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Libero Stile Luglio Agosto 2010

L’estate scorsa tornai all’Aquila..

La scritta “Yes we (…)amp”, piazzata là in alto, a un passo dal cielo, su quella montagna “pelata” e senza alberi, su terra color verde marcio, colpisce come un pugno al cuore. Ancora di più, perché la “c” scivolata e non in linea con le altre è segno e simbolo. Che urla e strazia, molto più che se quella “c” fosse perfettamente allineata. Arrivando da Roma, questo è il “benvenuto”, l’equivalente della scritta “Hollywood” su quella più‑che‑collina, piccolo monte abruzzese che sovrasta L’Aquila. Arrivando da Roma, non ti accorgi subito che questo è stato il luogo della furia della Natura.

Sull’autostrada poche macchine, in un senso e nell’altro, i monti, quel Gran Sasso che per ammirare meglio dovrai aspettare di essere nel senso opposto, di ritorno, L’Aquila‑Roma. Dall’auto‑nido, che l’aria condizionata non riesce a rinfrescare del tutto, non si percepisce alcun rumore. Dopo una galleria, una delle tante di questa A24, improvvisamente il sole, e improvvisamente quella scritta: “Yes we (c)amp”. Mi ha fatto lo stesso effetto della scritta “NO MAFIA” azzurra, sul campo bianco della casetta che sovrasta la strada di Capaci, a pochi minuti da Palermo. La stessa sensazione di stordimento e impotenza. L’emozione fortissima di star per assistere a qualcosa di straziante senza che le parole riescano a esprimere che cosa sia.

Paganica, Coppito, Onna, Basciano. Nomi fino a poco più di tre mesi fa sconosciuti al mondo intero: ora balzati al livello della coscienza e della conoscenza in ogni parte del pianeta. Sono i cartelli, precisi e spettacolari, nella loro pietosa verità, dei Campi. Questo, il significato di ogni “C‑punto”: ogni “C‑punto” un Campo.

I Campi e la geografia di Yes we camp L’Aquila

Campo degli sfollati, Campo di tende, Campo‑casa di centinaia di migliaia di persone. Centinaia e centinaia, in file ordinate, le tende seguono e accompagnano la collina verso il monte e la discesa dal monte al piano. Sono i Campi. Sono le “C‑punto” annunciate dai nuovissimi cartelli stradali rossi.

Le parole non possono dire che cosa sia la vista di questa mano dell’uomo qui, in mezzo ai monti d’Abruzzo, in mezzo ai centri ex‑abitati dai quali spuntano gru a squarciare il cielo e l’azzurro intenso. Le parole non esprimono l’emozione e il dolore, la rabbia senza direzione e senza volto – ha forse un volto, la Natura? Solo, quelle immense distese, questo colpo al cuore, al colpo d’occhio spettacolare e terribile della devastazione.

Altra cosa è L’Aquila, la città, quei brandelli di città, quel cantiere immenso nel quale ti immergi e sbatti, uscendo dall’Autostrada, al ritorno, al casello dell’Aquila Est. Poi ci sono entrata, non per curiosità, non per vedere altro oltre alla straziante vista di quel che già dall’Autostrada non lascia spazio a dubbi ma apre le porte alle domande.

Dentro la città ferita: il cantiere di Yes we camp L’Aquila

Ci sono stata alla rincorsa di un appuntamento e di persone amiche, in uno dei palazzi nuovi, messi su in fretta e furia in questi 3 mesi e qualche giorno. Non ci sarei andata, altrimenti. Per fare cosa? La curiosità è già soddisfatta dai chilometri sull’autostrada che sovrasta. Quale motivo, dunque, per scendere?

Già al casello, un incrocio caotico di auto e camioncini, strade, rotonde e finte‑rotonde. Brandelli di filo rosso bianco ovunque, strisce e strisce. Transenne, inversioni di marcia non consentite eppure qui consentite, altri cartelli rossi, altre “C‑punto‑qualche cosa”.

