Gibellina Cretto di Burri Sicilia Occidentale
Gibellina - Il Cretto di Burri

Luoghi, volti e storie di una terra che incanta: la Sicilia occidentale

La Sicilia occidentale è un palcoscenico di armonie contrastanti: il mare che si dissolve nel cielo, la storia millenaria che sussurra al futuro, la terra arsa dal sole che abbraccia vigne generose e tradizioni senza tempo. Di recente, insieme a un gruppo di giornalisti, ho vissuto un viaggio esperienziale tra antichi borghi in provincia di Trapani.

Un’avventura intensa e fugace che ha trovato nella primavera il complice perfetto per cogliere l’essenza di questa terra vibrante. Dalle saline incantate di Marsala all’isola-fenice di Mozia, dal maestoso tempio e l’antico teatro di Segesta, custodi di storie e leggende scolpite nella pietra, ai carretti variopinti del Museo di Calatafimi, ogni tappa si è rivelata un frammento di meraviglia.
Trapani è una delle città più affascinanti della Sicilia occidentale, con il suo centro storico intessuto di arte e leggende. Ci ha accolto come un gioiello scolpito dal tempo. Gibellina, audace e visionaria, ci ha ricordato che l’arte sa rinascere anche dalle macerie, mentre Erice, avvolta nei suoi vicoli medievali, ci ha sussurrato storie di vento e magia. Calatafimi, tra colline sacre e paesaggi da vertigine, ha offerto un ultimo respiro alla bellezza di questo viaggio.

Un percorso che ha intrecciato borghi senza tempo e città simbolo, scenari mozzafiato e natura selvaggia, archeologia enigmatica e musei d’avanguardia, saline scintillanti e cantine in cui il vino racconta il Mediterraneo. Ma è stato soprattutto un viaggio di condivisione, in compagnia di buyer turistici, per scoprire insieme come, in Sicilia, ogni pietra sveli una storia, ogni tramonto dipinga un’opera d’arte e ogni incontro regali un frammento d’autenticità.

Emozione in ogni stagione

«È stata un’importante iniziativa di incoming che ha richiesto molto impegno e molta collaborazione», ha affermato la presidente del Distretto della Sicilia occidentale Rosalia D’Alì durante i saluti al termine del nostro viaggio. «Abbiamo voluto dare sostegno concreto a tutto il comparto turistico, dagli operatori delle strutture ricettive, ai ristoratori e a tutti coloro che operano nel settore. Abbiamo proposto molti itinerari e riscontrato grande entusiasmo. Il supporto dei componenti del CdA, del comitato tecnico, dei soci e degli sponsor tecnici che hanno collaborato è stato decisivo per la buona riuscita della manifestazione e per questo li ringrazio sentitamente. Abbiamo dimostrato che l’area della Sicilia occidentale è una destinazione unica in cui i turisti possono venire tutto l’anno».

Primo Giorno – venerdì pomeriggio nella Sicilia occidentale

Da Trapani a Marsala: il battito antico delle saline
Il nostro viaggio nella Sicilia Occidentale prende il via in un venerdì pomeriggio intriso di luce, con la partenza da Trapani verso sud. Una mezz’ora di strada tra campi dorati dal sole e il riverbero argentato della laguna dello Stagnone ci conduce alle Saline Ettore Infersa, dove il paesaggio si trasforma in meraviglia: distese d’acqua che riflettono il cielo, mulini a vento che sembrano usciti da un sogno, e il profilo dell’isola di Mozia che si staglia all’orizzonte. Siamo nel cuore pulsante della “via del sale”, lungo il tratto di costa che collega Trapani a Marsala, un angolo di Sicilia sospeso tra mare, cielo e memoria.

Qui, i mulini non sono semplici icone da cartolina, ma vere e proprie macchine del tempo, ingranaggi ingegnosi capaci di spostare l’acqua marina da una vasca all’altra, favorendo l’evaporazione e la cristallizzazione del sale.
«Questi giganti di legno sono il cuore delle saline», ci racconta con passione Giacomo D’Ali Staiti, imprenditore e mente visionaria dietro il recupero di questi luoghi incantati. Ci guida all’interno del grande mulino antico del ‘500, dove ogni trave, ogni vite, ogni scricchiolio sembra narrare una storia.

Tra aneddoti e spiegazioni tecniche, D’Ali Staiti, presidente del Distretto Turistico della Sicilia Occidentale, ci svela la magia della “coltivazione” del sale:

«L’acqua si sposta dalle vasche più profonde a quelle più basse, dove il sole e il vento fanno il resto. Ogni vasca è un gradino verso la purezza».

