Daniela Javarone Foto Di Bob Krieger R Compressed (1)

In una splendida giornata di questa generosa estate milanese ci troviamo nella elegante e fascinosa atmosfera di uno dei più bei salotti della Milano bene. Ad accoglierci è la padrona di casa, un’affascinate, bella ed elegante signora bionda: è la premier dame Daniela Javarone, l’anima instancabile dell’Associazione «Amici della Lirica» che da anni riesce con gran classe a coniugare mondanità, glamour, cultura e impegno sociale.
Ha ottenuto molti riconoscimenti per il suo notevole impegno sociale e lo scorso anno il Presidente Napolitano l’ha insignita dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine “Al Merito della Repubblica Italiana”.

La signora della Scala, la regina dei salotti milanesi, la contessa Maffei del 2000
È vero, hanno scritto di tutto. In effetti io rappresento il salotto itinerante anche perché non esistono più come una volta quelle famiglie che ricevono in casa, accadeva in altri tempi. Sento molte affinità con la contessa Maffei, per questo forte senso di Libertà – di pensiero e dell’anima – e di Giustizia che porto nel mio cuore e che mi ha aiuta a non cedere mai davanti agli ostacoli e a portare aiuto ai più deboli. Sono valori che mi ha inculcato mia madre sin da bambina: «non lasciarti mai comprare o condizionare, sii sempre te stessa – mi diceva – mantieniti pura e pulita e sarai sempre vincente». Aveva ragione.  

Come nasce la sua passione per la lirica?
È uno dei grandi doni che ho ricevuto dalla Vita, per i quali sento il bisogno di esprimere tutta la mia gratitudine facendo del bene. Ho trascorso i primi 10 anni della mia vita con mia nonna Rosa, che aveva una meravigliosa voce da soprano e aveva studiato canto con grandi maestre di quei tempi. Purtroppo il nonno le impedì ogni possibilità di carriera perché questo allora avrebbe dato scandalo. Con questo peso nel cuore la nonna cantava a casa e ascoltavamo sempre dischi dal grammofono: a 10 anni ero diventata una scienza. A 14 anni accompagnavo mia madre a tutte le prime alla Scala. Ero stonata ma la musica mi entrò per sempre nel cuore.

Ci parli della sua famiglia
Mio nonno, uno dei primi industriali a Monza, aveva un grosso stabilimento di pezzi di ricambio delle biciclette. Fu grande amico di Gilera e di Pirelli, ancor prima che diventassero importanti imprenditori. La nonna era bellissima e quando Mussolini venne a Monza ne rimase folgorato: le mandava cartoline da tutti i posti in cui andava e mio nonno lo odiava, ricordo di quelle tragedie… Mia mamma fu una delle prime donne manager in Pirelli. Io mi sono sposata a 20 anni e ho avuto i due splendidi figli. Facevo la vita della signora bene milanese: ad essere onesta però non di rado quella vita mi annoiava, mi mancava qualcosa… Poi persi mia mamma e fu un colpo terribile, ero disperata perché lei era il mio punto di riferimento, la mia guida. Ma a quel punto accadde un miracolo…  

Quale miracolo accadde?
Un incontro che fu un altro grande dono. Conobbi per un gioco del destino una elegante signora veneziana, Fosca Marchi, che viveva a Milano. Un bel giorno mi invitò alla festa di compleanno di suo marito: mi chiese di aiutarla a preparare il ricevimento e di presentarmi in abito da sera con mio marito in smoking. Quella sera cambiò la mia vita. C’era un’atmosfera d’altri tempi, un salone tutto arredato in stile veneziano, tovaglie a fili d’oro con splendidi servizi di porcellana e candelabri d’argento. Ero circondata da icone del mondo della lirica: Renata Tebaldi, Valentina Cortese, Giulietta Simionato, Carlo Maria Badini, lo storico sovrintendente alla Scala, il suo successore Carlo Fontana e altri personaggi. Mi sembrò un sogno. Durante la serata Fosca mi presentò il marchese Alberto Litta Modignani, il fondatore degli «Amici della Lirica» e gli disse: «Alberto… tieni conto della signora Daniela Javarone, questa giovane bella elegante signora con una grande passione della lirica. Coinvolgila nella tua associazione, hai bisogno di una padrona di casa e lei potrebbe esserti molto utile, ha la giusta ambizione e voglia di fare».

