A Sant’Anastasia, ai piedi del Monte Somma, c’è un luogo dove il tempo si ferma e i profumi della tradizione diventano memoria viva.
Quel luogo si chiama ‘e curti e porta il nome dei fratelli Ceriello, detti così per la loro statura minuta: “i curti”. Ma dietro quel nomignolo affettuoso si nasconde una storia fatta di famiglia, terra, e un amore profondo per la cucina.
Dalla cantina alla cucina del cuore
Tutto ebbe inizio negli anni Cinquanta, quando i fratelli Ceriello decisero di aprire una cantina popolare. Si serviva vino fatto in casa e qualche piatto caldo ai braccianti che tornavano dai campi. Era una cucina povera, contadina, ma cucinata “cu ‘o core”, con quel senso di accoglienza che oggi è diventato raro. Le zuppe di legumi, le minestre, il soffritto, erano preparati con ingredienti semplici e sapori intensi. Chiunque entrasse trovava un bicchiere di vino e un sorriso.
‘e curti: l’arrivo di Angela
Negli anni Ottanta, la figlia di uno dei “curti”, Angela Ceriello, prese in mano le redini della cucina. Con la forza, la dolcezza e la determinazione che solo una donna di cuore sa portare in una cucina di famiglia, Angela trasformò la vecchia cantina in un vero ristorante. Ma non fu un cambiamento di rottura: fu un’evoluzione naturale. Le ricette rimasero quelle della nonna, ma con una cura rinnovata nei dettagli, nei prodotti, nella presentazione.
Angela non ha mai seguito ricette scritte. Cucina a sentimento, a memoria, affidandosi all’istinto e alla tradizione. Si racconta che una volta, in pieno pranzo domenicale, dimenticò di ordinare il pane. Così impastò di corsa delle pagnotte, le infornò, e i clienti le elogiarono più del primo. “È come mangiare a casa di mamma” è la frase che si sente più spesso tra i tavoli.
Il soffritto e il Vesuvio
Attorno a ‘e curti ruotano anche piccole leggende locali. Una delle più amate riguarda il soffritto, piatto simbolo della tradizione napoletana. Si dice che quando Angela lo cucina nei giorni di festa, dal Vesuvio si alzi una leggera foschia rossa: “è il vulcano che si fa venire l’acquolina”, dicono i vecchi del paese. Una di quelle storie che fanno sorridere, ma che raccontano quanto un piatto possa essere radicato nell’anima di un luogo.
Una casa aperta, un teatro di storie
Oggi ‘e curti è molto più di un ristorante. È un luogo dell’anima. Qui si mangia, si ride, si ascoltano tammorre e poesie in dialetto. Artisti, attori, musicisti hanno fatto tappa ai tavoli di Angela, trovando rifugio in una cucina che consola e rigenera. Ogni piatto è un racconto: gli ziti alla genovese, ‘o sicchie ‘ra munnezza, la pasta e patate con la provola, il baccalà fritto, la parmigiana che profuma d’estate.
Angela accoglie ancora i clienti con lo stesso spirito di sempre: uno sguardo dolce, una parola detta in dialetto, una fetta di pastiera fatta con le sue mani.
‘e curti è la prova vivente che le radici, se ben nutrite, sanno fiorire anche nel presente. E che la cucina, quando è fatta con amore, può diventare leggenda.
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Praesentia, un’esperienza da vivere… per gustare l’Italia
‘e curti è un’eccellenza della gastronomia italiana, inserita nel progetto “Praesentia – Gusto di Campania. Divina”.











