Benevento Arco di Traiano
Benevento - Arco di Traiano

Tra le colline che circondano Benevento: itinerario tra arte, storia e sapori del Sannio

Un viaggio  tra le colline del Sannio attorno a Benevento è un’immersione multisensoriale tra spiritualità, arte, mito e gusto. Dalle navate millenarie del Duomo di Sant’Agata de’ Goti alla mistica Chiesa di San Menna, passando per la Rocca dei Rettori e la Chiesa di Santa Sofia, il centro storico di Benevento svela la sua anima longobarda e romana. L’Hortus Conclusus di Mimmo Paladino e il Museo Janua raccontano il dialogo tra contemporaneo e leggenda, mentre l’Arco di Traiano accoglie i visitatori con la sua gloria imperiale. A tavola, la Falanghina, la Mela Annurca IGP e i piatti dello chef stellato Angelo D’Amico celebrano l’identità gastronomica del Sannio, tra cantine scavate nel tufo e sapori che parlano di radici e innovazione.

Sant’Agata de’ Goti: il Duomo che racconta secoli di fede

Nel cuore antico di Sant’Agata de’ Goti, incastonato tra vicoli in pietra e scorci medievali, il Duomo dedicato a Santa Maria Assunta si erge come custode silenzioso di spiritualità e bellezza. Fondato nel VI secolo dal vescovo Sant’Ilario, l’edificio ha attraversato epoche e restauri, mantenendo intatta la sua maestosa struttura basilicale a tre navate, scandite da colonne antiche e capitelli scolpiti che sembrano raccontare storie a chi li osserva.
Scendendo nella Cripta, si entra in un mondo sospeso: costruita in epoca longobarda, è tra le più suggestive del Sud Italia. Le sue piccole colonne, ornate da capitelli finemente lavorati, sorreggono un’atmosfera mistica, amplificata dagli affreschi di scuola beneventana e bizantina che raffigurano Cristo, santi e apostoli. Qui, la fede si fa pietra e colore, in un dialogo silenzioso tra passato e presente.

Dall’interno del Duomo da non mancare una visita al Salone degli Stemmi dell’adiacente Palazzo Vescovile che offre una sorprendente immersione nella memoria episcopale: sulle pareti, stemmi araldici e iscrizioni commemorative tracciano la lunga storia della diocesi, trasformando lo spazio in una vera e propria galleria istituzionale. A impreziosirla, un elegante organo ottocentesco che ne amplifica il respiro liturgico e musicale.
Dal Salone degli Stemmi si accede alla saletta di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, che custodisce una statua del santo, un abito episcopale e altri oggetti legati alla sua missione pastorale. È uno spazio raccolto e intimo, dove la devozione si intreccia con la memoria, offrendo al visitatore un frammento autentico della spiritualità redentorista.

Visitare il Duomo di Sant’Agata de’ Goti significa percorrere un itinerario affascinante tra arte, fede e potere, dove l’eredità longobarda, bizantina e medievale si intreccia con la vitalità della tradizione cattolica campana. Un luogo che non si limita a essere ammirato: si ascolta, si respira, si vive.

San Menna: il respiro romanico del Taburno

Nel cuore dell’antico borgo, dove il tempo sembra rallentare tra pietre millenarie e silenzi sacri, sorge la Chiesa di San Menna, un gioiello romanico che racconta secoli di fede e arte. Un tempo consacrata a San Pietro, fu voluta dal conte Roberto di Alife e solennemente dedicata il 4 settembre 1100 da papa Pasquale II. Oggi, è tra le più preziose testimonianze dell’architettura medievale dell’Italia meridionale.
Entrando, si percepisce subito la forza della storia: il presbiterio conserva ancora il suo impianto originario, leggibile e intatto, mentre il pavimento in opus sectile – il più antico della regione – richiama con eleganza la basilica desideriana di Montecassino. Ma è nel culto che la chiesa trova la sua anima: tra il 1102 e il 1107, vi furono traslate le reliquie di San Menna, eremita del Taburno vissuto nel VI secolo, trasformando l’edificio in meta di pellegrinaggio e devozione.
La facciata, preceduta da un atrio barocco settecentesco, introduce a un interno solenne, scandito da tre navate che si chiudono in absidi semicircolari. A colpire è il portale, dove un’iscrizione latina ammonisce il visitatore a lasciare fuori i peccati: un invito antico, inciso nella pietra, che ancora oggi vibra come un sussurro spirituale.

Benevento: dalla capitale sannita al crocevia longobardo

In età preromana Benevento, con il nome osco di Malventum, fu l’insediamento più rilevante della tribù sannitica degli Irpini. Il territorio sannita fu teatro di una delle più umilianti sconfitte romane: la battaglia delle Forche Caudine del 321 a.C., dove i Sanniti di Gaio Ponzio costrinsero i Romani intrappolati a passare “sub iugum” (sotto il giogo), disarmati e con una sola veste. Gaio Ponzio pronunciò le celebri parole: “Inermes cum singulis vestimentis sub iugum missurum” (“Li avrebbe fatti passare sotto il giogo privi di armi e con una sola veste per ciascuno“).