Il Palazzo della Regione lo si vede subito, si staglia imponente con i suoi 6 piani e le vetrate già prima di imboccare l’uscita Telepass. Poi, però, trovarlo è un’Odissea. Nessuno lo sa indicare, nessuno sa dire di preciso dove si trovi, in quale punto di questo luogo martoriato. Neppure i vigili gentili, la signora che si fa in quattro per spiegare la strada interrotta, il benzinaio che ci prova nell’ora di punta.

“Qui non è proprio L’Aquila”, si scusa un nordafricano, “qui è la periferia”, un punto imprecisato che dall’Autostrada porta a Pettino e poi a Coppito.

Traffico, crepe, case sventrate: il viaggio nel cuore di Yes we camp 

Arrivare al palazzo di vetro è un viaggio su strade piene di crepe e righe, tra le quali non si distinguono più quelle che c’erano già e quelle nate dopo il 6 Aprile. Arrivarci in mezzo al traffico, i rari passanti, il rumore assordante delle seghe e dei martelli pneumatici: cantiere. Immenso cantiere, “il cantiere più grande del mondo”.

E poi case, o quel che ne resta: sventrate, bucate, diroccate, implose, aperte, spalancate. Non una sola casa non ferita, non un solo luogo risparmiato dalla furia della Natura. Disperazione totale. E dentro, dietro i balconi, oltre i buchi delle porte e delle finestre: quel che resta della Vita.

C’è la vita all’Aquila? C’è, dopo il terremoto, che qui si preferisce chiamare “Sisma/Evento sismico”, quasi che la “s” possa addolcire. Sì, c’è la Vita: negozi di fiori e piante aperti tutto agosto, edicole, centri commerciali, piccoli bar in mezzo ai cartelli.

Si è scoperto poi che le indicazioni per il Palazzo della Regione non erano sbagliate: sinistra, ancora sinistra, sinistra per altri metri. Bastava ignorare i divieti, oltrepassare le rotaie.

Ospedale, tende, autogrill: la quotidianità sospesa di Yes we camp L’Aquila

Si è scoperto poi che le persone che si pensava di vedere non erano più lì. Per una manciata di secondi erano andate via, alla Caserma di Coppito, all’Ospedale. Una manciata di secondi a fronte di una ricerca durata quasi un’ora.

Dal Palazzo di vetro, per andare all’Autostrada, si prosegue diritto. E la strada diritta va a finire nella zona dell’Ospedale, o quel che ne resta. Riconoscibile solo per il colore delle palazzine viste troppe volte in televisione.

Straziante passare in mezzo ai segni: tende, cartelli “Pronto Soccorso‑Ingresso ospiti‑Parcheggio”. Ma niente è normale. Tutto è tristezza infinita, pena, caldo, asfalto bollente. Tende che forse sono stanze d’ospedale, punti di raccolta sangue… che cosa?

Di nuovo percorso inverso, ma passando da un’altra strada. Nuove strade, nuovi cartelli, ancora case: nessuna risparmiata. La Natura non ha giocato al ribasso.

Il primo autogrill verso Roma è una piccola stanza, come ce ne sono a milioni. Ma qui ci sono due commessi gentili, forse più gentili che altrove. Ci sono i confetti di Pelino. Non c’è il bagno: a causa del “recente sisma” è inagibile. Ma nel piazzale posteriore ci sono bagni nuovi, pulitissimi, montati dalla Protezione Civile.

Silenzio, solo le cicale. Fiori che si chiudono. Tra poco scenderà la notte, un’altra notte in un Campo dell’Aquila martoriata. Tra poche ore sarà il 18 Luglio: passato il giorno del mio compleanno. Per sempre ricorderò i miei trent’anni fra le rovine dell’Aquila e l’immagine indelebile di Yes we camp L’Aquila.

LIBERO STILE LUGLIO-AGOSTO 2010

E quest’anno?
Ci vieni con me?

Oggi, luglio 2010, siamo qui alla ricerca di visi amici.

In tua compagnia.

Luisa Allena

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