Tutto cominciò da quella sera?
Si. Nel ‘91 iniziai a collaborare con il marchese Litta, un uomo che della lirica conosce ogni nota, ogni virgola, ogni risvolto segreto. Fu lui, oltre al ricordo della nonna Rosa, a farmi capire che dovevo dedicare tutte le mie energie per salvaguardare questo eccellente patrimonio di tutti noi italiani». Organizzavamo concerti al teatro San Babila e cene di gala con ospiti d’onore come Bruson, Pavarotti e la Ricciarelli. Poi arrivò tangentopoli e fu un disastro perché tutti avevano paura di donare anche una sola lira. Passò un anno e ripartimmo in una saletta del Biffi Scala invitando i grandi direttori d’orchestra, i maestri Gavazzeni, Muti, Pappano… e altri noti personaggi della lirica. Poi fu la volta dei direttori di giornali e riviste: da Montanelli a De Bortoli, Feltri, Bel Pietro, Signorini, la Morvilo, la Giacobini. Uscirono articoli su articoli. Infine iniziammo con i politici.

Un personaggio che ha lasciato un segno…
Ero rimasta colpita da Bossi appena senatore e decisi di invitarlo. Alla serata parteciparono in tanti, curiosissimi. Si trovò tavolo d’onore a fianco della Simionato, della contessa Castelbarco, nipote di Toscanini ed altri personaggi. Bossi sulle prime apparì intimidito, paralizzato e muto, si guardava intorno scrutando le signore tutte ingioiellate. Eravamo al secondo piatto quando qualcuno gli fece una domanda: da quell’istante parlò quasi ininterrottamente fino alle 2 di notte, ipnotizzando tutti. Fu un successo. Dopo due giorni Panorama uscì con il titolo «King Kong al Biffi Scala». Poi invitammo Castelli, Maroni, Buttiglione, Casini, D’Alema, Veltroni. Una nostra forza è e sarà sempre quella di essere apartitici e apolitici.  

Un’altra serata particolare che ricorda?
La serata con Montanelli. «Sappia che, ovunque si trovi, alle 22 il dottor Montanelli si alza e va a casa…»  mi raccomandò la sua compagna, per cui organizzammo tutto con estrema puntualità e alle 22 arrivò il caffè… A questo punto stavo per chiedere a Montanelli due parole di chiusura della serata: ha cominciato a parlare ed è andato avanti fino all’una di notte! È stata una grande lezione di storia, una serata indimenticabile.

Gli Amici della Lirica: tanti eventi di solidarietà. Come riuscite a sostenerli?
All’inizio molti eventi di solidarietà nel mondo: una raccolta fondi per paesi devastati dalla guerra come Kabul o quella per l’ospedale dei bambini di Bariloche. Poi abbiamo deciso di dedicarci all’Italia, perché anche da noi c’è bisogno di solidarietà degli ospedali, nelle carceri… Spesso però non riusciamo a raccogliere molti soldi e anche gli eventi costano: raccogliamo fondi tramite le lotterie grazie ai soci della nostra associazione. Avremmo invece bisogno anche di sponsor.

Amici della Lirica: dov’è rimasta la lirica?
È verò, era rimasto solo il nome storico fino a quando ho conosciuto il tenore Vincenzo Puma, fondatore dell’associazione «Lirica domani», la cui madrina è Magda Olivero, l’ultima grande soprano vivente, che oggi gode i suoi 101 anni. Si organizzano serate di lirica e ogni anno, a novembre, il «concorso internazionale Magda Olivero» che scopre i talenti del futuro. Io sono nella giuria insieme a tanti importanti personaggi del mondo lirico. L’anno scorso ascoltammo 160 giovani cantanti e ne furono ammessi 35, di cui 18 in finale.

Non dimentichiamo i City Angels?
Anni fa vedevo spesso Mario Furlan che parlava in tv dei clochard e decisi di incontrarlo … La prima cosa che mi disse fu: «signora Javarone, cosa ne dice di diventare la nostra madrina?». Risposi di sì senza esitare, per aiutare i più deboli: allora i City Angels non erano ancora conosciuti.

Nel suo scrigno tanti progetti e sogni…
La mia vita è tutta un sogno realizzato. Ho un marito adorabile, due splendidi figli, la mia nipotina Martina: al centro c’è sempre la famiglia, il resto è un contorno. Una nuova sfida, un nuovo progetto a cui tengo, riguarda la nascita di UNIMEIER, una nuova università popolare di medicina a Milano con docenti da tutto il mondo. Il rettore, la dr.ssa Dea D’Aprile, mi ha invitata come responsabile delle relazioni esterne.