Aperitivo in terrazza: preludio al tramonto della Sicilia occidentale

Con la luce del pomeriggio che si fa più dorata, ci spostiamo su una terrazza panoramica affacciata sulle saline. È qui che ci accoglie la Dott.ssa Rosalia D’Alì, con un caloroso benvenuto e un raffinato aperitivo che inaugura simbolicamente il nostro percorso. Tra bruschette croccanti, insaporite con il sale appena raccolto sotto i nostri occhi, e calici di vino siciliano che profumano di zagara e sole, assistiamo a un tramonto che ha qualcosa di sacro. Le vasche si tingono di rosa e arancio, i mulini si stagliano come sentinelle immobili, mentre il cielo sembra sciogliersi lentamente nel mare.

Le saline in questa parte della Sicilia Occidentale ci appaiono ora come un’opera d’arte viva, mutevole. Terra, acqua e luce si fondono in una sinfonia visiva che ricorda i giochi di colore degli impressionisti. È la luce, in fondo, la vera protagonista di questo luogo: trasforma ogni cosa, accende i riflessi, scolpisce i contorni, accarezza i volti.
Un viaggio in Sicilia occidentale non può dirsi completo senza una tappa qui, dove l’anima del territorio si rivela in tutta la sua potenza poetica. Le Saline Ettore Infersa non sono solo un luogo da visitare, ma un’esperienza da vivere, un respiro lento che rimane dentro a lungo.

In barca verso Mozia: archeologia e gusto sotto le stelle

Ma la giornata non è ancora finita. Quando il sole si appoggia sull’orizzonte della Sicilia occidentale e le saline si vestono d’oro liquido, un piccolo traghetto ci conduce sull’acqua immobile dello Stagnone, diretta verso la magica isola di Mozia. Navigare qui è come attraversare uno specchio d’ambra: il silenzio è interrotto solo dal suono ritmico della spuma del mare e dal fruscio d’ali di fenicotteri rosa e gabbiani reali. Mozia non è solo un sito archeologico: è un frammento di tempo sospeso, un luogo in cui il respiro della storia è ancora vivo.

All’approdo, ci accoglie l’archeologa Pamela Toti nonché direttrice del Museo Whitaker, scrigno di tesori fenici incastonati tra ulivi e pietre millenarie, che custodisce reperti provenienti dall’antica città fenicia di Mozia. La direttrice Pamela ci accompagna durante la visita con racconti di storia del museo e delle sue opere. Fondato da Joseph Whitaker, un ornitologo e archeologo inglese, il museo ospita una vasta collezione di manufatti, tra cui ceramiche puniche, maschere apotropaiche, armi, gioielli e stele.

Ogni sala è una soglia su un mondo perduto, e davanti alla celebre statua del Giovane di Mozia, il tempo sembra arrestarsi. Linee perfette, muscoli tesi in un equilibrio eterno, lo sguardo fiero: «Non è un museo, è un viaggio nel tempo», confida qualcuno, e davvero è così, mentre ci lasciamo incantare dai preziosi reperti che raccontano di rotte antiche, guerre dimenticate, amori lontani.

Cena sull’isola di Mozia nella Sicilia occidentale

La serata si conclude nel segno della bellezza e del gusto, con una cena sull’isola che è molto più di un semplice pasto: è un rito, una celebrazione del territorio. Sotto un cielo trapunto di stelle, i tavoli imbanditi diventano un teatro conviviale. Si comincia con antipasti fragranti: una caponata siciliana dai toni agrodolci e un couscous di verdure e formaggi, armonia di sapori e consistenze. Poi, tra sorrisi e racconti, arriva un dolce che ha il sapore della tradizione: il “cappedduzzo” come si dice da queste parti. Ha la forma di un grande raviolo ed è ripieno di ricotta. Una curiosità: a Trapani lo chiamano “cassatella” e a Mazara del Vallo “raviolo”. Ogni città, un nome diverso; ogni boccone, una carezza. A suggellare il tutto, un Marsala Superiore di rara eleganza, ambrato, profondo, perfetto compagno di fine pasto.

Mozia, al calar della sera, si trasforma in un salotto sotto le stelle, un crocevia ideale dove giornalisti, buyer e narratori di viaggio di diversi Paesi si ritrovano, condividono, sognano. Tra rovine antiche e vini pregiati, la piccola isola fenicia ci regala un’esperienza che sa di eterno. La sua voce, sottile e forte, ci accompagna anche dopo il ritorno sulla terraferma, lasciandoci con la certezza che alcuni luoghi non si visitano: si abitano dentro, per sempre.

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