolce, burroso e aromatico che tende ad assumere sfumature piccanti quando sottoposto a lunga maturazione. Le valli bergamasche, con i loro versanti boscosi perpendicolari alla grande pianura padana, rappresentano il bacino di un’attività casearia floridissima, che avviene in moder ni stabilimenti quanto in piccoli caseifici artigianali. In val Brembana, per esempio, è d’obbligo assaggiare una fetta del formai de mut – “mut” nel dialetto locale significa alpeggio – o dell’ancor più tipico branzi, il cui nome deriva dal toponimo del comune di provenienza, a valle delle malghe in cui viene lavorato. Fra le specialità culinarie della Bergamasca prealpina sono invece da segnalare tra i primi piatti i casunzei, fagottini di pasta all’uovo ripieni di carne ed erbe. La loro origine è contesa tra le province di Bergamo e Brescia e il loro formato motivo di dispute fra i difensori della (presunta) tradizione; quattro le varianti: a mezzaluna, a quadrato, a rettangolo lungo e a caramella.
 
Bresciano: bontà d’alpe
 
Sui declivi della provincia di Brescia il re dei formaggi è senza dubbio il bagoss, ovvero il formaggio “di Bagolino”, borgo montano capoluogo della valle del Càffaro. Da alcuni è considerato il grana bresciano, perché la sua pasta dura e semicotta, la struttura granulosa e talvolta con piccola occhiatura sparsa ne ri-cordano al palato il gusto intenso e aromatico, ma mai amaro. Ben stagionato si presta a essere grattuggiato e usato come condimento nei ripieni. Dolce e delicato è infine il casolet dell’Adamello. Ottenuto in un’area di produzione che interessa i distretti montani dell’alta Valcamonica e del Sebino, è caratterizzato da pasta molle o semimolle.
 
Un dono del sole
Nulla potrebbe la montagna senza l’irraggiamento solare che privilegia la Valtellina sul suo versante settentrionale. Solo così, risalendo il corso dell’Adda lungo il fondovalle della provincia, è possibile contemplare sulla sponda retica ettari di terrazzamenti ricoperti di verdissimi vigneti, e gustare, nei principali “giacimenti” enologici della zona, numerose varietà di vino, derivate da uve di Nebbiolo. Sassella, Grumello, Inferno, Valgella e Maroggia sono motivo di vanto e orgoglio tra le etichette del Valtellina Superiore DOCG, vino dal colore rosso rubino, dal profumo persistente e sottile, e dal sapore asciutto, vellutato e austero. L’eccellenza è data dallo Sforzato (in dialetto “Sfurzat”), prodotto grazie a un’antica pratica di appassimento e successiva premitura dell’uva Nebbiolo.   Negli   stabilimenti quanto in piccoli caseifici artigianali. In val Brembana, per esempio, è d’obbligo assaggiare una fetta del formai de mut – “mut” nel dialetto locale significa alpeggio – o dell’ancor più tipico branzi, il cui nome deriva dal toponimo del comune di provenienza, a valle delle malghe in cui viene lavorato. Fra le  specialità culinarie della Bergamasca prealpina sono invece da segnalare tra i primi piatti i casunzei, fagottini di pasta all’uovo ripieni di carne ed erbe. La loro origine è contesa tra le province di Bergamo e Brescia e il loro formato motivo di dispute fra i difensori della (presunta) tradizione; quattro le varianti: a mezzaluna, a quadrato, a rettangolo lungo e a caramella.
 
Bresciano: bontà d’alpe
Sui declivi della provincia di Brescia il re dei formaggi è senza dubbio il bagoss, ovvero il formaggio “di Bagolino”, borgo montano capoluogo della valle del Càffaro. Da alcuni è considerato il grana bresciano, perché la sua pasta dura e semicotta, la struttura granulosa e talvolta con piccola occhiatura sparsa ne riti gelate invernali, consentendo di ottenere un olio durevole, con bassa acidità, di sapore sopraffino e dal profumo intenso e fruttato, marchiato DOP  Denominazione di Origine Protetta) dal 1997. Secondo la tradizione della sua preparazione, le olive della varietà Frantoio, Casalina e Leccino, impiegate nella produzione in misura non inferiore all’80%, vengono raccolte a mano, mentre la frangitura a freddo ne mantiene inalterato il sapore e il profumo originari, dando corpo a un gustosissimo olio extravergine, pronto per essere imbottigliato e distribuito. A questa eccellenza si accompagna la coltivazione dei limoni, che tinteggiano di colori caldi i terrazzi affacciati a strapiombo sulle acque lacustri. Il Benaco è protagonista anche nella produzione del Chiaretto, un vino che nasce dalla separazione del mosto dalle bucce subito dopo la pigiatura,  conferendogli un tipico colore rosato, un profumo fresco e floreale e un sapore sapido, intenso e morbido.
 
La Brianza più casereccia
Scendendo lungo le fasce collinari pedemontane e sconfinando in quell’incisione che costituisce il panorama  dell’hinterland
 
 
 
 
 
 
Fonte:UffStampAss.reg.Agri .Lom

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