Curiosità storica
Gaio Ponzio consultò il padre Erennio Ponzio prima di decidere cosa fare dei Romani. Il padre suggerì di liberarli o sterminarli, ma non umiliarli: la scelta intermedia avrebbe avuto conseguenze nefaste. Il comandante sannita ignorò il consiglio, e Roma non dimenticò. L’umiliazione fu tale che l’evento venne ricordato per secoli come uno dei momenti più infamanti della storia militare romana, al pari della disfatta dell’Allia e della battaglia di Canne.
Questo episodio ha dato origine all’espressione “passare sotto le forche caudine”, simbolo di sconfitta e mortificazione. La Valle Caudina, stretta tra Taburno e Partenio, conserva ancora oggi la memoria di quell’evento: la sua conformazione naturale, con gole e passaggi obbligati, ha reso il territorio strategico per secoli. Arechi II, principe longobardo, ne intuì il valore e ne rafforzò il presidio, integrando vie, chiese e contrade in una rete difensiva e spirituale. Anche dopo lo spostamento della capitale del ducato da Benevento a Salerno, la valle mantenne un ruolo chiave nei collegamenti tra Tirreno e Adriatico. I borghi di Arpaia, Forchia e Montesarchio, con le loro contrade rurali e alture boschive, raccontano una continuità storica che unisce epoche e poteri, tra imboscate, pellegrinaggi e visioni politiche. Un paesaggio che parla, ancora oggi, di orgoglio, resistenza e memoria.

Da Maleventum a Beneventum

Nel 275 a.C., i Romani al comando del console Manlio Curio Dentato sconfissero il re Pirro: il nome da Maleventum venne cambiato in Beneventum. Importante snodo viario, in età romana era attraversata dalla via Appia ed era punto di partenza della via Traiana. La città conserva l’Arco di Traiano, tra gli archi onorari meglio conservati al mondo.
Nel 571 i Longobardi fondarono il ducato di Benevento, che divenne una delle città più potenti d’Italia per circa 300 anni. La chiesa di Santa Sofia, patrimonio UNESCO, testimonia questa epoca d’oro.

Museo Strega Alberti e il ”cuore longobardo di Benevento”

Il nostro itinerario dedica in visita di mezza giornata nella città campana, partendo dal Museo della storica azienda Strega Alberti, per proseguire nel centro storico lungo Corso Garibaldi. Qui, tra gli altri punti di interesse, si trovano la Rocca dei Rettori, la Chiesa di Santa Sofia e il suggestivo Museo delle Streghe.

Nel regno dello Strega: dove liquore e letteratura si incontrano

Oltrepassare la soglia del Museo Storico Alberti di Benevento è come aprire un libro di storia, di magia e di imprenditoria, tutto in uno. Il viaggio nella storia di famiglia inizia dal vero patriarca, Carmine Vincenzo Alberti, che acquisì la ricetta originale a metà ‘800. Fu suo figlio, Giuseppe Alberti, a fondare l’azienda nel 1860, che trasformò l’intuizione in un successo industriale. L’azienda, un raro caso di gestione familiare plurisecolare, è oggi guidata dal Presidente e AD Giuseppe D’Avino, continuando la discendenza Alberti attraverso la linea femminile.

L’arrivo di Fortunato Depero

Il viaggio prosegue in un tripudio di storiche pubblicità. Qui, tra i manifesti liberty, spicca un capitolo d’arte: nel 1930, fu il celebre futurista Fortunato Depero a ricevere l’incarico di creare una nuova immagine per l’Azienda Strega Alberti. I suoi schizzi preparatori, vibranti di energia e forme dinamiche, sono lì a testimoniare un’audace intuizione di marketing: associare un liquore tradizionale all’avanguardia artistica. Una proposta che, sebbene poi declinata per la produzione definitiva, rimane un gioiello nel patrimonio dell’azienda.

La ricetta segreta

Ma il cuore del mistero batte altrove: la ricetta segreta. Si sussurra sia composta da oltre 70 erbe e spezie. La loro precisa identità e proporzione è un segreto gelosamente custodito, probabilmente tramandato solo per via orale all’interno della famiglia.

Il Premio Strega

Ed ecco la sorpresa: in questo tempio del liquore, troneggia la letteratura. Nel 1947, la famiglia Alberti fu tra i fondatori del Premio Strega, il più ambito riconoscimento letterario italiano. Il museo ospita una collezione di tutti i libri vincitori.

