Milano Quartiere Bottonuu

«Bisogna turarsi il naso. È un ambiente di case malfamate. Vi si vende di tutto. È una fogna, una pozzanghera. In certi momenti il vicolo delle Quaglie è un pisciatoio […]. Sovente c’è una ressa di soldati che lascia intendere che vi siano nascoste moltitudini di vergini […]. Il chiasso che discende dalla casa a destra dà l’idea che gli uomini e le donne siano calcati in amplessi […]».
Così il giornalista e scrittore Paolo Valera descriveva il Bottonuto nel 1922, nel suo libro “Milano Sconosciuta Rinnovata”. Siamo nel cuore della Milano di fine ‘800, la città del progresso, la città che si sta dando un volto moderno, ma anche la città dalle mille contraddizioni… Fra queste la povertà, la miseria che la rivoluzione industriale non ha sanato, anzi… Da un lato la città borghese sfavillante di luci, dall’altro la città proletaria cupa e disagiata. Situato subito a sud di Piazza del Duomo in corrispondenza dell’attuale Piazza Diaz, il Bottonuto (Bottonuu in dialetto milanese) è stato un antico quartiere meneghino la cui urbanistica risaliva all’epoca romana: fu completamente demolito a partire dagli anni Trenta del ‘900. Era un quartiere pieno di vita in cui convivevano le classi sociali più diverse (dal semplice artigiano al nobile, dall’operaio al proprietario di bottega), diversi rinomati alberghi (tre dei quali ultrasecolari), botteghe, abitazioni a ringhiera, postazioni per il cibo di strada (lo “street food” di oggi…), antiche osterie e ritrovi. Per molti era solo un luogo malfamato, sporco e dedito alla prostituzione. Il Bottonuto balzò agli onori della cronaca quando, il 26 luglio del 1900, l’anarchico Gaetano Bresci, giunto a Milano dall’America per assassinare il re Umberto I, trovò rifugio nell’appartamento della prostituta Alberta Magnani. Per l’ospitalità, l’anarchico pagò 50 marchette (delle fiches che il cliente comprava alla cassa dalla maîtresse e che corrispondevano al prezzo delle prestazioni scelte) senza richiedere nessuna prestazione sessuale. In effetti, nonostante la vicinanza con Piazza del Duomo, il quartiere era degradato e la presenza di numerose case di tolleranza accentuava questa condizione. Il Comune di Milano, per porre fine al degrado ma soprattutto per avere una zona ampia per realizzare edilizia di lusso e uffici, decise di espropriare l’intera area e sottoscrivere una convenzione per la costruzione di un nuovo quartiere. Dagli anni ‘30 iniziò l’opera di demolizione. Purtroppo, anche la Pusterla del Bottonuto, una delle porte minori poste sul tracciato medievale delle mura di Milano, fu demolita insieme a tutto il quartiere di cui oggi rimangono solo testimonianze fotografiche.

Tratto da
24orenews.it Magazine Giugno 2022

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