LA TERRA DI UN MILIONE DI ELEFANTI
di Alessia Placchi
Il Laos è il più misterioso e anche il meno conosciuto tra gli Stati della Penisola indocinese. Ma al tempo stesso anche il più autentico e incontaminato, il posto giusto dove cercare la felicità spirituale del Nirvana buddista, come predicano i monaci dalle tuniche zafferano. La storia culturale del Paese, anticamente chiamato Lane Xang, “la terra di un milione di elefanti”, prende forma dalla fusione di tre religioni, ma il buddismo influenza maggiormente la cultura attuale. A Luang Prabang, entrata nel 1995 nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO, si può assistere alla lunga processione dei monaci buddisti, con cui poi scambiare interessanti conversazioni. Un viaggio in Laos offre meravigliose visioni: un paesaggio incantato che va dalle fertili pianure della valle del Mekong ai rilievi impervi dell’Annam, dalle incantevoli Cascate di Tat Sae e Kuang Si alle fitte foreste tropicali definite “cuore verde dell’Asia”. Oltre ad essere una terra di grande bellezza naturalistica, il Laos è custode di un importante patrimonio culturale ricco di antichi templi, palazzi e pagode. Una delle caratteristiche e delle grandi attrattive del Laos risulta costituita dalla varietà etnica della sua popolazione. Se l’ 80 % dei 6 milioni di laotiani sono di stirpe Thai-Lao, parlano il lao e sono buddisti, nei villaggi tra le montagne del Nord – spesso accessibili solo con giorni di navigazione e di cammino su sentieri – vivono ben 130 gruppi etnici che parlano lingue e dialetti diversi e sono animisti. Queste piccole comunità vivono in capanne di legno e bambù su palafitte praticando un’agricoltura nomade, allevamento e caccia. Queste popolazioni pacifiche e ospitali vivono in luoghi tanto remoti e poco conosciuti che di recente vi sono state scoperte due specie animali finora ignote alla scienza: il saola, un’antilope dalle lunga corna e il muntjak, un cervo abbaiatore. Le loro foreste sono abitate da elefanti, tigri, leopardi, langur, gibboni e scimmie.