L’itinerario si conclude con la visione dei moderni impianti di produzione, dove alchimia e tecnologia si fondono. Qui, dopo l’infusione delle erbe, il liquore matura in grandi botti di rovere. Uscendo, si ha la sensazione di aver scoperto non solo una ricetta, ma un’identità. Quella di una famiglia che ha distillato il mito in un liquore, e ha avuto il coraggio di mescolarlo con l’inebriante elisir della parola scritta.

Rocca dei Rettori

Proseguendo nel nostro percorso, tra archi romani e vicoli che profumano di pietra e memoria, si giunge in Piazza IV Novembre, dove la Rocca dei Rettori domina con la sua imponenza discreta. Conosciuta anche come Castello di Benevento, questa fortezza è molto più di un monumento: è il simbolo identitario della città, un palinsesto di pietra che racconta secoli di potere, arte e trasformazioni. Voluta nel 1321 da Papa Giovanni XXII come sede dei governatori pontifici – i “Rettori” – la Rocca nasce con funzione amministrativa e di controllo sul territorio, ma affonda le sue radici in epoche ben più antiche.
Il basamento ingloba mura romane e un mausoleo imperiale, mentre il massiccio torrione angolare, noto come “Torre della Catena”, risale all’epoca longobarda. L’insieme architettonico è un affascinante mosaico di stili: il corpo centrale conserva linee gotiche, mentre la facciata, ricostruita dopo il terremoto del 1688, vibra di barocco campano. La Rocca dei Rettori  racconta, dalla sua posizione dominante, sette secoli di storia di Benevento, unendo stratificazioni romane, medievali e barocche.

Oggi, la Rocca è un luogo vivo e pulsante. Al suo interno si trova la Sezione Storica del Museo del Sannio, che custodisce reperti dall’età pre-romana all’Ottocento. Ceramiche, sculture, epigrafi e testimonianze restituiscono il volto profondo del territorio. Gli spazi ospitano anche gli uffici della Provincia, a conferma della vocazione civica e istituzionale che la Rocca ha mantenuto nei secoli.

Basilica di San Bartolomeo e Chiesa di Santa Sofia

Benevento Chiesa di San BartolomeoMentre ci allontaniamo dalla Rocca, ci prepariamo a immergerci nel cuore più antico e mistico di Benevento. Il nostro cammino, sospeso tra storia e spiritualità, ci conduce lungo il centralissimo Corso Garibaldi, dove incontriamo la Basilica di San Bartolomeo, patrono della città. Edificata nel 1726, accoglie le reliquie dell’apostolo, giunte da Lipari nell’839, custodite con devozione. La sua elegante facciata barocca invita alla quiete, mentre l’interno, sobrio e raccolto, sussurra storie di fede e memoria.

Ma ora, lasciamo alle spalle questo angolo di contemplazione: ci attende la millenaria Chiesa di Santa Sofia, autentico scrigno longobardo. Un luogo dove il tempo sembra essersi fermato.

Immaginate… Siamo nel 762 d.C. Il duca longobardo Arechi II, desideroso di dare alla sua capitale un simbolo di potere e fede, decide di erigere una chiesa. Ma non una chiesa qualunque: vuole un gioiello architettonico che rivaleggi con splendore con la sua omonima a Costantinopoli. E così nasce questo capolavoro.
Oltrepassando la sua facciata barocca, che nasconde un segreto millenario, ci ritroviamo in un ambiente unico al mondo. La pianta è un mistero risolto dalla geometria: un nucleo centrale esagonale, che simboleggia la forza, è circondato da un deambulatorio anulare, che invita alla meditazione e al cammino. Alzate lo sguardo: i pilastri e i capitelli sono un collage di ricordi, perché Arechi II non si fece scrupoli a reimpiegare materiali di spoglio da edifici romani preesistenti, in un dialogo continuo tra passato pagano e presente cristiano.
Un riconoscimento mondiale: non dimentichiamo che nel 2011 questo complesso è stato proclamato Patrimonio dell’Umanità UNESCO, un sigillo che attesta la sua importanza unica per l’intera umanità.

Hortus Conclusus: quando l’arte contemporanea incontra l’anima antica

A due passi da Corso Garibaldi, in fondo al pittoresco Vico Noce, si apre un luogo dove il tempo sembra sospeso. L’Hortus Conclusus è un’installazione realizzata nel 1992 da Mimmo Paladino, maestro della Transavanguardia Italiana, insieme agli architetti Roberto Serino e Pasquale Palmieri, in uno degli orti del Convento di San Domenico.
Varcare l’ingresso di questo giardino chiuso è come entrare in un mondo parallelo, un’opera d’arte a cielo aperto dove arte, storia e natura generano uno spettacolo davvero mistico, specie al tramonto. Il cavallo di bronzo con maschera d’oro si erge sul muro di cinta dominando dall’alto, evocando il mito del cavallo di Troia. Lo scudo infisso nel pavimento, da cui zampilla acqua, sembra caduto dal cielo come nella leggenda di Numa Pompilio. Tra le sculture si trovano conchiglie e teschi di bue, che sembrano fossili riaffiorati dal passato, collegando l’opera all’antica storia di Benevento. Questi elementi invitano il visitatore a perdersi nel giardino, a contemplare i legami tra arte e vita, tra storia e mito. Non perdetevi questa gemma contemporanea che dialoga con duemila anni di storia sannita.

