Viaggio nella storia del ristorante ‘e curti, tra aneddoti e ricette segrete
Ad attenderci nel giardino del ristorante ‘e curti, tra i fornelli e gli antichi utensili che raccontano secoli di tradizione culinaria, troviamo Angela Ceriello e i suoi figli, Vincenzo e Sofia. Prima di sederci a tavola, veniamo invitati a visitare la cucina, offrendoci un viaggio nella storia di ’e curti, tra aneddoti, ricette custodite come segreti di famiglia e piatti che sono veri e propri capitoli di un’eredità gastronomica.
Il racconto del Lacryma Christi: tra leggenda e vino
Mentre assaporiamo deliziosi antipasti della casa accompagnandoli con un calice di quel vino che da secoli incanta palati e anime, Vincenzo ci regala una narrazione che sembra uscita da un antico codice miniato:
«Si dice che queste nostre terre vesuviane fossero così belle da essere un riflesso del Paradiso. Ma quando l’uomo le tradì con la sua superbia, Dio le abbandonò. Cristo, però, non resistette alla vista di tanta bellezza perduta… e pianse. Le sue lacrime, cadute sul Vesuvio, diedero vita a queste vigne. Ecco perché il nostro vino si chiama Lacryma Christi: non è solo un bianco o un rosso, è una preghiera, una rinascita».
“O sicchie ’ra munnezza”: quando il recupero diventa arte
Il pranzo prosegue con “O sicchie ’ra munnezza” – chiamato anche “Spaghetto di Natale” – è un piatto di recupero (avanzi di frutta secca tostata) della cucina povera napoletana, elevato a nuova vita dagli ingredienti campani rigorosamente selezionati da ’e curti:
- nocciola di Giffoni IGP, raro tesoro di Giffoni Sei Casali (Salerno);
- pinoli croccanti;
- uva passa dolce e corposa;
- olive locali e pomodoro vesuviano.
«È nella qualità di ogni singolo elemento che si nasconde l’anima del piatto»,
ci sussurra Vincenzo, con la complicità di chi custodisce un segreto di famiglia.
La Madonna dell’Arco: storia di un pellegrinaggio che unisce
Mentre assaporiamo il piatto successivo (agnello, coniglio o baccalà), Vincenzo ci trasporta in un altro racconto fondamentale per Sant’Anastasia: quello del pellegrinaggio al Santuario della Madonna dell’Arco. «È una tradizione secolare che affonda le sue radici nel XV secolo e che ancora oggi, nel giorno di Pasquetta richiama centinaia di migliaia di fedeli non solo dalla Campania.
I pellegrini, conosciuti come “fujenti” o “battenti”, giungono a piedi, spesso scalzi, vestiti di bianco e rosso, portando con sé ex voto, ceri e simboli della propria fede. Il loro cammino è scandito da canti, preghiere e gesti di penitenza che trasformano il pellegrinaggio in un’esperienza collettiva di profonda spiritualità, ma anche di folklore e appartenenza culturale. È un rito che continua a emozionare e a unire generazioni diverse».
Il ristorante ’e curti non è solo un locale, ma un crocevia di storie. Tra i suoi tavoli si mescolano il profumo del ragù e l’eco dei canti dei pellegrini, il sapore antico del Lacryma Christi e la devozione popolare per la Madonna dell’Arco. Nel congedarci, porteremo con noi il gusto delle nocciole di Giffoni che persiste nel palato e il ricordo delle parole di Vincenzo.
Questo luogo non celebra solo la gastronomia, ma l’anima stessa di una terra dove cibo e fede sono espressioni di una stessa, indomita passione.
I saluti, il rientro (troppo presto)… la nostalgia
Il tempo a ’e curti è volato via tra racconti, sapori e risate. Purtroppo ora ci tocca “scappare” per prendere a Napoli il treno del rientro dal nostro emozionante viaggio in Campania. Ma Angela, Vincenzo e Sofia non ci lasciano andare senza un ultimo, goloso tributo alla tradizione. É un trionfo di dolci artigianali accompagnati dal celebre nucillo – liquore di noci – e dall’irresistibile limoncello, entrambi fatti in casa.
E così, con il gusto delle nocciole e degli agrumi ancora sulla lingua, e il cuore pieno di storie, saliamo sul treno. Ma una cosa è certa: ci accompagna già una grande nostalgia. Presto torneremo per rivivere le esperienze di questo nostro emozionante viaggio!
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“Praesentia”, un’esperienza da vivere… per gustare l’Italia
‘e curti è un’eccellenza della gastronomia italiana, inserita nel progetto “Praesentia – Gusto di Campania. Divina”.











