Checco Zalone

Checco Zalone torna protagonista sulle pagine di Vanity Fair con un’intervista intensa e sorprendentemente sincera, in cui il comico pugliese si racconta senza filtri tra successi record, ansie personali e nuove sfide artistiche. L’incontro, diventato rapidamente uno dei più letti e commentati online, offre uno sguardo raro sulla vulnerabilità di un artista che, dietro la comicità travolgente, nasconde un perfezionismo feroce e un costante timore di non essere all’altezza delle aspettative. In questa intervista di Vanity Fair, Checco Zalone parla di carriera, paure, rapporti personali e futuro, mostrando un lato umano che il pubblico raramente ha occasione di vedere.

Checco Zalone a Vanity Fair: “Vivo in un perenne stato d’ansia”

A inizio anno il suo secondo film, Che bella giornata, ha totalizzato 43 milioni e mezzo di euro d’incasso, in assoluto il più alto nella storia del cinema italiano.

Adesso Checco Zalone – cioè Luca Medici, nato 34 anni fa a Capurso, in provincia di Bari, una laurea in Giurisprudenza attaccata al muro – sta preparando un nuovo spettacolo, Resto umile World Tour, che dal 14 settembre porterà in giro per l’Italia e, a Natale, su Canale 5. A Vanity Fair, che gli dedica una copertina a spalle nude, in edicola dal 20 luglio, racconta quanto le aspettative su di lui lo facciano vivere in un perenne stato d’ansia.

Si esibirà in spazi – arene, palazzetti, stadi – dai 6-7 mila posti in su: non avrà esagerato?

«È la produzione che nutre tutta questa fiducia. Io ho accettato a una sola condizione: biglietti dai 40 euro in giù. Se poi la gente non viene, farò una figura di merda mondiale».

Uno dei suoi nuovi personaggi è Roberto Saviano. 

«Non intendo certo prenderlo in giro, semplicemente renderlo umano. Il mio Saviano non fa sesso per colpa della vita che è costretto a fare: invece quelli della scorta trombano, e lui fa da scorta a loro».

Questo periodo fortunatissimo non ce l’ha un effetto collaterale?

«Certo che ce l’ha. L’asticella delle aspettative nei miei confronti sale sempre di più, questo mi fa vivere in un perenne stato d’ansia e la salute ne risente: poche sere fa, al ristorante, sono svenuto. Quando è arrivata l’ambulanza mi ero già ripreso, ma che figuraccia… Il 29 giugno, poi, alla presentazione del nuovo palinsesto Mediaset, me la sono fatta sotto perché ho capito che tutti si aspettano da me grandissimi risultati. Ero al tavolo di Pier Silvio con Maria De Filippi, e già mi vedevo l’anno prossimo seduto al posto più sfigato, vicino all’uscita».

Nonostante il clamoroso successo il mondo del cinema ha completamente ignorato Che bella giornata. Ma a Checco Zalone i premi non interessano.

«Forse perché non vivo a Roma, a contatto di un mondo, quello del cinema, veramente piccolo. Non voglio sminuire i premi, ma per me conta solo che la gente sia andata a vedere i film, che li abbia apprezzati, che non siano stati un flop. E invece la cosa assurda è che in quel piccolo mondo c’è tanta gente che guarda agli incassi come una diminutio. È immorale: fare un film dà lavoro a tante persone, i risultati sono fondamentali».

Qual è la cosa che le dà più fastidio? 

«Sentirmi ripetere che sono “l’uomo del momento”. Perché il momento, prima o poi, passa, e ancora non ho un piano B. Di sicuro so che a 50 anni non farò il comico. Potrei aprire un ristorante, dedicarmi alla produzione, cinematografica o musicale. Sono anni che tento di scrivere canzoni serie: purtroppo mi scappa sempre la cazzata». 

Se le venisse, a chi vorrebbe farla cantare? 

«A Jovanotti, o a Caparezza. Sa che cosa mi piacerebbe fare, su Canale 5, con Caparezza e Al Bano? I Tre Terrones».

Le capita di ridere quando vede un comico? 

«Quasi mai. Ogni tanto mi diverte Grillo, quando è cattivo. Quando ha fatto il verso al modo in cui parla Bossi, l’ho trovato irresistibile».

Fra i tanti cantanti che ha imitato – Vasco Rossi, Carmen Consoli, Giuliano Sangiorgi dei Negramaro – c’è qualcuno che si è arrabbiato? 

«Tiziano Ferro. Quando l’ho preso in giro non aveva ancora fatto coming out, e io forse ero l’unico a non sapere che fosse gay. E ci sono andato giù pesante. Se ho ferito la sua sensibilità, gli chiedo scusa».

Pensa mai alla paternità?

«Sì, e anche Mariangela, la mia fidanzata. Ma prima devo sposarla. Materazzi e Cassano, che sono amici, fanno pressing, dicono che il matrimonio mi farà bene. “Lo so, Antò”, ho detto a Cassano, “ma tu hai trombato 600 donne”. Io otto, comprese le due fidanzate».

L’intervista di Vanity Fair offre un ritratto autentico e sorprendentemente fragile di Checco Zalone, mostrando quanto dietro il successo record si nasconda un uomo che vive tra ambizione, ansia e autoironia. Proprio questa combinazione rende l’incontro “Checco Zalone con Vanity Fair” uno dei più significativi degli ultimi anni: un’occasione per scoprire il lato più umano di un artista che continua a interrogarsi sul proprio futuro, sulle aspettative del pubblico e sul peso del successo. Un racconto sincero che avvicina ancora di più il pubblico a una delle figure più amate del cinema italiano contemporaneo.

BIOGRAFIA DI CHECCO ZALONE (Luca Medici)

Checco Zalone, pseudonimo di Luca Pasquale Medici (Capurso, 1977), è uno dei comici, attori e registi più popolari del cinema italiano contemporaneo. Dopo gli esordi a Zelig con il personaggio del cantante neomelodico pugliese, conquista il grande pubblico con il film Cado dalle nubi (2009), seguito da successi straordinari come Che bella giornata (2011), Sole a catinelle (2013), Quo vado? (2016) e Tolo Tolo (2020). I suoi film hanno totalizzato incassi record, superando in più occasioni i blockbuster americani.

Zalone è noto per la sua satira sociale, il linguaggio diretto e la capacità di raccontare vizi e virtù dell’Italia contemporanea con ironia tagliente ma mai cattiva. Oltre al cinema, è autore di canzoni comiche, musicista, imitatore e performer teatrale. Riservatissimo nella vita privata, vive lontano dai riflettori con la compagna Mariangela e le loro figlie.


 

 

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