Sisal 80 anni: la schedina che cambiò l’Italia
Era il 5 maggio 1946 quando l’Italia, ancora lacerata dalle ferite della guerra e in trepidante attesa delle prime elezioni dopo il fascismo, si affacciò a una speranza nuova. Non era un discorso politico, non era una promessa di ricostruzione. Era un piccolo rettangolo di carta gialla. Una schedina. Trentaquattromila lire costava 30 lire al bar – il prezzo di un bicchiere di vermouth – ma prometteva di cambiare tutto.
La Sisal, Sport Italia Società a Responsabilità Limitata, nata da un’intuizione del giornalista sportivo triestino Massimo Della Pergola, aveva un sogno ambizioso: finanziare la rinascita dello sport italiano attraverso il gioco popolare. Della Pergola aveva sviluppato l’idea in un campo di prigionia in Svizzera, dove era internato come ebreo durante il fascismo. Tornato in libertà, insieme ai colleghi Fabio Jegher e Geo Molo, diede forma a un’intuizione che avrebbe infiammato il Paese per decenni.
La schedina gialla del 1946
In quel lontano 5 maggio, quando si giocò il primo concorso, la Sisal stampò ben 5 milioni di schedine. Un’enormità per l’epoca. Un atto di fiducia nel destino, o forse una scommessa azzardata sulla psicologia dell’Italia post-bellica.
Ma qualcosa andò storto. O almeno, così sembrò inizialmente: di quelle 5 milioni di copie, se ne giocarono appena 34.423. Era una montagna di carta inutilizzata, un mucchio di sogni non realizzati ammassati negli uffici della Sisal.
Fu allora che nacque uno degli aneddoti più singolari della storia italiana: incapace di destinare al macero quella carta preziosissima (in quegli anni il ricuperò era essenziale), la25 Sisal prese una decisione geniale, o disperata. Distribuì tutte le schedine rimanenti ai barbieri d’Italia. Sì, ai barbieri. Che se ne servirono per pulire i rasoi.
Immaginiamo la scena: i barbieri che strofinano quei foglietti gialli sulla lama lucida, non sapendo di stropicciare il futuro di una nazione. Non sapevano che stropicciavano la speranza di milioni di italiani che, pochi mesi dopo, avrebbero imparato a riconoscere quella stessa carta come il simbolo del cambiamento possibile.
Il primo vincitore e le grandi vincite
Il primo vincitore fu Emilio Biasetti, un impiegato milanese, che il 21 luglio 1946 realizzò una straordinaria sequenza di sei X di fila, incassando 463.146 lire. A uno stipendio mensile che oscillava tra le 11mila e le 13mila lire, quella vincita era l’equivalente di quasi quattro anni di lavoro. Non era solo denaro. Era la promessa che qualcosa poteva cambiare, che la fortuna esisteva, che l’Italia stava tornando a respirare.
In pochi mesi, il fenomeno divenne travolgente. Le giocate toccarono le 13 milioni di colonne – una ogni tre abitanti. Le schedine iniziarono a circolare dai barbieri verso i bar, dalle ricevitorie alle piazze. Diventò un rito domenicale, uno dei pochi momenti in cui un operaio poteva sognare, una casalinga poteva sperare.
Nel 1946 stesso arrivarono le prime super-vincite: quasi 1 milione e 700mila lire per un disoccupato di Genova e una casalinga di Bologna. Nel 1947, il trevigiano Pietro Aleotti, costruttore di bare di professione, conquistò l’astronomico premio di 64 milioni di lire.
L’Italia scoprì il Totocalcio prima ancora che fosse ufficialmente chiamato così. Era ancora Sisal, ancora quella schedina nata nei bar e tornata dai barbieri come una farfalla trasformata dal bozzolo.
Sisal 80 anni e l’eredità del Totocalcio
Nel 1948, lo Stato, compreso il business, nazionalizzò il gioco e gli diede il nome di Totocalcio. Della Pergola intavolò cause, dialoghi, negoziati. Ma il Governo era determinato. La Sisal perse il concorso principale, ma mantenne l’autorità su altri giochi minori come il Totip, basato sulle corse dei cavalli.
Fu una sconfitta, ma non definitiva. Nel 1977 si superò il muro del miliardo di lire: al concorso numero 19, il 31 dicembre, l’unico tredici si portò a casa un miliardo e 185 milioni di lire. L’anno dei record fu il 1993: la vincita più alta il 7 novembre, tre schedine da oltre 5 miliardi e mezzo l’una.
Memorie di carta: Sport Italia restaurata presso la Scuola di Botticino
Oggi, a 80 anni dalla nascita, quei foglietti gialli di Sport Italia – la rivista che accompagnò il primo concorso Sisal – sono tornati al centro dell’attenzione. Ma stavolta non come speranza futura: come memoria da preservare.
Il progetto con la Scuola di Restauro per gli 80 anni di Sisal
Dal 25 al 26 novembre, presso i laboratori della Scuola di Restauro di Botticino a Milano, il progetto “Memorie di Carta” offre al pubblico uno spettacolo affascinante: il restauro dei primi numeri di Sport Italia, curato dagli studenti e dai docenti della scuola, guidati da Michela Di Giorgio (Curatrice dell’Archivio Storico Sisal) e Gaia Petrella (docente restauratrice).
Quei fogli ingialliti dal tempo, rovinati dall’umidità, rattoppati con vecchi nastri adesivi, torneranno leggibili. Torneranno manipolabili. Torneranno testimoni.
È un gesto simbolico di enorme significato: affidare ai giovani restauratori il compito di conservare la memoria di chi è venuto prima. La stessa memoria che una volta, nel caos della ricostruzione, era stata distribuita ai barbieri per pulire i rasoi. Oggi, con sapienza e pazienza, viene riportata alla luce.
Celebrare il passato, guardare al futuro
La Sisal di oggi non è più quella dei barbieri e dei sogni domenicali ingenui. Il Totocalcio ha conosciuto il suo declino negli ultimi decenni. Ma la lezione rimane intatta: un pezzo di carta gialla fu capace di unire una nazione intera nella speranza, di offrire a ognuno la possibilità di sognare diversamente.
Mentre a Botticino i giovani restauratori si chinano delicatamente su quelle pagine fragili di Sport Italia, non stanno solo conservando carta. Stanno preservando l’istante in cui l’Italia credette di poter ricominciare.
E forse, questo è il vero miracolo di Sisal: non i miliardi distribuiti negli anni, non i sogni realizzati, ma il momento in cui una nazione distrutta comprende che il futuro è possibile. Persino su una semplice schedina gialla da 30 lire.
Info:
Scuola di Restauro di Botticino, Via Cosenz 54, Milano.
Progetto “Memorie di Carta” – Sisal e Scuola di Restauro di Botticino.
Alessandro Trani