Janua – Streghe, stemmi e silenzi

A conclusione del nostro itinerario culturale nel centro storico di Benevento, tra pietre che parlano e memorie stratificate, ci lasciamo sorprendere da un luogo dove la storia si tinge di leggenda e suggestione. Nel cuore di Benevento, tra vicoli che custodiscono antichi segreti, sorge infatti Janua – Museo delle Streghe, un luogo dove storia e leggenda si fondono in un’esperienza sensoriale unica.
Il museo racconta i misteri delle celebri “janare”, le streghe del Sannio, attraverso installazioni multimediali, suoni, luci e ricostruzioni che avvolgono il visitatore in un’atmosfera sospesa tra magia e realtà. Un viaggio tra riti, simboli e superstizioni che affonda le radici nel Medioevo, quando Benevento era considerata la capitale italiana della stregoneria. Imperdibile la lettura de “I confini del mondo magico” di Mario De Tommasi e Maria Scarinzi, che svela storie, curiosità e credenze di un territorio dove il mistero è ancora vivo e affascina viaggiatori da tutto il mondo.

Prima di lasciare la città, passiamo davanti all’imponente Arco di Traiano che, eretto nel 114 d.C. per celebrare l’apertura della via Traiana, oggi accoglie i visitatori con rilievi finemente scolpiti che narrano la gloria imperiale e il legame tra Roma e Benevento.

E dopo lo splendore dell’arte, il rito della tavola

Un viaggio nel Sannio non può dirsi completo senza averne assaporato l’anima più autentica, quella che si svela attraverso i suoi prodotti iconici: la croccante e profumata Mela Annurca IGP, i formaggi pecorini e caprini d’alpeggio, i salumi a base di suino casertano (come il prosciutto di Pietraroja), i legumi della Valle Telesina e l’olio extravergine da olive autoctone. È una cucina radicata nella tradizione contadina e montana, dove ogni piatto racconta una storia di territori aspri e passioni genuine.

Le soste golose

Cantina Mustilli – Sant’Agata de’ Goti

Un luogo affascinante dove poter degustare la Falanghina e altri vini prodotti in queste zone del Sannio è la Cantina Mustilli di Sant’Agata de’ Goti. È proprio il luogo dove è “rinata” la Falanghina. Famiglia di viticoltori dal 1500, i Mustilli hanno scritto la storia. Qui nel 1979 è nata la prima Falanghina in purezza al mondo, per intuizione di Leonardo Mustilli.
L’Esperienza di Degustazione. Si visitano le cantine secolari scavate a mano nel tufo, un labirinto suggestivo che scende fino a 16 metri. Le degustazioni, guidate dalle figlie Paola (accoglienza) e Anna Chiara (enologa), raccontano questa rivoluzione enologica. È possibile abbinare i vini a prodotti locali.
Curiosità sul Sottosuolo. Le cantine Mustilli sono la punta di diamante di un sistema unico. Il centro storico di Sant’Agata poggia su un “sottosuolo gallerizzato”, un reticolo di cantine naturali scavate nel tufo, che garantiscono una temperatura costante ideale per l’affinamento. Un patrimonio geologico e storico vivente.

Per una degustazione che è un viaggio nella cucina d’autore

A coronamento del nostro itinerario nel cuore del Sannio, la Locanda Radici dello chef stellato Angelo D’Amico – di Mellizzano (BN) – ci accoglie come un abbraccio elegante e genuino. Un’esperienza che eleva i sapori del territorio a forma d’arte, dove la tradizione contadina dialoga con l’alta cucina. Il viaggio dei sensi spazia dal raffinato uovo croccante con mozzarella di bufala e tartufo nero, ai sorprendenti bigoli acqua e farina alla mela annurca e mandorle, fino alle sontuose candele al ragù di nonna Lucia, omaggio alle radici familiari. L’apice è l’agnello Laticauda in quattro cotture, sintesi perfetta di tecnica e passione, per concludere con la dolce poesia della ricotta soffiata con caramello salato, mela annurca e nocciola. Il tutto accompagnato da vini d’eccellenza che raccontano, calice dopo calice, l’identità di questa terra: dal Coda di Volpe Sannio DOP alla Barbera del Sannio DOP fino all’Agostinella IGP Beneventano.

Alessandro Trani

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